Qualche giorno fa passeggiavo per Roma e mi sono soffermato a osservare quante micro-attività popolino la città.
Vetrine che espongono abiti all’ultima moda, bancarelle colme di libri usati dal fascino intramontabile, piccoli negozi di souvenir.
C’è qualcosa, però, che più di tutto mi colpisce: la cura. La cura con cui, a fine giornata, queste persone ripongono la loro merce in scatole o al sicuro dietro una saracinesca. Perché quegli oggetti, così piccoli agli occhi di chi guarda, per loro rappresentano molto di più: sono lavoro, dignità, sostentamento.
Qualche giorno fa, sotto i portici di Piazza Vittorio, un anziano si è avvicinato invitandomi a comprare un limone.
Per un istante ho pensato che la sopravvivenza e la dignità di quell’uomo potessero dipendere proprio da quel limone. Forse era per questo che lo teneva tra le mani con tanta delicatezza e lo riponeva con cura nella cesta a fine giornata, con la speranza di venderlo il giorno successivo.
Tornando a casa, riflettevo su noi esseri umani: su come, in fondo, la nostra sopravvivenza dipenda dai doni che la vita ci offre. Su quanto sia importante prendercene cura e sulla nostra capacità di metterli a disposizione degli altri, per migliorare la loro esistenza — e, inevitabilmente, anche la nostra.
Sono pronto per uscire e andare a presentare il mio corso di public speaking, quando mi fermo a osservare il mio appartamento.
Nel salone vedo una palla da basket ormai sgonfia, un aereo giocattolo probabilmente degli anni ’80, una bottiglia di gin riconvertita in vaso, libri in diverse lingue allineati sulla mensola. In quel momento penso: “questa è vita che si aggiunge alla vita”.
Qualche anno fa ho trasformato questa casa in un appartamento turistico, limitandomi all’essenziale: letti, comodini, sedie, divano, tavolo, frigorifero, lavastoviglie, piano cottura e tutto ciò che serve a rendere vivibile uno spazio.
Poi, con il tempo, è successo qualcosa di normale ma curioso: le persone che lo hanno abitato, anche solo per pochi giorni, hanno lasciato tracce del loro passaggio. A volte le ho conservate, altre le ho eliminate.
Oggi, quando mi fermo a guardare questi spazi, mi rendo conto che l’identità di quell’appartamento è una combinazione di elementi, di esperienze con cui sono entrato in contatto e che ho scelto di mantenere tra quelle quattro mura.
E, in fondo, è ciò che accade a ognuno di noi: siamo la somma delle nostre esperienze, dell’interpretazione che diamo loro e di ciò che decidiamo di trattenere o lasciare andare.
Sono nato nel 1978, il 5 febbraio per la precisione, e sono cresciuto in una realtà molto diversa da quella di oggi.
Noi negli anni ’80 vivevamo la strada. Le partite di calcio con i cancelli delle case come porte, le sfide infinite a nascondino che ci portavano a scoprire posti meravigliosi – e a volte anche un po’ pericolosi – e il giardino del vicino con quel meraviglioso albero di ciliegio su cui ci arrampicavamo senza pensieri.
Negli anni ’90 è arrivata l’adolescenza e con lei la piazza. Ad Acquapendente abbiamo una piazza bellissima, dedicata a Girolamo Fabrizio. Era il nostro punto di ritrovo: sotto il loggiato era quasi impossibile trovare posto a sedere perché tutta la gioventù si riversava lì. Ci si incontrava, si chiacchierava, si facevano nuove conoscenze. Era semplicemente il nostro modo di stare insieme.
Poi è arrivata l’università... a Perugia. Nei miei ricordi è una grande festa: ragazzi e ragazze da tutta Italia che si ritrovano nello stesso posto, chi per studiare, chi per divertirsi, ma tutti con la voglia di condividere qualcosa.
Sapete cosa mi manca di quegli anni? La gente.
Mi manca il contatto con le persone. Guardarsi negli occhi. Parlare dal vivo. Condividere tempo e idee nello stesso spazio.
