Orticoltore, formatore e consulente specializzato in orticoltura, agroecologia e agroforestazione.

Il mio lavoro si muove al confine tra le dinamiche degli ecosistemi, la microbiologia del suolo e un'agricoltura pragmatica su piccola scala.

Mi occupo di progettazione e gestione di paesaggi produttivi, assecondando i processi naturali e utilizzando l'osservazione ecologica per aiutare comunità e aziende a produrre cibo in maniera efficace e rigenerare il territorio.

Su questo canale puoi trovare video dalle mie aziende (Living Soil Garden, in Inghilterra, adesso chiusa) e OrtoForesta (a Firenze, che gestisco con la mia compagna Tessa), contenuti di formazione e di divulgazione, come il Podcast Pionieri

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Agroecologist, market gardener, and educator
I explore ways to manage thriving, productive landscapes by mindfully engaging with natural processes—translating complex ecological observation into the daily reality of feeding a community.


Dario Cortese

Corso di Agroforestazione Rigenerativa qui a Ortoforesta la scorsa settimana.
Questa volta ho provato una formula diversa, con più momenti interattivi e con una potatura di gruppo per osservare la gestione di un sistema già avviato nelle sue varie componenti: alberi da frutto, arbusti e alberi da supporto, erbacee.

Per chi fosse interessato, ripeteremo lo stesso corso in occasione delle potature autunnali, il 20 Settembre. Info a cortesedario.com/corsi-presenza

1 day ago | [YT] | 16

Dario Cortese

Se qualcuno fosse interessato, si è liberato un posto per il corso di agroforestazione del 3 Maggio! Iscrizione a ortoforesta.it/corsi-in-presenza

1 week ago | [YT] | 18

Dario Cortese

🚜 Nella prossima stagione, il 60% delle semine di @ortoforesta sarà composto da ibridi F1. Questo cambio di rotta rispetto al nostro standard segue i risultati inconfutabili dei test autunnali: nel nostro sistema rigenerativo, molti F1 hanno garantito un’uniformità e una resistenza alle malattie superiori. Dobbiamo essere onesti con i dati di campo, anche quando mettono in discussione i nostri ideali.

🧬 Gli F1 nascono dall'incrocio di due linee parentali pure. Questo genera il cosiddetto "vigore ibrido", ma ha un costo: i semi della generazione successiva non manterranno le stesse caratteristiche.

⚠ Per produrre questi ibridi, i selezionatori usano spesso la Maschiosterilità Citoplasmatica (CMS), rendendo la linea "madre" sterile. Questo crea un collo di bottiglia genetico. A differenza delle varietà a impollinazione libera (OP) o delle Landraces — che si evolvono insieme al terreno — un F1 è geneticamente statico. Non ha la variabilità necessaria per adattarsi e la sua dominanza impoverisce il patrimonio genetico agricolo del pianeta.

💰 I semi F1 costano spesso molto più degli OP. La nostra selezione per questa stagione si è concentrata su sapore e uniformità, ma l'industria solitamente privilegia resa e adattabilità industriale. Tuttavia, il costo più profondo è politico: gli F1 creano una dipendenza dalle multinazionali, rompendo la tradizione del seme come risorsa della comunità. Il coltivatore smette di essere un custode e diventa un consumatore, dipendente da input esterni.

🗣️ Gli F1 puntano alla centralizzazione. In questo, sono strumenti di un sistema che preferisce il controllo alla sovranità alimentare. Il pericolo è la dipendenza cieca. Perché usarli allora? Perché crediamo sia possibile usare uno strumento senza sottomettersi alla sua logica. Li useremo per snellire temporaneamente i processi in questa stagione, ma senza ipocrisie: ci assumiamo la responsabilità di questa contraddizione.

📉 Siamo vigili sul rischio che una misura d'emergenza diventi un protocollo permanente, quindi puntiamo a scendere al 20% entro il 2027. Lo stato "rigenerativo" di un'azienda agricola si misura dalla sua direzione, non da una foto istantanea. Il nostro orizzonte resta fisso sugli OP e sullo sviluppo delle nostre landraces.

