Gedi Visual è il "dipartimento multimediale" del Gruppo Gedi e si occupa della produzione di video, live e on demand, e della sperimentazione di formule e contenuti.


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Sul nostro canale trovate una playlist dedicata a Natalia Ginzburg, mentre sul sito del Visual Lab di Gedi è online uno speciale dedicato.

Lo trovate a questo link👇
lab.gedidigital.it/gedi-visua...

A partire da oggi esce una collana in edicola con Repubblica e la Stampa ripercorre mezzo secolo di scrittura di una delle più grandi voci della nostra letteratura.

Per raccontare l'eredità di Natalia Ginzburg abbiamo fatto un viaggio nelle sue parole, con l'aiuto delle immagini, dei "suoi" luoghi, del critico letterario Domenico Scarpa e di sei scrittrici che a lei sono molto legate.

4 years ago | [YT] | 5

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Dal 3 maggio hanno riaperto i Musei Vaticani: 7 chilometri di percorso
espositivo per 20mila opere. Sono il terzo museo più visitato al mondo
(dati The Art Newspaper) dopo il Louvre di Parigi e il Metropolitan di
New York. Alla vigilia di questa data tanto attesa, Repubblica vi regala
un viaggio che non potreste fare nemmeno da lunedì prossimo:
immaginatevi clavigeri del Papa e seguite con noi Gianni Crea nel
"bunker delle chiavi", prendete 12 chiavi e andate a chiudere le sale
deserte e silenziose al tramonto partendo dal Cortile della Pigna e
arrivando a Cappella Sistina, Stanze di Raffaello, passando per le
gallerie delle Carte geografiche, delle Carrozze e dei Candelabri, il
Museo Pio Clementino, la Scala del Bramante e persino due "magazzini"
mai aperti al pubblico ricchi di centinaia di teste e piccoli unici
resti. Un viaggio con gli occhi delle nostre telecamere che parte alle
18.30 e finisce alle 21.45 di una sera di aprile, a ridosso del
coprifuoco, mentre il sole tramonta su Roma per un timelapse imperdibile
.

4 years ago | [YT] | 0

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La solitudine non è un obbligo

4 years ago | [YT] | 0

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Addio maestro del restauro

4 years ago | [YT] | 2

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La più grande squadra del mondo

4 years ago | [YT] | 1

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L'estate delle distanze. Abbiamo scelto l'opera vincitrice del contest: un racconto di Simona Mancusi.
A Simona i nostri complimenti e la telecamera Zoom Q8. A tutti i partecipanti il nostro ringraziamento e un "seguiteci per nuovi contest".
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Tornerà il sole di Simona Mancusi.

Sorrisi coperti, occhi smarriti, mani che non si toccano più. Giorni colmi di inquietudine. Sguardi sospettosi. La vita che rallenta. La paura che spazza via la spensieratezza. Cuori sospesi alla ricerca di risposte. Bollettini di guerra che arrivano come spregiudicate sentenze.

Mentre sono seduta alla stazione ad aspettare il treno, scrivo versi sulle note del cellulare. Così, per mettere nero su bianco le mie sensazioni. Scrivere è il solo modo che conosco per esprimermi. Mi guardo intorno, vedo persone sedute tutte distanti l’una dall’altra, con i volti coperti da mascherine di ogni tipo. Una signora ne ha una a pois, uguale ai suoi pantaloni. Ecco che così, questo pezzo di tessuto che siamo costretti a portare sul volto ogni giorno, anziché mortificare, diventa un mezzo per esaltare la propria personalità. Dall’altro lato del binario vedo un uomo scendere da un vagone. Di sotto una ragazza ad attenderlo. Si salutano timidamente, quasi impacciati. I loro corpi non si toccano.
Quando arriva il nostro treno, io e gli altri viaggiatori, ci disponiamo in file ordinate e a me viene un pó da sorridere pensando alle corse e agli spintoni a cui eravamo abituati fino a qualche mese prima. A quanto pare il covid ci ha liberati dell’impazienza. Prendo posto vicino al finestrino. Il mio viaggio sarà lungo, guardare il panorama mi aiuterà sicuramente a rilassarmi. Apro la borsa e afferro il biglietto di carta che mia madre mi ha consegnato prima della partenza. Lo stringo forte tra le mani come fosse un amuleto. Si fa spazio in me una preghiera soffocata, l’impacciata speranza che tutto possa andare per il meglio.
“Scusi signorina sa dove posso trovare il gel detergente?”, mi domanda la donna con la mascherina a pois. Mi guardo intorno prima di risponderle, poi le indico la bottiglia del gel posizionata a fianco alla porta d’entrata.
“Bene- continua lei sollevata- senza non mi sento sicura”.
“La capisco perfettamente”, ammetto sincera. Anch’io ho paura e tramite questi piccoli rimedi mi illudo di trovare la salvezza.