Avere un lavoro online, vivere in un paese bellissimo come la Spagna – che però non è il tuo –, avere due bambini meravigliosi che riempiono le tue giornate… tutto questo, a volte, ti porta a passare molto tempo da solo.
Apprezzo profondamente ciò che ho. Ma riconosco anche che qualcosa mi manca.
Mi manca il contatto umano. Quello vero. Poter guardare in faccia le persone che scelgo e che mi scelgono. Quelle con cui lavoro o con cui mi piacerebbe costruire qualcosa.
Per questo ho deciso di creare Momentum ovvero degli appuntamenti dal vivo dove ci si incontra davvero: si fa formazione, si condividono idee e si trascorre insieme un fine settimana di vacanza.
Il 16 e 17 maggio ci sarà l’appuntamento di primavera. Sarà un’occasione speciale per conoscere molte delle persone che mi seguono online, fare formazione insieme e scoprire un luogo bellissimo: Acquapendente, in uno dei momenti più suggestivi dell’anno, durante la festa dei Pugnaloni.
Credo profondamente che dovremmo tornare a questo: al rapporto umano vero e autentico. Quello che nasce seduti a un tavolino di un bar, guardandosi negli occhi e accompagnano dalla voglia di cambiare il mondo.
La giornata volge al termine e sono seduto in un parco, mentre guardo mio figlio Santiago che gioca a calcio con i suoi amici. Quelle partite interminabili che iniziano alle tre del pomeriggio e finiscono solo quando arriva l’ora di andare a cena.
Osservandolo, vedo quanto lo renda felice stare in compagnia e non posso fare a meno di tornare con la memoria a quando trascorrevo giornate come queste con i miei amici. Ero un po’ più grande ma lo spirito era lo stesso. Ragazze e ragazzi insieme, pronti ad avventurarci nelle campagne del mio paese con un pranzo al sacco, per vivere pomeriggi meravigliosi fatti di risate, libertà e amicizia.
Non so se succede anche a voi, ma ci sono giorni in cui la luce del sole diventa la chiave che apre la porta dei ricordi. E la luce di oggi, per me, è stata proprio la luce della mia Pasquetta.
Chi mi conosce sa che sono un appassionato ricevitore di massaggi.
Adoro sdraiarmi, chiudere gli occhi e sentire le mani abili del massaggiatore o della massaggiatrice premere nei punti giusti. È incredibile come, toccando alcune parti del nostro corpo, si possa ritrovare un equilibrio sia fisico che mentale.
Ad Acquapendente ho la mia osteopata di fiducia. Si chiama Enrica e per me è stata una vera manna dal cielo: in questi ultimi anni mi ha rimesso in piedi dopo incidenti fisici e mentali piuttosto delicati.
A Barcellona invece ho la mia massaggiatrice di fiducia, Tao. Con lei mi concedo massaggi thai che ogni volta mi rimettono al mondo.
Ieri ero a fare due passi per Barcellona e, dato che sono lontano da Acquapendente e la mia amica Tao è tornata in Thailandia per le vacanze di Pasqua, ho pensato di cercare un centro dove concedermi il mio massaggio settimanale.
Ho cercato un po’ online e alla fine mi sono deciso. Ho scelto un centro con anni di esperienza.
Quando sono entrato mi hanno spiegato con cura quali fossero i titoli e le qualifiche della ragazza che si sarebbe presa cura di me.
Dopo anni di massaggi ricevuti so bene cosa mi piace e, soprattutto, so riconoscere un buon massaggio.
Alla fine del trattamento ho scambiato due parole con la ragazza e ho scoperto che, in effetti, possedeva davvero tutti i titoli che mi avevano elencato. Ma la scoperta più interessante è stata un’altra: la sua vera passione era lavorare in farmacia. Aveva studiato farmacia e quello era il lavoro che desiderava fare.
Quando offri un servizio che non ti muove dentro, il cliente lo percepisce.