🌱 Prima di valutare e giudicare, ricordiamoci che la maggior parte del cibo che mangiamo è prodotto da aziende che comprano le piantine da vivai, e i vivai trattano al 95% ibridi F1. Anche tra le piccole aziende rigenerative, in pochissimi ci auto-produciamo le piantine.

🫘 A proposito di popolazioni evolutive, stiamo lavorando su fagioli Borlotti e Snowcap, sui piselli mangiatutto, sul mais Sunset e sul pomodoro Costoluto giallo!

2 months ago | [YT] | 68

Dario Cortese

🌱 Amici, orticoltori e appassionati, ecco il calendario 2026!
Sono felice di presentare la nostra nuova offerta formativa a Firenze. Quest'anno abbiamo strutturato tre percorsi per accompagnarvi passo dopo passo nel mondo dell'Agricoltura Rigenerativa e dell'Ortoforestazione.

Che tu parta da zero o voglia approfondire tecniche complesse, c'è un posto per te nel nostro orto:
1️⃣ Orticoltura Rigenerativa - Corso Base (17 Maggio) Impara a creare un orto no-dig. Vedremo progettazione, semine e come gestire le piante rispettando la vita del terreno.

2️⃣ Orticoltura Rigenerativa - Corso Avanzato (24 Maggio / 11 Ottobre) Per chi vuole fare sul serio: focus su irrigazione, gestione parassiti, consociazioni e pianificazione colturale per un orto produttivo e sano.

3️⃣ Ortoforestazione (3 Maggio / 20 Settembre) Unire alberi e ortaggi è possibile? Sì, ed è potente! Scopri come progettare policolture agroforestali resilienti.

📅 Le iscrizioni sono aperte!

👇 PROGRAMMA COMPLETO?
ortoforesta.it/CORSI

2 months ago | [YT] | 10

Dario Cortese

Nei sistemi sintropici, la potatura viene utilizzata per imitare i disturbi naturali dell'ecosistema, come l'erbivoria (pascolo) o i danni da tempesta. Potando una pianta di supporto, l'agricoltore crea un "gap" (varco) temporaneo e gestito nella struttura dell'ecosistema.

Le osservazioni sul campo suggeriscono che questo disturbo intenzionale avvii una reazione a catena benefica. Mentre il beneficio fuori terra — un maggiore accesso solare per gli strati inferiori — è ben compreso, l'ipotesi di lavoro dell'agricoltura sintropica postula che una parte significativa del beneficio derivi da un "impulso" di risorse e segnali innescato nel sottosuolo, che stimola teoricamente l'intera comunità vegetale circostante.

In questo articolo discuto il mio punto di vista su questa ipotesi, citando diverse fonti che sembrano supportarla. Buona lettura!

it.cortesedario.com/post/l-ipotesi-dell-impulso-ra…

2 months ago | [YT] | 37

Dario Cortese

🗣️ C'è una discussione ricorrente nel nostro settore secondo cui le aziende agricole che si affidano ai WWOOFer o ai volontari sarebbero insostenibili e minerebbero la credibilità dell'agricoltura rigenerativa progessionale. Secondo questa logica, se un'azienda non può permettersi di pagare stipendi pieni per ogni ora di lavoro, è un modello di business fallimentare che non dovrebbe esistere.

💸 Trovo questa critica, prima ancora che infondata, ironica - perché ignora il fatto che l'agricoltura industriale sia sostenuta da massicci sussidi statali (PAC) e da prezzi calmierati dei carburanti — sostegni invisibili che permettono alle grandi aziende di abbassare i costi nonostante le loro inefficienze ecologiche. Per le piccole fattorie che operano fuori da questa bolla di sussidi, l'energia dei volontari può essere vista come un utile contrappeso. Stiamo scambiando energia non rinnovabile con lavoro, e macchinari con mani umane. In un mercato che penalizza pesantemente l’agricoltura manuale, il modello del volontariato è spesso uno dei modi più efficaci per velocizzare la rigenerazione del paesaggio ecologico e sociale.