“Che la nostra vacanza abbia inizio. Covid noi non ti temiamo”. Sento urlare ad una delle fermate. Mi sveglio di colpo. Senza neppure accorgermene mi ero addormentata. Due ragazze sono appena salite sul vagone e anziché prendere posto se ne stanno ferme a girare un video, parlando a voce alta dei loro progetti per le vacanze. “Stasera festa in spiaggia”, esclama una delle due con tono di voce eccitato. “Fantastico, finalmente potrò sfoggiare il vestito che ho comprato il mese scorso”, risponde l’altra.
Come vorrei avere un pó della loro spensieratezza. Ripenso a quattro mesi prima. Alle sirene dell’ambulanza che una notte di marzo hanno portato via mio padre, alla sua febbre che non accennava a diminuire, alle notizie frammentarie che io e mia madre ricevevamo ogni giorno dall’ospedale, al funerale al quale non abbiamo potuto partecipare. Cerco di riscuotermi. Mi ero ripromessa di allontanare i brutti pensieri, ma quant’è difficile! Se per alcuni sembra che il covid non sia mai esistito, per altri è una ferita profonda che non smetterà mai di sanguinare.

Quando arrivo a destinazione resto seduta nel treno finché non vedo scendere tutti. La signora con la mascherina a pois fa lo stesso. “Meglio mantenere le distanze”, esclama, ma poi appena scende dal vagone si avvicina ad una donna e la saluta con un bacio sulla guancia...”È proprio l’estate delle contraddizioni”, penso tra me e me. Tiro fuori il biglietto con l’indirizzo che mi ha dato mia madre e alla fine decido di rimandare a domani. Non sono pronta a rivedere mio nonno. Non ho contatti con lui da dieci anni. L’ultima mia estate quì l’ho trascorsa quando ero soltanto un adolescente, subito dopo la morte di mia nonna…poi quel litigio. Quel rumore assordante della porta d’ingresso sbattuta. L’ira di mio padre. I borsoni preparati in fretta ed io che incredula lasciavano la casa del nonno, inconsapevole del fatto che non ci avrei più fatto ritorno insieme alla mia famiglia. Non mi sono mai stati chiari fino in fondo i motivi di quella lite, del perché mio padre abbia deciso di tagliare per sempre i ponti con quelle che erano le sue radici. Tutto era avvolto nel mistero, finché mia madre non mi ha chiesto di fare questo salto nel passato.
“Vanessa devi andare da tuo nonno- mi ha detto- so che tuo padre vorrebbe così. Da tempo nutriva il desiderio di riappacificarsi con lui, ma per orgoglio non l’ha mai fatto. Adesso tocca a te compiere quei gesti che lui non ha mai trovato il coraggio di compiere”. Io, seduta sul divano, ho annuito. D’altronde come avrei potuto rifiutarmi di esaudire l’ultima preghiera dell’uomo che più ho amato al mondo?

Cammino per strada. È primavera, i prati sono coperti di fiori. Trovo tante persone distese sull’erba che sorridono. Le donne sono tutte vestite di bianco e indossano graziosi cappelli di paglia. Faccio due passi avanti. Davanti a me si materializza il mare. È già estate. Vedo giovani correre sulla spiaggia e bambini giocare in acqua. Io continuo a camminare. I miei capelli ondeggiano al vento e mi sento felice. Tutto intorno a me sprigiona luce. Altre due passi avanti. Percorro un piccolo sentiero circondato da alberi. All’improvviso il mio corpo inizia ad essere coperto di foglie e i miei piedi sentono freddo. Cerco di tornare indietro, ma oramai ho il corpo paralizzato a causa delle foglie diventate pesanti. Riesco a muovere soltanto gli occhi e mi accorgo che l’atmosfera intorno a me è cambiata. Il clima è diventato tetro. Osservo in lontananza, oltre il sentiero. Posso ancora vedere il mare, ma adesso è vuoto. Non ci sono più bambini che giocano in acqua e i giovani sulla spiaggia hanno tutti il volto coperto. Urlo. Mi sveglio di soprassalto. Un'altra notte Un altro incubo. Respiro forte. Lontana da casa, in questa stanza d’albergo, mi sento persa. Vorrei tornare indietro, ma non posso, so che devo andare fino in fondo. Mi affaccio alla finestra. Non vedo nulla, soltanto fari che illuminano le strade vuote, però sento in lontananza una musica arrivare da uno dei locali sulla spiaggia. Che strana estate. Il divertimento contrapposto alla paura. La voglia di andare avanti e l’impossibilità di dimenticare ciò che è stato. Penso a una favola che da piccola mi raccontava mio padre. “C’era una volta un villaggio chiamato estverno- mi diceva- dove le stagioni si susseguivano in base al libero arbitrio dei suoi abitanti. Se mancava il freddo il capo del villaggio, il dottor tempo, saliva su una lunga scala che arrivava fino al cielo e con le sue braccia muscolose allontanava le nuvole, permettendo al sole di tornare. Se invece il caldo era eccessivo e la siccità ostacolava le coltivazioni, il dottor tempo portava le nuvole davanti al sole, facendo in modo che piovesse. Vanessa combatti per quello che vuoi davvero- mi ripeteva sempre- se manca il sole nella tua vita portacelo tu e fai sparire le nubi”.
Non so perché ci sto pensando adesso. Forse perché ho un’incredibile nostalgia di lui.