Il massaggio ricevuto ieri è stato deludente. Non tanto per le capacità o per la formazione della ragazza, ma perché quel massaggio mancava di passione, di gioia, di amore. Tutte energie che dentro di lei erano dirette altrove: verso la farmacia. Nel frattempo, in attesa di realizzare il suo sogno, aveva ripiegato sul massaggio.
Quando scegliamo un servizio, al di là dei titoli sbandierati, forse dovremmo considerare soprattutto una cosa:
se la persona che abbiamo di fronte propone davvero ciò che è. Se il suo lavoro è un’estensione della sua essenza.
Perché quando qualcuno lavora con passione, non offre semplicemente una prestazione: offre una parte di sé.
La delusione nasce spesso dalle aspettative, ma in realtà nasce dal modo in cui guardiamo ai nostri desideri.
Quando pensiamo che ciò che vogliamo sia qualcosa che ci manca, iniziamo a inseguirlo. Costruiamo strategie, facciamo passi, ci proiettiamo nel futuro immaginando che quel risultato porterà finalmente completezza.
Ma quando la realtà non segue la strada che avevamo immaginato, arriva la delusione, perché sembra che la vita ci stia allontanando da ciò che desideriamo.
Esiste però un altro modo di vivere i nostri sogni.
Invece di inseguire ciò che pensiamo di non avere, possiamo vivere esprimendo ciò che siamo. Le nostre azioni, le nostre parole e le nostre scelte diventano il modo attraverso cui la nostra essenza prende forma nella realtà.
Quando viviamo così entriamo in risonanza con noi stessi. Iniziamo a vibrare nella nostra frequenza più autentica, e quella risonanza tende naturalmente ad attrarre esperienze, relazioni e opportunità in sintonia con ciò che siamo davvero.
Questo non rende il cammino perfetto o lineare. Ma cambia il modo in cui viviamo ciò che accade.
Perché quando ciò che facciamo nasce dalla nostra verità più profonda, anche ciò che non va come previsto smette di essere una sconfitta e diventa parte del processo.
In quel momento smettiamo di inseguire la vita e iniziamo semplicemente a viverla.
Qualche anno fa mi sono ritrovato in una situazione completamente inaspettata e per un momento ho pensato di essere finito in una candid camera.
Incontro una ragazza stupenda, tra di noi c'era un'intesa stupenda e l'intimità era stupenda. È stata una, o forse direi l'unica, donna capace di leggermi la mente. Anche se poi ho capito che non stava leggendo la mia mente ma era semplicemente... come me!
In quei momenti questo incontro mi sembrava così incredibile che per un momento mi sono domandato "ma cosa ci troverà in me?"
Siamo molto severi con noi stessi. Critichiamo il nostro corpo, la nostra età, il nostro lavoro, le nostre scelte e quando qualcuno che ci piace da impazzire si avvicina non riusciamo a capire perché lo faccia.
La risposta che mi sono dato è che quelle che noi consideriamo imperfezioni per qualcuno possono essere elementi di attrazione.
Non esiste un canone estetico, mentale ed emotivo ma è tutto molto soggettivo. È questa nostra unicità, senza volerlo, può fare perdere la testa a quella persona che non ti saresti mai aspettato.
Qualche tempo fa ho rivisto un amico che non vedevo da tantissimo tempo. Parlarci mi ha lasciato un filo di tristezza. Da adolescenti eravamo pieni di entusiasmo, e rivederlo così diverso mi ha fatto pensare a quanto ciò che crediamo tenda a diventare la nostra vita. Non tanto per la legge di attrazione, quanto per la legge di accettazione.
Lui veniva da una famiglia e da un contesto in cui il lavoro era da sempre associato al sacrificio. In pratica: fai qualcosa per arrivare a fine mese, prendi lo stipendio, anche se ciò che fai non ti piace.
Quando l’ho rivisto, quella era la sua vita. La relazione, il lavoro, i figli lo avevano sopraffatto. Nei suoi occhi non c’era più entusiasmo. Stava vivendo la vita che aveva immaginato… o meglio, quella che aveva ereditato come convinzione. La vita è sacrificio!
