Ciao, sono Rino. Creo video per aiutarti a raggiugere prima la serenità finanziaria e dopo la libertà finanziaria. Perché penso che ognuno di noi possa scegliere quando ritirarsi dal mondo del lavoro senza aspettare la veneranda età di 70 anni per andare in pensione. Con questo non voglio dire che dobbiamo smettere di lavorare a 40 o piuttosto a 50 anni e non voler far nulla, anzi al contrario. Penso che quando qualcuno smetta di lavorare per soldi, inizi a fare qualcosa di produttivo per gli altri ed il guadagnare denaro sarà solamente una naturale conseguenza.
Buon viaggio verso la tua serenità finanziaria o devo dire buon viaggio verso la tua migliore versione di te!
Per richieste commerciali e collaborazioni potete scrivermi a 📩 rino@ik.me
QUESTO CANALE È A SCOPO STRETTAMENTE INFORMATIVO E NON OFFRE CONSULENZA FINANZIARIA DI ALCUN TIPO, IN QUANTO L'AUTORE NON È UN CONSULENTE FINANZIARIO. I VIDEO DEL CANALE YOUTUBE SONO OPINIONI PERSONALI DELL’AUTORE.
Economicamente (rino.coach)
Quello che non dici a voce alta diventa la voce nella tua testa.
C'è una cosa che quasi nessuno riconosce finché non è troppo tardi.
Le cose che non dici, le parole che trattieni, i sentimenti che nasconderai… non scompaiono. Si trasformano in dialogo interno, in quella voce che ti parla quando sei solo, in quella critica che arriva dal nulla quando stai per fare qualcosa di importante.
Se non dici al tuo capo che qualcosa non va nel progetto, quella insoddisfazione non sparisce, ma probabilmente diventerà il dubbio che ti accompagnerà quando starai lavorando. Se non dici a una persona che ti importa come ti senti, quella emozione non se ne va, ma potrebbe diventare risentimento silenzioso che poi esplode quando meno te l'aspetti. Se non dici a te stesso la verità su quello che vuoi, quella verità non si zittisce da sola, ma diventa la voce che ti sussurra che stai sprecando il tuo tempo.
Il problema è che quella voce interna è molto più convincente di quella esterna. È dentro di te, conosce tutti i tuoi dubbi, tutte le tue paure, tutti i momenti in cui hai avuto torto, e di conseguenza, è difficile non crederle quando parla.
Ma ecco il segreto: quella voce è proprio quello che non hai detto a voce alta. È la versione silenziosa di te che stava aspettando il momento giusto per farsi sentire.
Dire le cose ad alta voce, anche quando è difficile, anche quando hai paura, anche quando sai che potrebbe complicare le cose è il modo per togliere quella voce dalla testa e metterla dove appartiene: nel mondo reale, dove può essere discussa, affrontata, risolta tra persone che conosci, oppure con il tuo psicologo o coach di fiducia.
La cosa che hai paura di dire ad alta voce è la stessa cosa che diventerà il tuo nemico interno se continuerai a tenertela dentro.
E tu, c'è qualcosa che non stai dicendo a voce alta e che sta diventando una voce nella tua testa? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
2 weeks ago | [YT] | 8
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Economicamente (rino.coach)
La gente dirà che stai sbagliando. E probabilmente avrà ragione, ma non nel modo che pensa.
C'è un momento che arriva sempre, quando inizi a fare qualcosa di diverso.
Qualcuno intorno a te decide che la tua scelta non ha molto senso. Non per cattiveria, semplicemente per ignoranza. Non sanno quello che sai tu, non vedono quello che vedi tu, quindi la loro conclusione logica è che tu stia sbagliando.
E sai la cosa strana? Potrebbe anche avere ragione. Potrebbe essere che, seguendo la tua direzione, commetterai degli errori. Potrebbe essere che non tutto andrà come avevi pianificato. Potrebbe essere che i tuoi piani cambieranno strada facendo.
Ma ecco dove hanno torto completamente: non è questo lo "sbagliare" che conta.
Ma lo sbagliare davvero è quando resti fermo perché qualcuno ha detto che potrebbe non funzionare. Sbagliare è quando abbandoni la tua direzione perché la gente intorno a te non la capisce. Sbagliare è quando decidi di non provare perché la probabilità di fallire esiste.
Chi fa qualcosa sbaglierà di certo durante il suo cammino… è naturale. Chi non fa nulla non sbaglierà mai, ma non costruirà nulla… ovviamente.
