Benvenuti nel canale ufficiale di Crismer La Pignola!
👨💻 Chi sono:
Sono Crismer La Pignola, Software Engineer, Formatore e Speaker.
La mia missione? Creare un ponte tra generazioni per promuovere un uso consapevole dei media digitali, coinvolgendo educatori di ogni ordine e grado e ragazzi.
🎯 Cosa troverai qui:
✅ Cultura ed educazione digitale: Impara a navigare il mondo dei social media con consapevolezza.
✅ Didattica innovativa: Scopri come sfruttare le tecnologie per insegnare e apprendere in modo interattivo e creativo.
✅ Risorse per educatori e professionisti: Strumenti pratici per guidare i giovani nel distinguere tra vita reale e digitale.
🔵 Perché questo canale?
Il web e i media digitali sono diventati parte integrante della nostra vita. È fondamentale per gli adulti assumere un ruolo guida per comprendere e gestire quella sottile linea che separa il virtuale dal reale.
✨ Iscriviti e unisciti a me in questo viaggio verso un futuro digitale più consapevole!
Crismer La Pignola
Nel nuovo episodio una chiacchierata con la Prof.ssa Luisa Treccani. Una conversazione che attraversa didattica, valutazione, governance, burocrazia, formazione docente ed etica dell’innovazione.
>>>Perché vietare non basta<<<
Usare senza consapevolezza è rischioso. Governare è la vera sfida educativa.
Tu cosa ne pensi?
hashtag#scuola hashtag#ia hashtag#didattica hashtag#educazionedigitale hashtag#culturadigitale
1 month ago (edited) | [YT] | 1
View 0 replies
Crismer La Pignola
Mi avete rovinato la vita per cinque anni, senza mai imparare nulla!
Questo approfondimenti vuole essere uno spunto per aprire un dibattito molto importante su Scuola, disagio, microspazi digitali e responsabilità educativa: un’analisi accompagnata da riferimenti teorici e strumenti per educatori, docenti e genitori.
È la frase scritta da un ragazzo prossimo all’esame di maturità.
Possiamo fermarci agli insulti e giudicarla come una manifestazione di maleducazione. Oppure possiamo chiederci che cosa stia cercando di comunicare attraverso quella rabbia.
In questo approfondimento analizzo il messaggio da una prospettiva pedagogica, emotiva e comunicativa, considerando anche il ruolo dei microspazi digitali nei quali oggi gli adolescenti costruiscono relazioni, esprimono il disagio e negoziano la propria identità.
Quando la rabbia diventa un linguaggio
Pedagogicamente, non stiamo leggendo soltanto un’esplosione di rabbia.
Potremmo trovarci davanti al risultato di una stanchezza accumulata nel tempo. In situazioni simili, la rabbia può diventare l’emozione attraverso cui trovano voce frustrazione, paura, senso di inadeguatezza, delusione e, talvolta, solitudine.
Con il suo lavoro sull’intelligenza emotiva, Daniel Goleman ha contribuito a portare al centro del dibattito educativo la capacità di riconoscere, comprendere e regolare le emozioni. Le emozioni non sono semplicemente un ostacolo da eliminare. Sono informazioni che ci parlano della relazione tra una persona, ciò che sta vivendo e il significato che attribuisce alla propria esperienza.
Il compito educativo, quindi, non è reprimere la rabbia né reagire immediatamente con una sanzione morale. È aiutare il ragazzo a riconoscerla, darle un nome e trasformarla in un linguaggio più consapevole.
La domanda non dovrebbe essere soltanto:
Perché questo ragazzo è così arrabbiato?
Ma anche:
Quale bisogno sta cercando di esprimere attraverso questa rabbia?
Quando il disagio diventa visibile: i microspazi digitali come nuovi ambienti di espressione emotiva
C’è poi un ulteriore livello di lettura che considero fondamentale.