E allora mi sono chiesto: perché le convinzioni sono così importanti? Perché decidono se accettiamo o rifiutiamo una vita, una relazione, un lavoro.
Se dentro di te credi che il lavoro non debba essere sacrificio, rinuncia e fatica, quando ti viene proposto un lavoro che non ti risuona... non lo accetti! Oppure, se lo accetti per necessità, continuerai a cercare una via d’uscita. Ma se dentro di te credi davvero che il lavoro, le relazione e la vita siano fatte di sacrificio e rinunce, finirai per accettare quel tipo di esistenza senza nemmeno pensare di cambiarla.
Quante volte nella vita abbiamo aspettato. Anni interi passati in una relazione che non ci nutriva. In un lavoro che non ci somigliava. In una versione di noi stessi che non era davvero nostra.
E poi, un giorno, qualcosa si sposta. Troviamo la forza. Usciamo. Cambiamo.
Ed è lì che succede qualcosa di strano. Dimentichiamo quanto tempo ci ha messo quella forza ad arrivare. Dimentichiamo le notti, i dubbi, i falsi passi. E cominciamo a spiegare agli altri cosa dovrebbero fare. Come se adesso lo sapessimo. Come se il percorso fosse stato semplice. Come se il loro percorso dovesse assomigliare al nostro.
Ma ogni persona ha il suo tempo. Non esiste un ritardo. C'è solo un processo che non si può accelerare dall'esterno.
La verità è che non si insegna agli altri a cambiare con le parole. Si insegna cambiando, in silenzio, davanti agli occhi di chi sta ancora aspettando il suo momento.
Quello è l'unico insegnamento che conta, l'esempio. Il resto è solo rumore.
Mi succede quasi sempre nei periodi in cui non mi sento in forma. Fisicamente. Mentalmente.
La notte torno lì. In via Benedetta 21, a Perugia. È un sogno ricorrente. Ogni volta diverso ma è sempre la stessa casa. E dentro ci siamo sempre noi tre, eterni studenti universitari: io, Anacleto e Ilio.
Anche stanotte. La casa era lei ma, come in ogni sogno, un po’ cambiata. Il bagno più umido del solito. Il pavimento rattoppato con mattonelle di recupero, tutte verdi, una diversa dall’altra.
Non era perfetta. Non lo è mai stata. Eppure nel sogno pensavo una cosa strana: che continuavamo a pagarci l’affitto da trent’anni, anche se non vivevamo più lì. Perché quella casa, in qualche modo, la amavamo ancora.
Poi il sogno si è chiuso con un pensiero semplice: Siamo entrati qui ventenni. Ora ne abbiamo cinquanta. Mi sono svegliato con questa frase in testa.
Perché nella vita passiamo anni a inseguire traguardi: più soldi, più risultati, più "successo". Ma quando chiedi alle persone quali sono i momenti che contano davvero, le risposte non parlano quasi mai di quello. Parlano di una casa condivisa. Di una tavola. Di una risata che si ripeteva ogni sera.
La verità è che la felicità raramente è straordinaria. È ripetitiva.
È nel caffè del mattino prima di andare all'università. In una passeggiata su corso Vannucci. In una telefonata da una vecchia cabina a gettoni.
Sono cose piccole. Cose che non fanno notizia. Ma sono esattamente quelle che, un giorno, torneranno nei nostri sogni per ricordarci che la vita non è qualcosa che deve ancora arrivare. È già successa. Sta succedendo. Adesso.
Life Coaching
IL VENDITORE DI LIMONI
Qualche giorno fa passeggiavo per Roma e mi sono soffermato a osservare quante micro-attività popolino la città.
Vetrine che espongono abiti all’ultima moda, bancarelle colme di libri usati dal fascino intramontabile, piccoli negozi di souvenir.
C’è qualcosa, però, che più di tutto mi colpisce: la cura. La cura con cui, a fine giornata, queste persone ripongono la loro merce in scatole o al sicuro dietro una saracinesca. Perché quegli oggetti, così piccoli agli occhi di chi guarda, per loro rappresentano molto di più: sono lavoro, dignità, sostentamento.
