Quante volte nella vita abbiamo aspettato. Anni interi passati in una relazione che non ci nutriva. In un lavoro che non ci somigliava. In una versione di noi stessi che non era davvero nostra.
E poi, un giorno, qualcosa si sposta. Troviamo la forza. Usciamo. Cambiamo.
Ed è lì che succede qualcosa di strano. Dimentichiamo quanto tempo ci ha messo quella forza ad arrivare. Dimentichiamo le notti, i dubbi, i falsi passi. E cominciamo a spiegare agli altri cosa dovrebbero fare. Come se adesso lo sapessimo. Come se il percorso fosse stato semplice. Come se il loro percorso dovesse assomigliare al nostro.
Ma ogni persona ha il suo tempo. Non esiste un ritardo. C'è solo un processo che non si può accelerare dall'esterno.
La verità è che non si insegna agli altri a cambiare con le parole. Si insegna cambiando, in silenzio, davanti agli occhi di chi sta ancora aspettando il suo momento.
Quello è l'unico insegnamento che conta, l'esempio. Il resto è solo rumore.
Mi succede quasi sempre nei periodi in cui non mi sento in forma. Fisicamente. Mentalmente.
La notte torno lì. In via Benedetta 21, a Perugia. È un sogno ricorrente. Ogni volta diverso ma è sempre la stessa casa. E dentro ci siamo sempre noi tre, eterni studenti universitari: io, Anacleto e Ilio.
Anche stanotte. La casa era lei ma, come in ogni sogno, un po’ cambiata. Il bagno più umido del solito. Il pavimento rattoppato con mattonelle di recupero, tutte verdi, una diversa dall’altra.
Non era perfetta. Non lo è mai stata. Eppure nel sogno pensavo una cosa strana: che continuavamo a pagarci l’affitto da trent’anni, anche se non vivevamo più lì. Perché quella casa, in qualche modo, la amavamo ancora.
Poi il sogno si è chiuso con un pensiero semplice: Siamo entrati qui ventenni. Ora ne abbiamo cinquanta. Mi sono svegliato con questa frase in testa.
Perché nella vita passiamo anni a inseguire traguardi: più soldi, più risultati, più "successo". Ma quando chiedi alle persone quali sono i momenti che contano davvero, le risposte non parlano quasi mai di quello. Parlano di una casa condivisa. Di una tavola. Di una risata che si ripeteva ogni sera.
La verità è che la felicità raramente è straordinaria. È ripetitiva.
È nel caffè del mattino prima di andare all'università. In una passeggiata su corso Vannucci. In una telefonata da una vecchia cabina a gettoni.
Sono cose piccole. Cose che non fanno notizia. Ma sono esattamente quelle che, un giorno, torneranno nei nostri sogni per ricordarci che la vita non è qualcosa che deve ancora arrivare. È già successa. Sta succedendo. Adesso.
Un giorno qualcuno mi disse che nella vita non esiste emozione paragonabile a quella di spogliare una donna che ti desidera con tutta se stessa.
Quel qualcuno aveva ragione. Ma non mi aveva raccontato tutto.
Non mi aveva parlato di quel tremore sottile che ti attraversa e trasforma ogni bottone in una sfida. Non mi aveva preparato alla magia di una pelle che vibra sotto le tue mani. Non mi aveva avvertito che esistono baci capaci di fermare il tempo.
E soprattutto non mi aveva detto che esistono notti che accadono una sola volta nella vita.
Notti fatte di dettagli invisibili, di sguardi che dicono più di mille parole, di incontri che si presentano e poi svaniscono, come se l’universo avesse deciso che quel momento dovesse restare irripetibile.
Da allora ho provato mille volte a ritrovare quell’emozione.
Ma ogni volta mi sono perso nello stesso ricordo: lei, nuda, distesa su di me, che mi guarda con uno sguardo limpido e sincero. Uno sguardo che, nonostante il tempo trascorso, non ho mai dimenticato.
---
Incontri come questo, quando arrivano , sono una delle esperienze più intense che possiamo vivere. Ma proprio per questo, quando le viviamo male, possono diventare anche una delle più dolorose.
Nei tuoi incontri, frequentazioni o relazioni ti capita spesso di soffrire per amore?
Il 1 aprile inizia il percorso di 31 giorni “Non soffrire per amore”.