La gente che critica il tuo percorso molto spesso è perché non ha un proprio percorso.
Hanno una strada tracciata, sicura, prevedibile; hanno lo loro zona di comfort. E quando vedono qualcuno che prova una strada diversa, la loro prima reazione è la paura… la paura che se tu riuscirai, allora loro potrebbero sentirsi dei falliti… così, per non sentirsi inferiori.
E allora sai che cosa fanno: criticano. Non per aiutarti, ma per proteggersi.
La domanda che conta non è "E se sbaglio?". La domanda che conta è "E se non ci provo, riuscirò a convivere con me stesso tra dieci anni?" Molto spesso la gente mi dice che al momento non può e mi dice tante di quelle scuse che ormai non ci do più peso.
E tu, c'è qualcosa che vuoi fare ma non fai perché la gente dice che è sbagliato o che non funzionerà? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
3 weeks ago | [YT] | 6
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Economicamente (rino.coach)
Quello che spendi per diventare qualcosa costa meno di quello che spendi per rimanere quello che sei.
C'è una differenza che quasi nessuno calcola quando pensa ai soldi.
La differenza tra il costo di migliorarsi e il costo di stagnare.
Chi investe nella propria formazione, nei corsi, nei libri, nell'università spende soldi oggi. Li vede uscire dal conto e sente il peso di quella scelta. Chi invece decide di non spendere nulla per crescere non sente il peso finché non arriva il momento in cui scopre che il prezzo della stagnazione è molto più alto.
Il classico esempio è il prezzo della stagnazione, cioè uno stipendio che non cresce o peggio ancora sono competenze che diventano obsolete. È la sensazione di essere sempre un passo indietro rispetto a chi ha investito su se stesso. È non poter scegliere il lavoro che vuoi perché non hai le carte giuste per avere scelta.
Personalmente sto pagando il costo della formazione adesso, con la laurea in psicologia, con i libri, con il tempo. Lo sento ogni mese quando vedo quei soldi uscire dal conto. Ma quello che non si vede è quanto si sta risparmiando nel lungo periodo, o meglio il costo di una vita intera passata a fare qualcosa che non ti appartiene, solo perché non si hanno le competenze per fare quello che si voleva veramente.
La matematica è semplice. Investire in te stesso oggi costa. Non investire in te stesso per il resto della vita costa di più.
E tu, quanti soldi stai investendo su di te adesso sapendo che è il prezzo della tua libertà un domani? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
3 weeks ago | [YT] | 5
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Economicamente (rino.coach)
A 23 anni lavoravo tutto il giorno e studiavo di sera.
A 48 faccio la stessa cosa. Lavoro in ufficio, studio psicologia all'università e scrivo ogni settimana su Substack.
Qualcuno mi chiede: "Ma chi te lo fa fare?"
La risposta è semplice. Nessuno mi aspetta a domicilio con la carriera che voglio. Devo andarmela a prendere da solo.
I video sono in pausa perché la coperta è corta e ho scelto da che lato tirarla. Ma su Substack scrivo ogni giorno, note brevi su mente, lavoro e soldi.
Se stai aspettando che qualcuno si occupi della tua crescita professionale, smetti di aspettare. Link: economicamente.substack.com/
Inizia adesso, con quello che hai, anche se sembra poco.
Un carissimo saluto
Rino
1 month ago | [YT] | 11
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Economicamente (rino.coach)
Nessuno ti ha detto che puoi fare più di una cosa nella vita.
C'è una convinzione che molti si portano dietro fin da quando erano giovani e che nessuno ha mai messo in discussione seriamente.
Quella per cui nella vita si sceglie una cosa, si diventa bravi in quella cosa, e si fa quella cosa per il resto della carriera. Come se l'identità professionale fosse un vestito che indossi una volta sola e non puoi più cambiare, pena la confusione generale di chi ti sta intorno.
Il problema è che le persone cambiano. Le passioni cambiano. Il mercato del lavoro cambia. E chi ha deciso a vent'anni cosa avrebbe fatto per sempre spesso si ritrova a quarantacinque con la sensazione di aver vissuto la carriera di qualcun altro.
La verità è che puoi fare più di una cosa nella vita. Puoi cambiare direzione a metà strada. Puoi costruire una seconda competenza senza buttare via la prima. Puoi essere il ragioniere che diventa coach, il farmacista che diventa scrittore, l'impiegato che costruisce qualcosa di suo nel tempo che gli rimane dopo il lavoro.