Qualche giorno fa, sotto i portici di Piazza Vittorio, un anziano si è avvicinato invitandomi a comprare un limone.
Per un istante ho pensato che la sopravvivenza e la dignità di quell’uomo potessero dipendere proprio da quel limone. Forse era per questo che lo teneva tra le mani con tanta delicatezza e lo riponeva con cura nella cesta a fine giornata, con la speranza di venderlo il giorno successivo.
Tornando a casa, riflettevo su noi esseri umani: su come, in fondo, la nostra sopravvivenza dipenda dai doni che la vita ci offre. Su quanto sia importante prendercene cura e sulla nostra capacità di metterli a disposizione degli altri, per migliorare la loro esistenza — e, inevitabilmente, anche la nostra.
6 hours ago | [YT] | 11
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Life Coaching
VITA ALLA VITA
Roma, 12 aprile 2026, ore 8:15.
Sono pronto per uscire e andare a presentare il mio corso di public speaking, quando mi fermo a osservare il mio appartamento.
Nel salone vedo una palla da basket ormai sgonfia, un aereo giocattolo probabilmente degli anni ’80, una bottiglia di gin riconvertita in vaso, libri in diverse lingue allineati sulla mensola. In quel momento penso: “questa è vita che si aggiunge alla vita”.
Qualche anno fa ho trasformato questa casa in un appartamento turistico, limitandomi all’essenziale: letti, comodini, sedie, divano, tavolo, frigorifero, lavastoviglie, piano cottura e tutto ciò che serve a rendere vivibile uno spazio.
Poi, con il tempo, è successo qualcosa di normale ma curioso: le persone che lo hanno abitato, anche solo per pochi giorni, hanno lasciato tracce del loro passaggio. A volte le ho conservate, altre le ho eliminate.
Oggi, quando mi fermo a guardare questi spazi, mi rendo conto che l’identità di quell’appartamento è una combinazione di elementi, di esperienze con cui sono entrato in contatto e che ho scelto di mantenere tra quelle quattro mura.
E, in fondo, è ciò che accade a ognuno di noi: siamo la somma delle nostre esperienze, dell’interpretazione che diamo loro e di ciò che decidiamo di trattenere o lasciare andare.
2 days ago | [YT] | 15
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Stare in compagnia
Sono nato nel 1978, il 5 febbraio per la precisione, e sono cresciuto in una realtà molto diversa da quella di oggi.
Noi negli anni ’80 vivevamo la strada. Le partite di calcio con i cancelli delle case come porte, le sfide infinite a nascondino che ci portavano a scoprire posti meravigliosi – e a volte anche un po’ pericolosi – e il giardino del vicino con quel meraviglioso albero di ciliegio su cui ci arrampicavamo senza pensieri.
Negli anni ’90 è arrivata l’adolescenza e con lei la piazza. Ad Acquapendente abbiamo una piazza bellissima, dedicata a Girolamo Fabrizio. Era il nostro punto di ritrovo: sotto il loggiato era quasi impossibile trovare posto a sedere perché tutta la gioventù si riversava lì. Ci si incontrava, si chiacchierava, si facevano nuove conoscenze. Era semplicemente il nostro modo di stare insieme.
Poi è arrivata l’università... a Perugia. Nei miei ricordi è una grande festa: ragazzi e ragazze da tutta Italia che si ritrovano nello stesso posto, chi per studiare, chi per divertirsi, ma tutti con la voglia di condividere qualcosa.
Sapete cosa mi manca di quegli anni? La gente.
Mi manca il contatto con le persone.
Guardarsi negli occhi. Parlare dal vivo. Condividere tempo e idee nello stesso spazio.
Avere un lavoro online, vivere in un paese bellissimo come la Spagna – che però non è il tuo –, avere due bambini meravigliosi che riempiono le tue giornate… tutto questo, a volte, ti porta a passare molto tempo da solo.