Le persone che mi conoscono attraverso i video sul web, inevitabilmente, si fanno un’idea di me. È normale: osservano quello che condivido, ascoltano quello che dico, e da quei frammenti costruiscono un’immagine di chi pensano io sia.
Non voglio dire che ciò che racconto non mi rappresenti. Anzi, lo credo profondamente. Ma è solo una parte di me. Una parte vera, sì — ma pur sempre una parte.
Per questo mi fa sempre piacere quando qualcuno che mi segue online ha la curiosità e il desiderio di incontrarmi dal vivo. E lo stesso vale per me: il piacere è reciproco. Perché è proprio in quei momenti che succede qualcosa di interessante. Ci si accorge se quella persona che sul web ti trasmette certe sensazioni riesce a farlo anche nella vita reale. Se l’immagine che ti eri fatto regge… oppure cambia.
Io spesso dico che “mi piace deludere le persone”. Ma non nel senso cattivo del termine.
Mi piace deludere le aspettative. Mi piace rompere quell’immagine precisa che qualcuno si è costruito su di me. Perché quando succede, finalmente posso mostrarmi nella mia interezza. Con le mie contraddizioni, le mie sfumature, le parti che non entrano in un video di pochi minuti.
E in questo tradire le aspettative, in realtà, sto solo facendo una cosa: restare fedele a me stesso. Questa è la mia libertà.
Non sento il bisogno di conquistare tutti adattandomi a ciò che gli altri si aspettano da me. Preferisco avere accanto meno persone, ma che mi apprezzino davvero per quello che sono — non per l’idea che si erano fatti.
Quindi il mio invito per voi è semplice: divertitevi a deludere.
Deludete le aspettative che vi stanno strette. Deludete l’immagine perfetta che qualcuno ha costruito su di voi. Deludete quando serve, se questo significa essere più fedeli a voi stessi.
Perché a volte, la delusione degli altri… è semplicemente il prezzo della propria libertà.
Buongiorno a tutte/i Vi informo che abbiamo inaugurato i primi Club "Dolce Rivoluzione" con sede a Torino e Chiaravalle (AN)
*Il 6 marzo ci incontreremo a Torino*
*Il 7 marzo ci incontreremo a Falconara (an)*
per presentarvi il progetto, conoscerci e cenare insieme.
*Vi invito a cliccare nel link in basso ed entrare nel gruppo whatsapp* dove - troverete tutte le informazioni sull'incontro - verrete informati/e sul logo d'incontro e la modalità di partecipazione - potrete mettervi in contatto con le amministratrici per ogni chiarimento
Questo fine settimana ho vissuto qualcosa che, ogni volta, mi ricorda perché faccio quello che faccio.
Ho incontrato persone conosciute sul web che, nel tempo, hanno smesso di essere “contatti” per diventare volti, mani, abbracci. Amici.
Ci siamo visti ad Acquapendente, abbiamo camminato per Bolsena, riso, condiviso silenzi… e poi una notte sospesa, in maschera, al Teatro Boni.
Il giorno dopo ci siamo salutati, dopo aver visitato il Castello di Torre Alfina, con quella stanchezza bella che arriva solo quando hai vissuto davvero.
Sono stati giorni intensi — e sì, devo ancora recuperare le energie. Ma ciò che porto a casa è molto più profondo.
Perché questi incontri mi ricordano una cosa essenziale: l’umanità.
Io desidero conoscervi. E tengo profondamente che voi conosciate me. Perché la distanza del web, a volte, altera le percezioni. Quando ascolti qualcuno solo attraverso uno schermo, senza incontrarlo mai, può accadere qualcosa di sottile: si smette di vedere l'uomo e si inizia a vedere il “mito”.
Ed è proprio lì che io sento il bisogno di incontrarvi dal vivo. Per riportare equilibrio. Per sciogliere le proiezioni. Per mostrarvi che, come voi, sono in cammino. Non sono arrivato. Sto attraversando.
Ed è nell’incontro reale che tutto torna vero, semplice, umano. Perché la distanza crea degli dei… ma è la vicinanza che crea la connessione.
Grazie a... Eleonora, Elisabetta, Adalgisa, Emanuela, Giorgia, Gionata, Giovanna, Fabiola, Gianni, Vera e Ilina per il bel fine settimana trascorso insieme ❤️
Mi sono reso conto che l’intelligenza artificiale ha prodotto in me soprattutto scetticismo.