I ragazzi non vivono più il disagio esclusivamente nella sfera privata. Lo rendono visibile, lo condividono e lo affidano agli ambienti digitali che abitano quotidianamente: chat WhatsApp, gruppi di classe, storie, messaggi vocali, piattaforme social e spazi di conversazione online. Possiamo considerarli microspazi digitali: luoghi apparentemente informali, spesso percepiti come privati o circoscritti, ma che rappresentano a tutti gli effetti ambienti sociali e relazionali.
Non sono semplici strumenti attraverso cui passa una comunicazione. Sono luoghi nei quali si costruiscono legami, si cercano conferme, si negozia la propria immagine, si esprimono emozioni e si definisce una parte della propria identità.
I microspazi digitali sono diventati nuovi ambienti di espressione emotiva, identitaria e relazionale.
Tuttavia, sarebbe impreciso affermare che in questi spazi emergano sempre le emozioni più autentiche. Anche la comunicazione digitale è influenzata dal pubblico immaginato, dal desiderio di essere riconosciuti, dalle reazioni del gruppo e dalle modalità espressive proprie di ogni piattaforma. Uno sfogo può essere autentico e, nello stesso tempo, amplificato dal contesto comunicativo nel quale viene prodotto.
La risorsa completa che trovi sul mio Patreon, comprende:
l’analisi pedagogica e dal punto di vista comunicativo del messaggio;
il contributo di Goleman, Dewey, danah boyd, Turkle, Floridi, Bauman, Andreoli e Pellai;
il concetto di networked publics;
la distinzione tra comprensione e giustificazione;
domande di lavoro per educatori e docenti;
un possibile modello di risposta educativa;
bibliografia completa in formato APA.
>>>>>>Risorsa riservata agli iscritti della community.
1 month ago (edited) | [YT] | 1
View 0 replies
Crismer La Pignola
Ciao, ti do il benvenuto nella mia nuova community su YouTube! Ora puoi pubblicare post anche sul mio canale. Per iniziare, scrivi in un post cosa vorresti vedere sul canale.
Visita la mia community: youtube.com/@crismerlapignola/community
3 months ago | [YT] | 0
View 0 replies
Crismer La Pignola
Nel corso di alcuni studi per una ricerca accaddemica ho letto alcuni articoli in cui si afferma che il Problem Based Learning e il Project Based Learning dovrebbero essere proposti in maniera continuativa nei processi formativi, in quanto l’apprendimento, nell’era digitale, non è più basato prevalentemente sull’acquisizione di conoscenze consolidate, ma sulla trasformazione di ciò che si conosce e sulla capacità di affrontare fenomeni emergenti di cui si sa ancora poco.
Questa affermazione, a mio avviso, mette in luce una tensione profonda tra quanto la ricerca educativa sostiene ormai da tempo e ciò che accade nella maggior parte dei contesti scolastici, in particolare nella scuola secondaria di primo e secondo grado. Se l’apprendimento è sempre più chiamato a misurarsi con la complessità, l’incertezza e il cambiamento, appare evidente che un modello didattico centrato prevalentemente sulla trasmissione e sulla verifica di conoscenze stabili risulta strutturalmente inadeguato.
Da studi scientifici sull'apprendimento si è compreso che “ l’apprendimento non è più basato sulla conoscenza ma sulla trasformazione”. Con questo non si sta negando il valore della conoscenza in sé.
Ma si sta però mettendo in crisi un paradigma storico della scuola, secondo cui apprendere significava:
- accumulare contenuti;
- interiorizzare saperi stabili;
- riprodurre correttamente conoscenze considerate consolidate.
Questo modello aveva senso in un mondo:
- relativamente stabile;
- in cui il sapere evolveva lentamente;
- in cui la scuola poteva realisticamente “preparare per il futuro” trasmettendo un patrimonio di conoscenze durature.
Oggi, nell'era digitale:
- le conoscenze sono abbondanti, accessibili, instabili;
- molte competenze diventano rapidamente obsolete;
In questo scenario, apprendere non significa tanto sapere qualcosa, quanto essere in grado di:
- trasformare ciò che si sa;
- ricombinare le conoscenze;
- affrontare situazioni nuove con strumenti non ancora del tutto definiti.