Apprezzo profondamente ciò che ho. Ma riconosco anche che qualcosa mi manca.
Mi manca il contatto umano. Quello vero.
Poter guardare in faccia le persone che scelgo e che mi scelgono. Quelle con cui lavoro o con cui mi piacerebbe costruire qualcosa.
Per questo ho deciso di creare Momentum ovvero degli appuntamenti dal vivo dove ci si incontra davvero: si fa formazione, si condividono idee e si trascorre insieme un fine settimana di vacanza.
Il 16 e 17 maggio ci sarà l’appuntamento di primavera. Sarà un’occasione speciale per conoscere molte delle persone che mi seguono online, fare formazione insieme e scoprire un luogo bellissimo: Acquapendente, in uno dei momenti più suggestivi dell’anno, durante la festa dei Pugnaloni.
Credo profondamente che dovremmo tornare a questo:
al rapporto umano vero e autentico. Quello che nasce seduti a un tavolino di un bar, guardandosi negli occhi e accompagnano dalla voglia di cambiare il mondo.
6 days ago | [YT] | 28
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Life Coaching
La luce di Pasquetta
La giornata volge al termine e sono seduto in un parco, mentre guardo mio figlio Santiago che gioca a calcio con i suoi amici. Quelle partite interminabili che iniziano alle tre del pomeriggio e finiscono solo quando arriva l’ora di andare a cena.
Osservandolo, vedo quanto lo renda felice stare in compagnia e non posso fare a meno di tornare con la memoria a quando trascorrevo giornate come queste con i miei amici.
Ero un po’ più grande ma lo spirito era lo stesso. Ragazze e ragazzi insieme, pronti ad avventurarci nelle campagne del mio paese con un pranzo al sacco, per vivere pomeriggi meravigliosi fatti di risate, libertà e amicizia.
Non so se succede anche a voi, ma ci sono giorni in cui la luce del sole diventa la chiave che apre la porta dei ricordi. E la luce di oggi, per me, è stata proprio la luce della mia Pasquetta.
1 week ago | [YT] | 34
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Life Coaching
Un massaggio farmaceutico
Chi mi conosce sa che sono un appassionato ricevitore di massaggi.
Adoro sdraiarmi, chiudere gli occhi e sentire le mani abili del massaggiatore o della massaggiatrice premere nei punti giusti. È incredibile come, toccando alcune parti del nostro corpo, si possa ritrovare un equilibrio sia fisico che mentale.
Ad Acquapendente ho la mia osteopata di fiducia. Si chiama Enrica e per me è stata una vera manna dal cielo: in questi ultimi anni mi ha rimesso in piedi dopo incidenti fisici e mentali piuttosto delicati.
A Barcellona invece ho la mia massaggiatrice di fiducia, Tao. Con lei mi concedo massaggi thai che ogni volta mi rimettono al mondo.
Ieri ero a fare due passi per Barcellona e, dato che sono lontano da Acquapendente e la mia amica Tao è tornata in Thailandia per le vacanze di Pasqua, ho pensato di cercare un centro dove concedermi il mio massaggio settimanale.
Ho cercato un po’ online e alla fine mi sono deciso. Ho scelto un centro con anni di esperienza.
Quando sono entrato mi hanno spiegato con cura quali fossero i titoli e le qualifiche della ragazza che si sarebbe presa cura di me.
Dopo anni di massaggi ricevuti so bene cosa mi piace e, soprattutto, so riconoscere un buon massaggio.
Alla fine del trattamento ho scambiato due parole con la ragazza e ho scoperto che, in effetti, possedeva davvero tutti i titoli che mi avevano elencato. Ma la scoperta più interessante è stata un’altra: la sua vera passione era lavorare in farmacia.
Aveva studiato farmacia e quello era il lavoro che desiderava fare.
Quando offri un servizio che non ti muove dentro, il cliente lo percepisce.