Non si chiama incoerenza. Si chiama evoluzione.
Le persone che ti guardano storto quando cambi direzione sono spesso quelle che non hanno mai avuto il coraggio di farlo loro. E la loro opinione, per quanto rumorosa possa esserlo, non vale più di quello che senti tu quando ci pensi da solo in silenzio.
E tu, c'è una direzione che vorresti prendere ma che non hai ancora preso perché ti sembra troppo tardi o troppo diversa da quello che hai fatto finora? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
2 months ago | [YT] | 4
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Economicamente (rino.coach)
Smetti di fare quello che sai fare. Inizia a fare quello che potresti imparare.
C'è una trappola molto diffusa nel mondo del lavoro e si chiama competenza confortante.
Funziona così: nel corso degli anni diventi bravo in qualcosa, quella cosa ti riesce bene, gli altri te la riconoscono, e allora continui a farla… sempre quella e sempre allo stesso modo. Perché funziona, perché è sicura, perché sai già come va a finire e come funziona.
Il problema è che rimanere sempre dentro quello che già sai fare ti mette al riparo dagli errori, ma ti mette anche al riparo dalla crescita. E nel lungo periodo, una persona che smette di imparare smette anche di crescere, sia professionalmente che economicamente.
Le competenze che hai adesso valgono oggi. Tra cinque anni, in un mercato del lavoro che cambia a una velocità che nessuno aveva previsto, alcune di quelle competenze potrebbero valere molto meno o non valere più nulla. Perché si tratta di attività che stanno lentamente sparendo.
Non ti sto dicendo di buttare via quello che hai costruito in tutti questi anni. Ti sto dicendo di aggiungerci qualcosa di nuovo, anche piccolo, ma nuovo. Una cosa che non sai ancora fare e che vorresti imparare. Una competenza che ti apre una porta che adesso è chiusa.
Io lo sto facendo studiando psicologia a 47 anni, mentre la gente mi ha visto prima come quello che faceva i cartoni, poi come ragioniere, poi come impiegato di una azienda farmaceutica. Ma a distanza di anni, ora so dove voglio andare, e so che ogni cosa che imparo mi avvicina un passo in più verso quella direzione.
E tu, c'è qualcosa che vorresti imparare ma continui a rimandare perché non sai da dove iniziare? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
2 months ago | [YT] | 12
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Economicamente (rino.coach)
Stai cercando quello che ti manca. E intanto non vedi quello che hai già.
C'è un meccanismo che il cervello umano fa in modo automatico e che nessuno ti insegna a riconoscere.
Si chiama bias di negatività, e funziona così: il cervello registra e ricorda i problemi, le mancanze e le cose che non vanno con un’intensità molto maggiore rispetto a quelle che vanno bene. Non perché tu sia pessimista, ma perché il cervello è stato progettato per individuare i pericoli, non per godere dei momenti belli… purtroppo!
Il risultato è che passi la giornata con la testa puntata su quello che non hai ancora, su quello che è andato storto, su quello che manca per sentirti finalmente a posto. E tutto quello che funziona, tutto quello che hai già costruito, tutto quello che hai già superato, rimane sullo sfondo, invisibile, dato per scontato.
Non si tratta di diventare positivi a tutti i costi, di quelli che sorridono sempre e dicono che va tutto bene anche quando non è vero, che fanno venire voglia di scappare dalla stanza.
Si tratta di allenare lo sguardo a vedere anche quello che c'è e non solo quello che manca.
Non è semplice gratitudine, ma di avere maggiore cura a quelle cose che magari diamo per scontato. E le cose che diamo per scontato sono le più importanti. Cerca di capire cosa è andato bene e lascia stare ciò che è andato male. Qualcosa che oggi è andato bene, anche piccola, anche banale. Una conversazione che ti ha fatto sentire capito, un problema che hai risolto, un momento in cui ti sei sentito te stesso.
Il cervello impara a cercare quello che gli chiedi di cercare. Se gli chiedi i problemi, trova problemi. Se gli chiedi le cose buone, inizia a trovarle anche nei giorni difficili.
E tu, riesci a ricordare una cosa che oggi è andata bene, anche piccola? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
2 months ago | [YT] | 13
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Economicamente (rino.coach)
Non è il lavoro che ti stanca, ma è il fare un lavoro che non ti appartiene.