🤝 Un’altra accusa è quella che il volontariato tolga lavoro a veri operai agricoli. Ma questo si basa sul falso presupposto che un volontario e un dipendente siano unità intercambiabili. Non lo sono. Un WWOOFer non è un lavoratore sostitutivo; è uno studente e un membro temporaneo della comunità. Ciò che viene scambiato non è solo lavoro per denaro, ma assistenza in cambio di formazione, vitto e alloggio.
Se il volontariato non fosse un’opzione, non sostituiremmo il WWOOFer con un dipendente pagato; semplicemente smetteremmo di ospitare e lavoreremmo di più noi, o ridimensioneremmo la nostra azienda. Il risultato non sarebbe un aumento di posti di lavoro, ma meno accesso alla terra e alla conoscenza. Non so voi, ma noi stiamo cercando di coltivare un'"ecologia della libertà", dove le relazioni sono definite dal mutuo appoggio piuttosto che solo da un contratto.

👩‍🌾 Alcuni sostengono che, poiché soltanto chi è privilegiato può permettersi di lavorare gratis, questo sia semplicemente "turismo rurale" per figli di papà.
Ma questo argomento difende inavvertitamente proprio la logica capitalista che vorrebbe criticare: presuppone implicitamente che il denaro sia l'unico mediatore legittimo di valore.
Scambiando esperienza, cibo e alloggio in cambio di manodopera, permettiamo a una persona di vivere senza vendere il proprio tempo al miglior offerente. Questo non sostituisce il lavoro stipendiato; al contrario, è un gesto di un rifiuto della schiavitù salariale. Il piccolo agricoltore non deve per forza essere un datore di lavoro che gestisce dipendenti.
Nel mio caso, io credo nel mutuo aiuto, non nella ratifica statale - di nulla, men che meno delle collaborazioni tra persone adulte.
Accogliendo volontari, non stiamo sfruttando nessuno, ma stiamo condividendo i 'mezzi di produzione' - terra e competenze. Non è turismo; è un tentativo di radicale ridistribuzione delle competenze. Alla fine di un tirocinio, il WWOOFer si porta a casa tanto quanto quanto ha dato - se non di più!

👨‍🏫  Chiamarlo sfruttamento, o nuova schiavitù, come alcuni fanno, è paradossale. Formare un volontario comporta un investimento immenso, di tempo e cura. Io personalmente sono immensamente orgoglioso delle ore che passo a spiegare, correggere, condividere. È per questo che a Ortoforesta accogliamo soltanto tirocinanti a lungo termine. Investiamo generosamente nelle prime settimane affinché ogni persona possa sentirsi parte integrante del progetto. Una volta in grado di svolgere una mansione, alcuni diventano dei veri e propri colleghi.

🛠️ Questo crea uno strato di resilienza difficile da misurare in denaro. Un’impollinazione incrociata di competenze in cui ingegneri, artigiani, artisti, filosofi - tutti contribuiscono. Si instaura una relazione simbiotica: loro ottengono accesso alla terra e alla conoscenza, e la fattoria cresce in intelligenza, adattabilità e resilienza.

📜 Vale anche la pena ricordare che questi scambi sono totalmente legali. Strutture come il WWOOF è un’associazione riconosciuta che facilita lo scambio formativo, non il lavoro subordinato. Esiste per colmare il divario tra vita urbana e realtà rurale. Equiparare un tirocinio strutturato allo sfruttamento significa fraintendere la distinzione fondamentale tra un dipendente e un apprendista.

🌱 Questa distinzione è vitale, perché - non so voi - ma il mondo nel quale vorrei lavorare è fatto di sforzi comunitari su piccola scala, che coinvolgono meno spostamenti di denaro e più scambio di risorse e competenze. In quanto orticoltore, vendere prodotti è quasi marginale rispetto alla missione di rigenerare il ruolo del cibo nelle nostre interazioni ecosistemiche. Se perdo un cliente perché decide di andare a coltivarsi il cibo da solo, ho avuto successo. Allo stesso modo, se perdo un apprendista perché va a fondare la sua fattoria, gioisco. Non tornerà a comprare un prodotto o a lavorare, ma per scambiare consigli, piante ed esperienza.

4 months ago | [YT] | 76

Dario Cortese

🧑‍🌾 Di recente ho ricevuto molti commenti su un post in cui sostenevo che le piccole aziende agricole siano più efficienti di quelle grandi e meccanizzate, e che senza i sussidi statali questa realtà sarebbe innegabile. Sebbene la risposta sia stata in gran parte positiva, alcune reazioni mi hanno fatto capire che il concetto di efficienza è profondamente frainteso.