Il massaggio ricevuto ieri è stato deludente. Non tanto per le capacità o per la formazione della ragazza, ma perché quel massaggio mancava di passione, di gioia, di amore. Tutte energie che dentro di lei erano dirette altrove: verso la farmacia. Nel frattempo, in attesa di realizzare il suo sogno, aveva ripiegato sul massaggio.
Quando scegliamo un servizio, al di là dei titoli sbandierati, forse dovremmo considerare soprattutto una cosa:
se la persona che abbiamo di fronte propone davvero ciò che è.
Se il suo lavoro è un’estensione della sua essenza.
Perché quando qualcuno lavora con passione, non offre semplicemente una prestazione: offre una parte di sé.
2 weeks ago | [YT] | 33
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Life Coaching
Delusione da aspettative
La delusione nasce spesso dalle aspettative, ma in realtà nasce dal modo in cui guardiamo ai nostri desideri.
Quando pensiamo che ciò che vogliamo sia qualcosa che ci manca, iniziamo a inseguirlo. Costruiamo strategie, facciamo passi, ci proiettiamo nel futuro immaginando che quel risultato porterà finalmente completezza.
Ma quando la realtà non segue la strada che avevamo immaginato, arriva la delusione, perché sembra che la vita ci stia allontanando da ciò che desideriamo.
Esiste però un altro modo di vivere i nostri sogni.
Invece di inseguire ciò che pensiamo di non avere, possiamo vivere esprimendo ciò che siamo. Le nostre azioni, le nostre parole e le nostre scelte diventano il modo attraverso cui la nostra essenza prende forma nella realtà.
Quando viviamo così entriamo in risonanza con noi stessi. Iniziamo a vibrare nella nostra frequenza più autentica, e quella risonanza tende naturalmente ad attrarre esperienze, relazioni e opportunità in sintonia con ciò che siamo davvero.
Questo non rende il cammino perfetto o lineare. Ma cambia il modo in cui viviamo ciò che accade.
Perché quando ciò che facciamo nasce dalla nostra verità più profonda, anche ciò che non va come previsto smette di essere una sconfitta e diventa parte del processo.
In quel momento smettiamo di inseguire la vita e iniziamo semplicemente a viverla.
2 weeks ago | [YT] | 48
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Life Coaching
Troppo bello per essere vero
Qualche anno fa mi sono ritrovato in una situazione completamente inaspettata e per un momento ho pensato di essere finito in una candid camera.
Incontro una ragazza stupenda, tra di noi c'era un'intesa stupenda e l'intimità era stupenda. È stata una, o forse direi l'unica, donna capace di leggermi la mente. Anche se poi ho capito che non stava leggendo la mia mente ma era semplicemente... come me!
In quei momenti questo incontro mi sembrava così incredibile che per un momento mi sono domandato "ma cosa ci troverà in me?"
Siamo molto severi con noi stessi. Critichiamo il nostro corpo, la nostra età, il nostro lavoro, le nostre scelte e quando qualcuno che ci piace da impazzire si avvicina non riusciamo a capire perché lo faccia.
La risposta che mi sono dato è che quelle che noi consideriamo imperfezioni per qualcuno possono essere elementi di attrazione.
Non esiste un canone estetico, mentale ed emotivo ma è tutto molto soggettivo. È questa nostra unicità, senza volerlo, può fare perdere la testa a quella persona che non ti saresti mai aspettato.
4 weeks ago | [YT] | 55
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Life Coaching
Un uomo distrutto
Qualche tempo fa ho rivisto un amico che non vedevo da tantissimo tempo. Parlarci mi ha lasciato un filo di tristezza. Da adolescenti eravamo pieni di entusiasmo, e rivederlo così diverso mi ha fatto pensare a quanto ciò che crediamo tenda a diventare la nostra vita. Non tanto per la legge di attrazione, quanto per la legge di accettazione.
Lui veniva da una famiglia e da un contesto in cui il lavoro era da sempre associato al sacrificio. In pratica: fai qualcosa per arrivare a fine mese, prendi lo stipendio, anche se ciò che fai non ti piace.