Oggi, quando vedo un contenuto online — una foto, un video, una persona inserita in un certo contesto — faccio molta più fatica a prenderlo per valido così com’è. Non parto più dal presupposto che sia reale, spontaneo, autentico.
Perché so che, tecnicamente, tutto può essere falsificato: immagini, volti, situazioni, perfino esperienze di vita.
E questa consapevolezza cambia il modo in cui mi relaziono ai contenuti.
Mi porta a fidarmi molto meno di chi compare dal nulla o di fonti che non hanno una storia riconoscibile. Al contrario, tendo ad affidarmi a persone che nel tempo hanno costruito una propria autorevolezza — non solo per ciò che pubblicano oggi, ma per il percorso che hanno dimostrato negli anni.
In un certo senso è un effetto paradossale.
Più il mondo digitale si riempie di finzione perfetta, più cresce il bisogno di autenticità. Più diventa facile costruire immagini credibili, più diventa preziosa la credibilità reale.
Alla fine, l’AI non ha cambiato solo i contenuti che vedo — ha cambiato il filtro con cui li guardo: mi ha reso più dubbioso, ma anche più attento a riconoscere ciò che percepisco come autentico.
Mi è capitato tra le mani il videoclip recente di un cantante dalla lunga traiettoria artistica. È un lavoro legato al suo ultimo album, eppure, nei testi, negli abiti e nelle movenze, tutto appare vecchio, cristallizzato.
Guardarlo mi ha messo addosso un’enorme tristezza: ho avuto la sensazione che avesse smesso di essere un artista per diventare un prodotto.
Mi sono chiesto quando avvenga questa trasformazione. La risposta a cui sono arrivato è questa: succede nel momento in cui tradisci i tuoi valori — gli stessi che hai difeso e cantato nelle tue canzoni. In quell’istante perdi la connessione con il tuo sentire, perché sei costretto a rinnegarlo.
A quel punto non puoi più cantare ciò che ti brucia nel cuore. Per interessi, convenienze o vantaggi personali ti sei venduto, e allora non ti resta che fermare la tua evoluzione umana e professionale, tornando a ripetere modelli che in passato hanno funzionato, ma che ormai sono vuoti.
Vedo molti artisti che, a un certo punto del loro percorso, smettono di cercare e iniziano semplicemente a replicarsi. Ed è lì che diventano prodotti.
Sono in treno, diretto in aeroporto. La giornata è grigia, umida, piovosa. In poche parole: una giornata bellissima. E non lo dico con ironia, ma con un amore autentico per questo momento e per questo clima.
Mi capita spesso di parlare con persone che amano solo le giornate di sole, per cui solo quelle meritano di essere definite belle. Piacciono anche a me, certo, ma per ragioni diverse da quelle per cui amo la pioggia.
Le giornate di sole sono esplosive: cariche di energia, entusiasmo, gioia. Quelle come oggi, invece, hanno un altro tipo di bellezza. Portano con sé nostalgia, calma, memoria, introspezione.
Sono le giornate in cui riaffiorano ricordi d’infanzia: i pomeriggi passati in casa a guardare le gocce di pioggia scivolare sui vetri delle finestre in legno; gli inverni trascorsi al bar con gli amici; le ore in cameretta, piegato sui libri, a studiare materie a volte noiose.
Quando piove mi piace uscire, passeggiare con l’ombrello appoggiato sulla spalla e fermarmi a scrivere. Perché non c’è niente che stimoli il dialogo con se stessi quanto una giornata come questa, perché le giornate di pioggia sono poesia.
Life Coaching
Il tuo tempo
Quante volte nella vita abbiamo aspettato.
Anni interi passati in una relazione che non ci nutriva. In un lavoro che non ci somigliava. In una versione di noi stessi che non era davvero nostra.
E poi, un giorno, qualcosa si sposta. Troviamo la forza. Usciamo. Cambiamo.
Ed è lì che succede qualcosa di strano.
Dimentichiamo quanto tempo ci ha messo quella forza ad arrivare. Dimentichiamo le notti, i dubbi, i falsi passi. E cominciamo a spiegare agli altri cosa dovrebbero fare. Come se adesso lo sapessimo. Come se il percorso fosse stato semplice. Come se il loro percorso dovesse assomigliare al nostro.