È in questo senso che Problem Based Learning e Project Based Learning assumono un valore strutturale, non metodologico.
Questi approcci:
- partono da problemi aperti;
- mettono lo studente di fronte a situazioni non completamente note;
- richiedono interpretazione, decisione, assunzione di responsabilità.
Quando si parla di “scoperta di innovazioni adatte a fenomeni emergenti di cui si sa ancora poco”, si sta dicendo una cosa molto radicale a mio avviso:
la scuola dovrebbe preparare anche a ciò che non conosciamo ancora.
Questo è incompatibile con una didattica:
- rigidamente disciplinare;
- centrata sulla spiegazione frontale;
- orientata prevalentemente alla verifica nozionistica.
Una didattica che a mio avviso è ancora radicata nel contesto attuale.
Apprendere oggi significa:
- trasformare informazioni in conoscenza;
- trasformare conoscenze in competenze;
- trasformare competenze in azioni situate.
E qui ci sarebbe molto da dire sugli studi del Prof Rivoltella con gli EAS 'Episodi di Apprendimento Situato'...
Per concludere:
la ricerca educativa parla ormai chiaramente di apprendimento come processo trasformativo, orientato alla gestione della complessità e dei fenomeni emergenti. Tuttavia, osservando la situazione scolastica attuale in generale, sembra (toglierei anche il sembra) che la scuola continui a funzionare prevalentemente secondo un paradigma trasmissivo, centrato sull’acquisizione e sulla verifica di conoscenze consolidate.
La pandemia ha rappresentato un acceleratore tecnologico (definito giustamente Big Bag), ma non ha prodotto una reale trasformazione del modello didattico.
Mi chiedo quindi quanto e come il sistema scolastico stia realmente recependo queste indicazioni teoriche, e quali siano, secondo voi, gli ostacoli principali a una diffusione autentica di approcci come il Problem Based Learning e il Project Based Learning?
Abbiamo parlato anche di blended learning, argomento che ho trattato nel mio elaborato. Ma quale Istituto oggi sta applicando queste metodologie?
Questa riflessione, volutamente provocatoria, intende coinvolgere tutti in un esercizio di consapevolezza collettiva, invitando a interrogarsi su una responsabilità che va oltre il singolo docente.
Non sono soltanto gli insegnanti a essere chiamati in causa, ma soprattutto le scelte politiche e istituzionali che, nel tempo, hanno contribuito a frammentare i saperi, a indebolire la coerenza dei percorsi formativi e, in molti casi, a lasciare intere generazioni di studenti prive di un orizzonte educativo chiaro, integrato e orientato al senso.
In questo quadro, risuonano con particolare forza le parole del professor Galimberti, che utilizzo come chiusura e monito: «La demotivazione, generata da un modello didattico inadeguato, diventa la base di un disinteresse totale».
Una affermazione che richiama la necessità urgente di ripensare la scuola non solo nei suoi strumenti, ma soprattutto nelle sue finalità culturali, formative ed esistenziali.
Grazie.
5 months ago (edited) | [YT] | 0
View 0 replies
Crismer La Pignola
L’Australia ha approvato una legge che vieta l’accesso ai social media ai minori di 16 anni.
Non una proposta. Non una sperimentazione. Una legge.
In questo episodio di Oltre il Digitale analizzo cosa c’è davvero dietro questa decisione:
le evidenze scientifiche, i limiti della ricerca, il ruolo degli algoritmi e il rischio che il divieto diventi una scorciatoia educativa.
Non è una puntata “pro o contro”.
È un’analisi critica di un passaggio storico che riguarda tutti noi: genitori, insegnanti, professionisti, decisori.
Il punto non è solo se vietare sia giusto.
Il punto è cosa succede se vietiamo senza educare.
Tutte le fonti complete, in formato accademico, sono disponibili nel post di approfondimento su Patreon. Trovi al link indicato di seguito l’intero podcast.