Quando l’ho rivisto, quella era la sua vita. La relazione, il lavoro, i figli lo avevano sopraffatto. Nei suoi occhi non c’era più entusiasmo. Stava vivendo la vita che aveva immaginato… o meglio, quella che aveva ereditato come convinzione. La vita è sacrificio!
E allora mi sono chiesto: perché le convinzioni sono così importanti? Perché decidono se accettiamo o rifiutiamo una vita, una relazione, un lavoro.
Se dentro di te credi che il lavoro non debba essere sacrificio, rinuncia e fatica, quando ti viene proposto un lavoro che non ti risuona... non lo accetti! Oppure, se lo accetti per necessità, continuerai a cercare una via d’uscita.
Ma se dentro di te credi davvero che il lavoro, le relazione e la vita siano fatte di sacrificio e rinunce, finirai per accettare quel tipo di esistenza senza nemmeno pensare di cambiarla.
4 weeks ago | [YT] | 45
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Life Coaching
Il tuo tempo
Quante volte nella vita abbiamo aspettato.
Anni interi passati in una relazione che non ci nutriva. In un lavoro che non ci somigliava. In una versione di noi stessi che non era davvero nostra.
E poi, un giorno, qualcosa si sposta. Troviamo la forza. Usciamo. Cambiamo.
Ed è lì che succede qualcosa di strano.
Dimentichiamo quanto tempo ci ha messo quella forza ad arrivare. Dimentichiamo le notti, i dubbi, i falsi passi. E cominciamo a spiegare agli altri cosa dovrebbero fare. Come se adesso lo sapessimo. Come se il percorso fosse stato semplice. Come se il loro percorso dovesse assomigliare al nostro.
Ma ogni persona ha il suo tempo. Non esiste un ritardo. C'è solo un processo che non si può accelerare dall'esterno.
La verità è che non si insegna agli altri a cambiare con le parole. Si insegna cambiando, in silenzio, davanti agli occhi di chi sta ancora aspettando il suo momento.
Quello è l'unico insegnamento che conta, l'esempio.
Il resto è solo rumore.
1 month ago | [YT] | 45
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Life Coaching
Il sogno ricorrente
Mi succede quasi sempre nei periodi in cui non mi sento in forma. Fisicamente. Mentalmente.
La notte torno lì.
In via Benedetta 21, a Perugia.
È un sogno ricorrente.
Ogni volta diverso ma è sempre la stessa casa.
E dentro ci siamo sempre noi tre, eterni studenti universitari:
io, Anacleto e Ilio.
Anche stanotte.
La casa era lei ma, come in ogni sogno, un po’ cambiata.
Il bagno più umido del solito.
Il pavimento rattoppato con mattonelle di recupero, tutte verdi, una diversa dall’altra.
Non era perfetta.
Non lo è mai stata.
Eppure nel sogno pensavo una cosa strana:
che continuavamo a pagarci l’affitto da trent’anni, anche se non vivevamo più lì. Perché quella casa, in qualche modo, la amavamo ancora.
Poi il sogno si è chiuso con un pensiero semplice:
Siamo entrati qui ventenni.
Ora ne abbiamo cinquanta.
Mi sono svegliato con questa frase in testa.
Perché nella vita passiamo anni a inseguire traguardi: più soldi, più risultati, più "successo".
Ma quando chiedi alle persone quali sono i momenti che contano davvero, le risposte non parlano quasi mai di quello.
Parlano di una casa condivisa.
Di una tavola.
Di una risata che si ripeteva ogni sera.
La verità è che la felicità raramente è straordinaria.
È ripetitiva.
È nel caffè del mattino prima di andare all'università.
In una passeggiata su corso Vannucci.
In una telefonata da una vecchia cabina a gettoni.
Sono cose piccole.
Cose che non fanno notizia.
Ma sono esattamente quelle che, un giorno, torneranno nei nostri sogni per ricordarci che la vita non è qualcosa che deve ancora arrivare.
È già successa.
Sta succedendo.
Adesso.
1 month ago | [YT] | 37
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