L’indomani mattina prima di andare da mio nonno scendo a fare un giro sulla spiaggia. È lontana soltanto poche centinaia di metri dall’ albergo. Mi sfilo di dosso i sandali e passeggio a riva. L’odore di questo posto mi è familiare. Ricordo i castelli di sabbia costruiti con i miei cugini, i tentativi di mio padre di insegnarmi a nuotare, a me che avevo il terrore di infilare la testa sott’acqua, i pranzi di mia nonna, le risate in veranda, le buffe dispute tra mio padre e mio zio ogni volta che giocavano a carte. Allora si che era tutto perfetto. Solo che non lo sapevo.
Appena vedo che la spiaggia inizia ad affollarsi decido di andare a cercare mio nonno. Non ho più scuse per rimandare. Dopo aver chiesto informazioni ad alcuni passanti, mi addentro nel viale che porta alla sua villetta. Il mio cuore batte all’impazzata e mi sento venir meno la saliva. Guardo in varie direzioni, sperando di riconoscere la casa, ma i miei ricordi sono troppo confusi. Alla fine qualcosa cattura la mia attenzione. Intravedo una villetta di un azzurro consumato dal tempo. Tra tutte quelle che ci sono in zona è la più trascurata, ma davanti alla porta c’è una cinquecento beige vecchio modello, con il tettuccio nero. La riconosco subito. È quella con cui andavamo tutti insieme al mare! Suono il campanello. Guardo oltre le grate del cancello, sembra che non ci sia nessuno, poi vedo la porta di casa che lentamente inizia ad aprirsi ed eccolo lì mio nonno. Mi rivolge uno sguardo carico di sospetto, poi mi viene incontro e stringe gli occhi per osservarmi meglio.
“Nonno”, esclamo. Non riesco a trovare altre parole.
Lui, dopo un attimo di indecisione, apre il cancello e dimenticandosi delle regole mi abbraccia. Sprofonda la sua testa sulle mie spalle iniziando a singhiozzare. Io faccio lo stesso.

Mi tuffo in acqua e nuoto facendomi trasportare dalle onde. Penso a mio padre, mi sembra di sentire ancora la sua voce. “Dai Vanessa buttati. Non avere paura. Noi siamo pesci nati per nuotare, uccelli nati per volare e uomini nati per superare qualsiasi ostacolo”. Mi fermo. Intorno a me ci sono dei ragazzi su un battello e una bambina che con i suoi braccioli nuota, emulando i fratelli più grandi. Nessuna mascherina, nessuna regola. Per un attimo mi sembra di respirare di nuovo aria di normalità. Agito una mano e saluto mio nonno seduto a riva. Mi sta guardando e sembra felice. Non so perché, ma all’improvviso inizio a ridere, da sola, qui in mezzo al mare. Immagino di vedere arrivare il dottor tempo, salire fino al cielo con la sua lunga scala e scacciare via tutte le nubi.

Simona Mancusi

5 years ago (edited) | [YT] | 21

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L'estate delle distanze: domani i risultati del contest.

5 years ago (edited) | [YT] | 15

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Autore di fumetti, illustratore e regista. Gipi ci ha raccontato in diretta come e perché ha iniziato a disegnare, di come si passa dalla matita al cinema e come nascono le sue storie . Poi ha risposto a tutte le vostre domande. Vi siete persi la diretta? Eccola qui

5 years ago | [YT] | 0

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Matteo, Martina, Lorenzo, Boris, Tobia. C’è chi studia videomaking, chi web design o digital fabrication. Tutti hanno scelto mestieri creativi digitali per il loro futuro. Sono gli studenti della "Scuola Futuro Lavoro" di Milano, il primo istituto post diploma in Europa nato per aiutare i ragazzi con la sindrome di Asperger a inserirsi nel mondo del lavoro. In questo video raccontano e spiegano cosa vuol dire oggi avere l'Asperger, quali sono le difficoltà, le sfide e gli obiettivi di un ragazzo di vent'anni

5 years ago | [YT] | 0

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Palermo, 1989: mentre a Berlino veniva giù il Muro, scoppiava l'Intifada palestinese e a Pechino, in piazza Tienanmen, il partito comunista fronteggiava la prima rivolta aperta in diretta mondiale, a Palermo i morti ammazzati nelle strade spingevano le marce contro la mafia e nella facoltà di Lettere e Filosofia nasceva la Pantera, il movimento studentesco che dalla Sicilia si diffonderà in tutta Italia.

6 years ago | [YT] | 1