Ma ogni persona ha il suo tempo. Non esiste un ritardo. C'è solo un processo che non si può accelerare dall'esterno.
La verità è che non si insegna agli altri a cambiare con le parole. Si insegna cambiando, in silenzio, davanti agli occhi di chi sta ancora aspettando il suo momento.
Quello è l'unico insegnamento che conta, l'esempio.
Il resto è solo rumore.
1 week ago | [YT] | 43
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Life Coaching
Il sogno ricorrente
Mi succede quasi sempre nei periodi in cui non mi sento in forma. Fisicamente. Mentalmente.
La notte torno lì.
In via Benedetta 21, a Perugia.
È un sogno ricorrente.
Ogni volta diverso ma è sempre la stessa casa.
E dentro ci siamo sempre noi tre, eterni studenti universitari:
io, Anacleto e Ilio.
Anche stanotte.
La casa era lei ma, come in ogni sogno, un po’ cambiata.
Il bagno più umido del solito.
Il pavimento rattoppato con mattonelle di recupero, tutte verdi, una diversa dall’altra.
Non era perfetta.
Non lo è mai stata.
Eppure nel sogno pensavo una cosa strana:
che continuavamo a pagarci l’affitto da trent’anni, anche se non vivevamo più lì. Perché quella casa, in qualche modo, la amavamo ancora.
Poi il sogno si è chiuso con un pensiero semplice:
Siamo entrati qui ventenni.
Ora ne abbiamo cinquanta.
Mi sono svegliato con questa frase in testa.
Perché nella vita passiamo anni a inseguire traguardi: più soldi, più risultati, più "successo".
Ma quando chiedi alle persone quali sono i momenti che contano davvero, le risposte non parlano quasi mai di quello.
Parlano di una casa condivisa.
Di una tavola.
Di una risata che si ripeteva ogni sera.
La verità è che la felicità raramente è straordinaria.
È ripetitiva.
È nel caffè del mattino prima di andare all'università.
In una passeggiata su corso Vannucci.
In una telefonata da una vecchia cabina a gettoni.
Sono cose piccole.
Cose che non fanno notizia.
Ma sono esattamente quelle che, un giorno, torneranno nei nostri sogni per ricordarci che la vita non è qualcosa che deve ancora arrivare.
È già successa.
Sta succedendo.
Adesso.
1 week ago | [YT] | 36
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Life Coaching
Un giorno qualcuno mi disse che nella vita non esiste emozione paragonabile a quella di spogliare una donna che ti desidera con tutta se stessa.
Quel qualcuno aveva ragione.
Ma non mi aveva raccontato tutto.
Non mi aveva parlato di quel tremore sottile che ti attraversa e trasforma ogni bottone in una sfida.
Non mi aveva preparato alla magia di una pelle che vibra sotto le tue mani.
Non mi aveva avvertito che esistono baci capaci di fermare il tempo.
E soprattutto non mi aveva detto che esistono notti che accadono una sola volta nella vita.
Notti fatte di dettagli invisibili, di sguardi che dicono più di mille parole, di incontri che si presentano e poi svaniscono, come se l’universo avesse deciso che quel momento dovesse restare irripetibile.
Da allora ho provato mille volte a ritrovare quell’emozione.
Ma ogni volta mi sono perso nello stesso ricordo: lei, nuda, distesa su di me, che mi guarda con uno sguardo limpido e sincero.
Uno sguardo che, nonostante il tempo trascorso, non ho mai dimenticato.
---
Incontri come questo, quando arrivano , sono una delle esperienze più intense che possiamo vivere.
Ma proprio per questo, quando le viviamo male, possono diventare anche una delle più dolorose.
Nei tuoi incontri, frequentazioni o relazioni ti capita spesso di soffrire per amore?
Il 1 aprile inizia il percorso di 31 giorni “Non soffrire per amore”.
Puoi fare il test gratuito e scoprire se questo percorso potrebbe esserti utile:
coach.agostiniriccardo.com/landing-non-soffrire-pe…
1 week ago | [YT] | 23
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Life Coaching
LIVE PER ABBONATI AL CANALE YOUTUBE
giovedì 26 febbraio ore 13,00
clicca qui youtube.com/live/FwRJGxiztQs?feature=share
2 weeks ago | [YT] | 12
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Life Coaching
Mi piace deludervi.
