Ci sono fotografie che acquistano significato solo con il passare del tempo.
Quando questa è stata scattata avevo appena tagliato il traguardo della 100 km del Passatore. Ero stanco, certo. Ma soprattutto ero sereno.
Riguardandola oggi mi colpisce un dettaglio: il cartellone del traguardo è illuminato, io invece sono quasi in ombra.
Come se quel FINISH non fosse la fine della mia impresa, ma l'inizio della persona che stavo diventando.
In quel momento mi trovavo esattamente tra due sfide: avevo appena concluso il Passatore e davanti a me c'era ancora la 100 km di Asolo.
Ricordo una sensazione molto precisa: fiducia.
Non la fiducia di chi pensa che andrà tutto bene.
La fiducia di chi sa quanto è costato arrivare fin lì.
Non avevo la certezza di quello che sarebbe successo, ma dentro di me sentivo di essere pronto. Come se quei 100 chilometri mi avessero insegnato qualcosa che andava oltre la corsa.
Oggi quella fotografia è diventata, per me, la fotografia della fiducia.
L'inizio di un percorso di consapevolezza.
Sono un ultramaratoneta sordoipovedente e convivo con la sindrome di Usher, una malattia genetica rara che unisce sordità e una progressiva perdita della vista.
Forse è anche per questo che quella fiducia ha un significato così profondo.
Perché ho imparato che la consapevolezza non nasce quando tutto è facile.
Nasce quando continui a credere in te stesso, anche mentre il percorso diventa sempre più difficile.
E, a volte, il traguardo più importante non è quello che attraversi con le gambe.
Ci sono due versioni di me in questa immagine. Un bambino… e un uomo.
Quel bambino non sapeva cosa lo aspettava. Non sapeva che la vita gli avrebbe tolto qualcosa poco alla volta… chiedendogli, allo stesso tempo, più impegno degli altri. Non sapeva cosa fosse la sindrome di Usher.
Ma ha imparato presto a lottare.
Ore e ore di riabilitazione uditiva e vocale. La fatica di imparare ogni parola, ogni suono, ogni frase. Studiare la grammatica… non solo per parlare, ma per farsi capire dal mondo.
Quel bambino ha costruito, passo dopo passo, le basi dell’uomo che sono oggi.
L’uomo invece sa. Sa cosa significa perdere, adattarsi, cambiare strada. Ma ha imparato una cosa ancora più grande: accettare.
Accettare non vuol dire arrendersi. Vuol dire trasformare ogni limite in direzione.
E così sono arrivati i risultati. Nel lavoro, nel network. Nello sport, nel karate. Nelle ultramaratone, dove ogni chilometro è una risposta alla vita. E soprattutto… nella famiglia.
Se guardo bene questa immagine, capisco che non è cambiato tutto.
È rimasta quella scintilla. Quella determinazione silenziosa che dice: “Vai avanti. Sempre.”
Questo non è solo il mio percorso. È un messaggio.
Per chi oggi fatica. Per chi si sente indietro. Per chi pensa di non farcela.
Non mollare.
Perché anche quando la strada si restringe… anche quando la luce cambia…
puoi ancora scegliere di andare avanti.
Sempre.
E se oggi sono tutto questo… lo devo a chi, quando io ancora non vedevo la strada, ha creduto in me più di chiunque altro.
A mia madre.
Che non ha mai mollato. Neanche quando sarebbe stato più facile farlo.
Marcello Gombia
Ci sono fotografie che acquistano significato solo con il passare del tempo.
Quando questa è stata scattata avevo appena tagliato il traguardo della 100 km del Passatore. Ero stanco, certo. Ma soprattutto ero sereno.
Riguardandola oggi mi colpisce un dettaglio: il cartellone del traguardo è illuminato, io invece sono quasi in ombra.
Come se quel FINISH non fosse la fine della mia impresa, ma l'inizio della persona che stavo diventando.
In quel momento mi trovavo esattamente tra due sfide: avevo appena concluso il Passatore e davanti a me c'era ancora la 100 km di Asolo.
Ricordo una sensazione molto precisa: fiducia.
Non la fiducia di chi pensa che andrà tutto bene.
La fiducia di chi sa quanto è costato arrivare fin lì.
Non avevo la certezza di quello che sarebbe successo, ma dentro di me sentivo di essere pronto. Come se quei 100 chilometri mi avessero insegnato qualcosa che andava oltre la corsa.
Oggi quella fotografia è diventata, per me, la fotografia della fiducia.
L'inizio di un percorso di consapevolezza.
Sono un ultramaratoneta sordoipovedente e convivo con la sindrome di Usher, una malattia genetica rara che unisce sordità e una progressiva perdita della vista.
Forse è anche per questo che quella fiducia ha un significato così profondo.
Perché ho imparato che la consapevolezza non nasce quando tutto è facile.
Nasce quando continui a credere in te stesso, anche mentre il percorso diventa sempre più difficile.
E, a volte, il traguardo più importante non è quello che attraversi con le gambe.
È quello che raggiungi dentro di te.
#100km #passatore #asolo #ultramarathon #ushersyndrome
1 month ago | [YT] | 1
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Marcello Gombia
Ci sono due versioni di me in questa immagine.
Un bambino… e un uomo.
Quel bambino non sapeva cosa lo aspettava.
Non sapeva che la vita gli avrebbe tolto qualcosa poco alla volta… chiedendogli, allo stesso tempo, più impegno degli altri.
Non sapeva cosa fosse la sindrome di Usher.
Ma ha imparato presto a lottare.
Ore e ore di riabilitazione uditiva e vocale.
La fatica di imparare ogni parola, ogni suono, ogni frase.
Studiare la grammatica… non solo per parlare,
ma per farsi capire dal mondo.
Quel bambino ha costruito, passo dopo passo,
le basi dell’uomo che sono oggi.
L’uomo invece sa.
Sa cosa significa perdere, adattarsi, cambiare strada.
Ma ha imparato una cosa ancora più grande:
accettare.
Accettare non vuol dire arrendersi.
Vuol dire trasformare ogni limite in direzione.
E così sono arrivati i risultati.
Nel lavoro, nel network.
Nello sport, nel karate.
Nelle ultramaratone, dove ogni chilometro è una risposta alla vita.
E soprattutto… nella famiglia.
Se guardo bene questa immagine,
capisco che non è cambiato tutto.
È rimasta quella scintilla.
Quella determinazione silenziosa che dice:
“Vai avanti. Sempre.”
Questo non è solo il mio percorso.
È un messaggio.
Per chi oggi fatica.
Per chi si sente indietro.
Per chi pensa di non farcela.
Non mollare.
Perché anche quando la strada si restringe…
anche quando la luce cambia…
puoi ancora scegliere di andare avanti.
Sempre.
E se oggi sono tutto questo…
lo devo a chi, quando io ancora non vedevo la strada,
ha creduto in me più di chiunque altro.
A mia madre.
Che non ha mai mollato.
Neanche quando sarebbe stato più facile farlo.
Grazie mamma Grazia Degliesposti ❤️
2 months ago | [YT] | 0
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