Ci sono persone che lavorano dodici ore al giorno e arrivano la sera con la voglia ancora di lavorare.
E poi ci sono persone che lavorano otto ore, fanno le pause (come la pausa pranzo), escono in orario, e arrivano la sera svuotate come se avessero scalato una montagna.
La differenza non è la quantità di lavoro, ma è il significato che quel lavoro ha per loro.
Quando fai qualcosa che senti tuo, che rispecchia i tuoi valori, che ti fa sentire utile in un modo che ha senso per te, la stanchezza è diversa. È una stanchezza sana che ti fa stare tranquillo, non quella pesante che a prima mattina ti fa svegliare già stanco.
Quando invece vai a lavorare solo perché bisogna andare, il corpo lo sa e lo sa prima della testa. Infatti, inizia a mandare segnali come quello della domenica sera. In quel momento inizi a pensare al lunedì mattina e arrivato al lunedì mattina hai la voglia costante di arrivare al venerdì sera come se fosse un traguardo da raggiungere ogni settimana.
Non devi per forza cambiare tutto adesso. Ma potresti iniziare a chiederti: c'è almeno una parte di quello che faccio ogni giorno che sento mia? E se non c'è, cosa potrei fare per trovarla o magari costruirla?
E tu, alla fine della giornata ti senti stanco in modo sano oppure stanco in modo vuoto? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
2 months ago | [YT] | 11
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Economicamente (rino.coach)
Le domande che ti fai determinano la vita che costruisci.
C'è una cosa che facciamo tutti automaticamente, centinaia di volte al giorno, senza accorgercene.
Ci facciamo delle domande.
Il problema è che la maggior parte delle domande che ci facciamo sono domande sbagliate. "Perché non riesco mai a cambiare?" "Perché capitano tutte a me?" "Perché gli altri ce la fanno e io no?"
Il cervello è una macchina che risponde alle domande che gli fai. Se gli chiedi perché non riesci, trova tutte le prove che confermano che non riesci. Se gli chiedi perché sei sempre sfortunato, trova tutte le prove della tua sfortuna.
Non perché sia il cervello sia stupido. Perché è molto bravo a fare quello che gli chiedi.
Prova a cambiare la domanda. Non "perché non riesco?" ma "cosa posso fare diversamente questa volta?" Non "perché sono sempre senza soldi?" ma "dove posso trovare un margine che non ho ancora considerato?"
Stessa situazione, domande diverse e quindi direzione completamente diversa.
Le domande di qualità producono risposte di qualità. È uno dei principi fondamentali del coaching, ed è anche una delle cose più semplici e più rivoluzionarie che puoi iniziare a fare da oggi, senza spendere un euro e senza aspettare il momento giusto.
E tu, qual è la domanda che ti fai più spesso su te stesso e che forse ti sta portando nella direzione sbagliata? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
2 months ago | [YT] | 6
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Economicamente (rino.coach)
Le domande che ti fai determinano la vita che costruisci.
C'è una cosa che facciamo tutti automaticamente, centinaia di volte al giorno, senza accorgercene.
Ci facciamo delle domande.
Il problema è che la maggior parte delle domande che ci facciamo sono domande sbagliate. "Perché non riesco mai a cambiare?" "Perché capitano tutte a me?" "Perché gli altri ce la fanno e io no?"
Il cervello è una macchina che risponde alle domande che gli fai. Se gli chiedi perché non riesci, trova tutte le prove che confermano che non riesci. Se gli chiedi perché sei sempre sfortunato, trova tutte le prove della tua sfortuna.
Non perché sia il cervello sia stupido. Perché è molto bravo a fare quello che gli chiedi.
Prova a cambiare la domanda. Non "perché non riesco?" ma "cosa posso fare diversamente questa volta?" Non "perché sono sempre senza soldi?" ma "dove posso trovare un margine che non ho ancora considerato?"
Stessa situazione, domande diverse e quindi direzione completamente diversa.
Le domande di qualità producono risposte di qualità. È uno dei principi fondamentali del coaching, ed è anche una delle cose più semplici e più rivoluzionarie che puoi iniziare a fare da oggi, senza spendere un euro e senza aspettare il momento giusto.
E tu, qual è la domanda che ti fai più spesso su te stesso e che forse ti sta portando nella direzione sbagliata? Scrivimelo nei commenti, ti risponderò con una domanda che faccio nelle mie sessioni di coaching.
2 months ago | [YT] | 2
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