🚜 L'efficienza è una grandezza termodinamica: il rapporto tra il lavoro svolto e l'energia richiesta per farlo. Spesso diamo per scontato che, poiché una macchina è più veloce, sia automaticamente più efficiente. Abbiamo questa percezione perché far funzionare una macchina è finanziariamente più economico che assumere una persona. Ma se analizziamo le calorie invece del denaro, la logica si inverte.

📉 Prendiamo l'esempio di spostare 1 m³ di compost (500 kg). Manualmente, una persona in forma può farlo in 30 minuti. Bruciando circa 250 kcal, spendo circa 1 Megajoule (MJ) di energia biologica. Un piccolo trattore, per fare lo stesso lavoro, può arrivare a bruciare fino a mezzo litro di diesel. Con una densità energetica del diesel di ~36 MJ/litro, la macchina consuma 18 MJ. Termodinamicamente, la macchina "efficiente" è diciotto volte più dispendiosa del corpo umano.

💸 Perché allora la via meccanica è percepita come quella più conveniente? Perché misuriamo in denaro, non in energia. La nostra economia sussidia il carbonio fossile, rendendo artificialmente economici milioni di anni di energia solare accumulata. Al contrario, l'energia umana è costosa — non per leggi fisiche, ma per scelta politica.

👥 La "fatica" fisica è spesso un peso solo perché è solitaria. Se quel mucchio fosse spostato da cinque persone, il carico sarebbe trascurabile. Ma i sistemi fiscali scoraggiano il lavoro distribuito. Il carico fiscale e l'attrito burocratico per impiegare cinque persone sono esponenzialmente più alti delle tasse su un singolo litro di diesel. Siamo incentivati a centralizzare la potenza in una macchina piuttosto che distribuire il lavoro.

🌱 Questo potrebbe implicare che un modello con più persone per ettaro non sia solo eticamente desiderabile, ma fisicamente più conveniente — ovvero, efficiente.

❓ La vera domanda da porci è: efficiente in relazione a che input e output? Energia, tempo, soldi, fatica?

4 months ago (edited) | [YT] | 66

Dario Cortese

🗣️ Ultimamente, nel movimento dell’agricoltura ecologica su piccola scala, sento parlare molto spesso di efficienza. Lasciatemi sviluppare un ragionamento su questo tema. Portate pazienza, perché un discorso un po’ lunghetto.

🏡 Molti di noi hanno la sensazione che, essendo piccoli agricoltori, facciamo fatica a stare in piedi economicamente perché non abbiamo accesso alle economie di scala. E perché non possiamo – o meglio, scegliamo di non – usare scorciatoie come i fertilizzanti sintetici e i pesticidi, che ci farebbero spendere poco e produrre tanto.

🚜 Guardiamo ai grandi, alle monocolture meccanizzate, e pensiamo che per loro sia tutto più facile. I loro modelli ipersemplificati sembrano più efficienti e, sul libero mercato, sembrano avere un vantaggio netto. Così, per difendere i nostri modelli complessi e diversificati, ci appelliamo spesso alle esternalità. Facciamo notare che noi non produciamo solo cibo, ma qualcosa di più sano, più nutriente, e che nel farlo rigeneriamo il suolo, l’ecosistema, le comunità.

❌ C’è un problema grosso in questo ragionamento: è sbagliato alla radice. Le grandi aziende agricole non sono più sostenibili delle nostre, neanche se guardiamo solo all’efficienza economica. Sembrano sostenibili solo perché sono tenute in piedi da sussidi e politiche che le favoriscono. Il loro modello è intrinsecamente inefficiente.

☝️ Sto per fare un’affermazione che ai più sembrerà non giustificata - ma ragionate con me, e vi prometto che se le volete, alla fine, vi porterò un po’ di evidenze a supporto.

👩‍🌾 Le piccole fattorie (forse, dico forse, dovremmo smettere di chiamarle aziende agricole!) – dove il compost si spala a mano e i concimi chimici a basso costo sono sostituiti dal letame o da piante di supporto gestite con fatica e manodopera – potrebbero essere, nei fatti, il modello più efficiente. Così come sono, senza inventarci meccanizzazioni estreme e acrobazie gestionali. A parità di condizioni esterne, le economie di scala delle grandi monocolture non bastano per competere con noi. E se il mercato fosse davvero libero e le politiche meno centralizzate, questo sarebbe evidente a tutti.