🔗www.patreon.com/posts/148014672?utm_campaign=posts…
6 months ago (edited) | [YT] | 0
View 0 replies
Crismer La Pignola
🎯 Viviamo in un’epoca straordinaria: abbiamo messo in mano ai nostri figli uno smartphone prima ancora di capire davvero come funziona. La tecnologia corre, Internet evolve, e con essa nascono nuove opportunità… ma anche nuovi rischi.
Cyberbullismo, sexting, revenge porn, adescamento online: parole che fino a pochi anni fa non esistevano nel nostro vocabolario quotidiano, e che oggi rappresentano sfide concrete per genitori, educatori e professionisti.
Il vero ostacolo?
Siamo la prima generazione adulta chiamata a guidare i giovani in un territorio in cui non abbiamo alcuna esperienza pregressa. È come dover insegnare a nuotare mentre stiamo ancora imparando a stare a galla. È normale sentirsi disorientati, spaesati, o addirittura impotenti davanti a comportamenti che a volte sembrano “stupidi”, impulsivi o inspiegabili. Ma il mondo digitale non è un capriccio: è il nuovo spazio di socialità, identità, esplorazione e crescita.
🔥 La domanda allora diventa inevitabile:
Da dove comincio? Come mi muovo? Quali regole servono davvero?
Segui il video a questo link e dimmi cosa ne pensi...Qui sotto nei commenti puoi esporre le tue riflessioni, il tuo pensiero critico.
👉 www.patreon.com/posts/percorso-per-e-144929982?utm…
7 months ago | [YT] | 0
View 0 replies
Crismer La Pignola
In questo breve intervento ho provato ad offrire strumenti concreti per agire nel mondo digitale in modo responsabile.
Ho presentato il “decalogo digitale” aiutando così i ragazzi a comprendere come prevenire e affrontare situazioni di bullismo online: dal rispetto delle emozioni al corretto uso dei social, dalla consapevolezza del rischio all’importanza di chiedere aiuto, fino all’uso dell’intelligenza artificiale come supporto per individuare messaggi offensivi o comportamenti a rischio.
Con esempi pratici e linguaggio chiaro, ho mostrato che l’AI può essere sia un alleato sia una sfida, se usata senza criterio, e ha incoraggiato i ragazzi a riflettere prima di condividere contenuti, imparando a distinguere tra scherzo e violenza.
🔗👉www.patreon.com/posts/perche-parlare-e-140649709?u…
7 months ago | [YT] | 1
View 0 replies
Crismer La Pignola
Sei d'accordo sull'importanza del patto educativo tra scuola e famiglia? Quanto ritieni sia fondamentale la collaborazione dei genitori? Scrivimelo qui sotto.
Insieme al Prof.@andreacartotto
8 months ago (edited) | [YT] | 0
View 0 replies
Crismer La Pignola
🔥Quindicenne torturato dalla baby gang, l’esperta: “Giovani abituati all’odio tra social, tv e videogiochi”.
La ricercatrice di psicologia dello sviluppo di UniTo, Tatiana Begotti: «Importante dire no. Ai ragazzi serve avere dei limiti. Gli adulti filtrino i contenuti aggressivi»
🔗Link all'articolo:
www.lastampa.it/torino/2025/11/05/news/baby_gang_m…
L’articolo sostiene che i videogiochi (insieme a tv e social) siano parte di un insieme che favorisce l’abitudine alla violenza, l’esposizione non mediata, la normalizzazione dell’aggressione, soprattutto in contesti giovanili fragili. Tu cosa ne pensi?
8 months ago (edited) | [YT] | 0
View 0 replies
Crismer La Pignola
Si parla sempre più spesso e giustamente di #IA, ma poco forse si conosce di una delle sue evoluzioni più interessanti rappresentata dagli 'agenti'. Sai di cosa si tratta? Li hai giù utilizzati o hai sperimentato nel tuo lavoro?
Condividi la tua esperienza o scrivimi cosa ti interesserebbe sapere in particolare.
Aspetto di leggerti.
8 months ago | [YT] | 1
View 0 replies
Load more