Le persone che mi conoscono attraverso i video sul web, inevitabilmente, si fanno un’idea di me. È normale: osservano quello che condivido, ascoltano quello che dico, e da quei frammenti costruiscono un’immagine di chi pensano io sia.
Non voglio dire che ciò che racconto non mi rappresenti. Anzi, lo credo profondamente. Ma è solo una parte di me. Una parte vera, sì — ma pur sempre una parte.
Per questo mi fa sempre piacere quando qualcuno che mi segue online ha la curiosità e il desiderio di incontrarmi dal vivo. E lo stesso vale per me: il piacere è reciproco. Perché è proprio in quei momenti che succede qualcosa di interessante. Ci si accorge se quella persona che sul web ti trasmette certe sensazioni riesce a farlo anche nella vita reale. Se l’immagine che ti eri fatto regge… oppure cambia.
Io spesso dico che “mi piace deludere le persone”.
Ma non nel senso cattivo del termine.
Mi piace deludere le aspettative. Mi piace rompere quell’immagine precisa che qualcuno si è costruito su di me. Perché quando succede, finalmente posso mostrarmi nella mia interezza. Con le mie contraddizioni, le mie sfumature, le parti che non entrano in un video di pochi minuti.
E in questo tradire le aspettative, in realtà, sto solo facendo una cosa: restare fedele a me stesso.
Questa è la mia libertà.
Non sento il bisogno di conquistare tutti adattandomi a ciò che gli altri si aspettano da me. Preferisco avere accanto meno persone, ma che mi apprezzino davvero per quello che sono — non per l’idea che si erano fatti.
Quindi il mio invito per voi è semplice:
divertitevi a deludere.
Deludete le aspettative che vi stanno strette.
Deludete l’immagine perfetta che qualcuno ha costruito su di voi.
Deludete quando serve, se questo significa essere più fedeli a voi stessi.
Perché a volte, la delusione degli altri…
è semplicemente il prezzo della propria libertà.
2 weeks ago | [YT] | 38
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Life Coaching
*Club "Dolce Rivoluzione"*
Buongiorno a tutte/i
Vi informo che abbiamo inaugurato i primi Club "Dolce Rivoluzione" con sede a Torino e Chiaravalle (AN)
*Il 6 marzo ci incontreremo a Torino*
*Il 7 marzo ci incontreremo a Falconara (an)*
per presentarvi il progetto, conoscerci e cenare insieme.
*Vi invito a cliccare nel link in basso ed entrare nel gruppo whatsapp* dove
- troverete tutte le informazioni sull'incontro
- verrete informati/e sul logo d'incontro e la modalità di partecipazione
- potrete mettervi in contatto con le amministratrici per ogni chiarimento
Non vedo l'ora di incontrarvi dal vivo!
Un abbraccio
Riccardo Agostini 😘
coach.agostiniriccardo.com/dolce-rivoluzione-conta…
3 weeks ago | [YT] | 27
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Life Coaching
La distanza degli dei
Questo fine settimana ho vissuto qualcosa che, ogni volta, mi ricorda perché faccio quello che faccio.
Ho incontrato persone conosciute sul web che, nel tempo, hanno smesso di essere “contatti” per diventare volti, mani, abbracci. Amici.
Ci siamo visti ad Acquapendente, abbiamo camminato per Bolsena, riso, condiviso silenzi… e poi una notte sospesa, in maschera, al Teatro Boni.
Il giorno dopo ci siamo salutati, dopo aver visitato il Castello di Torre Alfina, con quella stanchezza bella che arriva solo quando hai vissuto davvero.
Sono stati giorni intensi — e sì, devo ancora recuperare le energie.
Ma ciò che porto a casa è molto più profondo.
Perché questi incontri mi ricordano una cosa essenziale: l’umanità.
Io desidero conoscervi.
E tengo profondamente che voi conosciate me.
Perché la distanza del web, a volte, altera le percezioni.
Quando ascolti qualcuno solo attraverso uno schermo, senza incontrarlo mai, può accadere qualcosa di sottile: si smette di vedere l'uomo e si inizia a vedere il “mito”.
Ed è proprio lì che io sento il bisogno di incontrarvi dal vivo.
Per riportare equilibrio.
Per sciogliere le proiezioni.
Per mostrarvi che, come voi, sono in cammino.
Non sono arrivato.
Sto attraversando.