💹 Ci ritroviamo spesso in questo vicolo cieco: dobbiamo tenere i prezzi bassi per competere con la grande distribuzione e l’agricoltura convenzionale. E falliamo. E pensiamo che la ragione del nostro fallimento sia il fatto che siamo troppo piccoli per le economie di scala e che i nostri metodi richiedono tante ore lavoro (costose) invece che carburante (più economico).

⚙️ Per uscire da questo problema, cerchiamo di "ottimizzare" le nostre “aziende”. Inventiamo attrezzi per lavorare più veloci, semplifichiamo i sistemi agroforestali per evitare di “perdere tempo a potare”, deleghiamo la produzione di semi e piantine perché farlo da noi costerebbe di più, ecc. Così facendo, scivoliamo lentamente verso una versione solo leggermente più etica dell'agricoltura industriale.

🏘️ Stiamo combattendo contro un fantasma. I prezzi convenzionali sono tenuti artificialmente bassi dalla politica e dai sussidi. E perché le politiche centrali favoriscono le immense monocolture meccanizzate? Perché sono controllabili. Basta leggersi le argomentazioni storiche di James C. Scott in Seeing Like a State.

🏛️ In molti casi – la Russia sovietica è l'esempio da manuale, ma anche la Tanzania, Burma e molti altri – imporre la standardizzazione e l'industrializzazione del mondo rurale è stato uno strumento esplicito di controllo. Chi comandava si rendeva conto che questi modelli enormi erano meno efficienti delle piccole proprietà, eppure continuava a sovvenzionarli. Perché il controllo era più importante dell'efficienza.

🌿 Personalmente, sono convinto che il nocciolo sia questo: controllo e centralizzazione. Gli ecosistemi funzionano in modo complesso, distribuito. I sistemi agricoli (e sociali) che imitano la natura vinceranno sempre su quelli centralizzati, semplicemente perché seguono le leggi della fisica e dell'evoluzione.

🤑 Accettando la logica del mercato, che ci fa credere di dover diventare più efficienti - stiamo interiorizzando una forma di oppressione molto subdola. Ci stiamo sfruttando da soli, al fine di sostenere un modello centralizzato e governabile da lontano. Stiamo cercando di cambiare noi stessi perché ci hanno convinti che siamo noi ad essere sbagliati.

🌱 Amici, colleghi, mi e ci invito a osservare questo fatto. Possiamo rendere le nostre aziende efficienti, ottimizzate e snelle quanto vogliamo, ma questo non cambierà la sostanza. Perdiamo perché le regole del gioco sono scritte per farci perdere. Se un giorno smetteremo di essere "economicamente insostenibili", sarà probabilmente perché saremo diventati controllabili come tutti gli altri, o perché l'intero sistema sociale sarà cambiato.

🤸‍♂️ Credo sia nostra responsabilità spingere per questo cambiamento sistemico, iniziando col mettere in discussione questa tendenza a efficientare le nostre aziende a discapito della complessità.

⚔️ L'efficienza è un'arma di lotta di classe. Serve a spingere il produttore indipendente verso il lavoro stipendiato. Nel caso dell’agricoltura, non è soltanto un’arma, ma anche una bugia. Se vogliamo sopravvivere, dobbiamo smettere di cercare validazione in un mercato costruito in questo modo.

🥕 Non dico che non dobbiamo migliorare le nostre fattorie. Ma forse dovrebbero funzionare per noi – per il nostro benessere, per la nostra felicità. Non devono allinearsi a criteri che sembrano necessari per far tornare i conti ma che sono, in realtà, ingranaggi di un controllo centralizzato.

👩‍🌾 E probabilmente non basterà nemmeno questo – ma questa è un'altra storia (puramente politica).

5 months ago | [YT] | 195

Dario Cortese

Ascoltatore di Pionieri, come ti definiresti?

8 months ago | [YT] | 22

Dario Cortese

Grazie al mitico ‪@GioelePofferi‬ per questo video girato lo scorso Aprile!

1 year ago | [YT] | 6