Ed è nell’incontro reale che tutto torna vero, semplice, umano.
Perché la distanza crea degli dei…
ma è la vicinanza che crea la connessione.
Grazie a... Eleonora, Elisabetta, Adalgisa, Emanuela, Giorgia, Gionata, Giovanna, Fabiola, Gianni, Vera e Ilina per il bel fine settimana trascorso insieme ❤️
3 weeks ago | [YT] | 42
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Life Coaching
In un mondo di finzione, cerchiamo autenticità
Mi sono reso conto che l’intelligenza artificiale ha prodotto in me soprattutto scetticismo.
Oggi, quando vedo un contenuto online — una foto, un video, una persona inserita in un certo contesto — faccio molta più fatica a prenderlo per valido così com’è. Non parto più dal presupposto che sia reale, spontaneo, autentico.
Perché so che, tecnicamente, tutto può essere falsificato: immagini, volti, situazioni, perfino esperienze di vita.
E questa consapevolezza cambia il modo in cui mi relaziono ai contenuti.
Mi porta a fidarmi molto meno di chi compare dal nulla o di fonti che non hanno una storia riconoscibile. Al contrario, tendo ad affidarmi a persone che nel tempo hanno costruito una propria autorevolezza — non solo per ciò che pubblicano oggi, ma per il percorso che hanno dimostrato negli anni.
In un certo senso è un effetto paradossale.
Più il mondo digitale si riempie di finzione perfetta, più cresce il bisogno di autenticità.
Più diventa facile costruire immagini credibili, più diventa preziosa la credibilità reale.
Alla fine, l’AI non ha cambiato solo i contenuti che vedo — ha cambiato il filtro con cui li guardo: mi ha reso più dubbioso, ma anche più attento a riconoscere ciò che percepisco come autentico.
4 weeks ago | [YT] | 38
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Life Coaching
Da artisti a prodotti
Mi è capitato tra le mani il videoclip recente di un cantante dalla lunga traiettoria artistica. È un lavoro legato al suo ultimo album, eppure, nei testi, negli abiti e nelle movenze, tutto appare vecchio, cristallizzato.
Guardarlo mi ha messo addosso un’enorme tristezza: ho avuto la sensazione che avesse smesso di essere un artista per diventare un prodotto.
Mi sono chiesto quando avvenga questa trasformazione. La risposta a cui sono arrivato è questa: succede nel momento in cui tradisci i tuoi valori — gli stessi che hai difeso e cantato nelle tue canzoni. In quell’istante perdi la connessione con il tuo sentire, perché sei costretto a rinnegarlo.
A quel punto non puoi più cantare ciò che ti brucia nel cuore. Per interessi, convenienze o vantaggi personali ti sei venduto, e allora non ti resta che fermare la tua evoluzione umana e professionale, tornando a ripetere modelli che in passato hanno funzionato, ma che ormai sono vuoti.
Vedo molti artisti che, a un certo punto del loro percorso, smettono di cercare e iniziano semplicemente a replicarsi. Ed è lì che diventano prodotti.
4 weeks ago | [YT] | 22
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Life Coaching
La pioggia
Sono in treno, diretto in aeroporto. La giornata è grigia, umida, piovosa. In poche parole: una giornata bellissima.
E non lo dico con ironia, ma con un amore autentico per questo momento e per questo clima.
Mi capita spesso di parlare con persone che amano solo le giornate di sole, per cui solo quelle meritano di essere definite belle. Piacciono anche a me, certo, ma per ragioni diverse da quelle per cui amo la pioggia.
Le giornate di sole sono esplosive: cariche di energia, entusiasmo, gioia. Quelle come oggi, invece, hanno un altro tipo di bellezza. Portano con sé nostalgia, calma, memoria, introspezione.
Sono le giornate in cui riaffiorano ricordi d’infanzia: i pomeriggi passati in casa a guardare le gocce di pioggia scivolare sui vetri delle finestre in legno; gli inverni trascorsi al bar con gli amici; le ore in cameretta, piegato sui libri, a studiare materie a volte noiose.
Quando piove mi piace uscire, passeggiare con l’ombrello appoggiato sulla spalla e fermarmi a scrivere. Perché non c’è niente che stimoli il dialogo con se stessi quanto una giornata come questa, perché le giornate di pioggia sono poesia.
4 weeks ago | [YT] | 40
View 3 replies
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