#Garlasco Mai una frase fu più pertinente a quanto si commenta ora: “In ambito giudiziario, prima di diffondere le notizie si ascolti anche l’altra parte. Non serve indugiare su congetture premature davanti a una notizia di stampa, poiché la cosa parla da sé: saranno i fatti stessi a dimostrare la realtà. Attendiamo con fiducia, sapendo che la verità è figlia del tempo.”
Solo oggi recupero le informazioni di ieri della puntata di #Mattino5 su #Garlasco e #GiovanniFerri. Molte cose non tornano. Ferri aveva ottantotto anni quando fu trovato morto in una stretta intercapedine di via Mulino, il 22 novembre 2010. La morte fu classificata come suicidio. Sedici anni dopo la moglie chiede di indagare per omicidio volontario contro ignoti. Ieri Mattino 5 ha mostrato il reperto di un coltello di 20,5 centimetri, lama seghettata, sporca di sangue. In calce la data 27 luglio 2011 e la sigla del luogotenente #FrancescoMarchetto. Intervistato, Marchetto dice: “Dal 28 marzo 2011 ero già a Sesto San Giovanni, non è la mia sigla, la disconosco”. Quattro mesi dopo il trasferimento, chi siglò quel reperto? Non è l’unico nodo. Nei verbali emergono versioni diverse su luogo e tempi dell’ispezione cadaverica, sul trasferimento della salma e sulla dinamica della rimozione del corpo. Date, atti, dettagli. La domanda non è una teoria, è più semplice: perché esiste una sigla che il diretto interessato disconosce? Perché, sedici anni dopo, restano domande così elementari?
RICINA, NUOVE TRACCE NELLA CASA DI PIETRACATELLA. IL MISTERO SI INFITTISCE
Le ultime notizie arrivano dalla Germania. Le analisi effettuate sui reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita avrebbero individuato nuove tracce di ricina. Un risultato ancora da confermare ufficialmente, che potrebbe offrire agli investigatori elementi importanti per ricostruire quanto accaduto a Pietracatella. Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara, appena quindici anni, morirono nel dicembre scorso a poche ore di distanza. Quella che inizialmente sembrava una tragica intossicazione alimentare si è trasformata in un’indagine per duplice omicidio. L’attenzione torna sulla cena del 23 dicembre, ma soprattutto sui 131 reperti prelevati nell’abitazione. Dove è stata trovata esattamente la sostanza? Su quali oggetti? È possibile ricostruirne il percorso fino alle vittime? La presenza della ricina è scientificamente accertata. Resta invece da dimostrare se l’avvelenamento sia stato volontario e, in quel caso, chi ne sia responsabile. Il punto cruciale è proprio questo: trovare il veleno non significa aver trovato chi lo ha utilizzato. Servono riscontri, non suggestioni. Perché dietro questa indagine ci sono due morti, una madre e una figlia, e una verità che non può essere affidata alle sole indiscrezioni.
#ChiaraPetrolini @mow_mag Oggi MOW torna sul caso dei neonati di Traversetolo e pone interrogativi pesanti. La Procura contesta l’assoluzione di Chiara Petrolini per la morte del primo bambino, nato nel maggio 2023, sostenendo che vi sarebbero elementi per ritenere che fosse nato vivo. Due gravidanze tenute nascoste. Due parti avvenuti in casa. Due corpi sepolti nel giardino della stessa abitazione. Ora sarà la giustizia a stabilire definitivamente cosa accadde anche al primo bambino. Una cosa, è certa: giudiziariamente questa storia non è ancora finita.
GARLASCO UNICUM CHI SONO I MAGISTRATI CHE HANNO RIAPERTO IL CASO? Quando si parla della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, una domanda resta spesso in secondo piano: chi ha assunto la responsabilità di riaprire un caso così complesso, dopo quasi vent’anni e una condanna definitiva? I nomi sono quattro: Fabio Napoleone, Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza. Basta con i commenti aleatori su questi magistrati: non sono investigatori improvvisati, ma i magistrati della Procura della Repubblica di Pavia che hanno lavorato e stanno lavorando alla nuova inchiesta. FABIO NAPOLEONE: Procuratore della Repubblica di Pavia, coordina l’ufficio della nuova inchiesta. Entrato in magistratura nel 1981, ha oltre quarant’anni di carriera. Ha svolto funzioni giudicanti e requirenti a Milano, si è occupato di criminalità organizzata, corruzione e procedimenti economico-finanziari, ha fatto parte della Direzione Distrettuale Antimafia ed è stato componente togato del CSM. Prima di Pavia è stato Procuratore di Sondrio e sostituto procuratore generale a Milano. STEFANO CIVARDI: Procuratore aggiunto a Pavia. Magistrato dal 1996, ha lavorato a lungo alla Procura di Milano su criminalità economica, reati contro la pubblica amministrazione e indagini complesse. Ha esperienza nella Direzione Distrettuale Antimafia. Circa trent’anni di magistratura. VALENTINA DE STEFANO E GIULIANA RIZZA Sostitute procuratrici presso il Tribunale di Pavia, nel gruppo impegnato nella nuova indagine. Il loro ruolo non è marginale: insieme a Civardi hanno seguito direttamente il procedimento e i loro nomi compaiono negli atti. La nuova indagine non si è riaperta sul nulla né su impulsi da trame opache, come suggeriscono certi ambienti, a bordate insensate, ma su presupposti investigativi concreti. I nuovi approfondimenti sul materiale genetico repertato sulle unghie di Chiara Poggi, poi sviluppati con ulteriori accertamenti scientifici, investigativi e testimoniali. Successivamente il lavoro della Procura è andato oltre l’atto iniziale della riapertura. Sono stati disposti nuovi accertamenti, consulenze e verifiche. Nel 2026 l’indagine è arrivata alla chiusura e la Procura di Pavia ha trasmesso materiale alla Procura generale di Milano, chiamata a valutazioni autonome sull’eventuale revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi. Il presupposto della riapertura non era aver già trovato un nuovo colpevole; gli elementi rinvenuti erano ritenuti sufficientemente significativi da meritare nuovi accertamenti. Quando decide un ufficio guidato da un magistrato con oltre quarant’anni di esperienza, affiancato da colleghi con percorsi consolidati, liquidare tutto con “non hanno niente” significa confondere due questioni diverse. Una cosa è chiedersi se gli elementi raccolti saranno sufficienti a sostenere la ricostruzione della Procura, altra cosa è sostenere che il caso Garlasco è stato riaperto senza ragione. Questo, per i detrattori della Procura di Pavia, non corrisponde a ciò che è documentato. Garlasco non si riapre per curiosità, suggestione o clamore mediatico. Si riapre perché dei magistrati, assumendosene la responsabilità, hanno ritenuto che determinati elementi andassero verificati di nuovo. Potranno essere confermati, ridimensionati o insufficienti, ma insufficiente, non significa inesistente. Il principio da ricordare è semplice: NON DOBBIAMO CREDERE ALLA PROCURA PER FEDE. DOBBIAMO PERÒ RISPETTARE IL LAVORO CHE HA SVOLTO E ATTENDERE CHE SIANO LE PROVE A PARLARE. I quattro magistrati che hanno in carico il caso, a mio parere, non hanno già riscritto la storia, ma hanno ritenuto su base concreta e sufficientemente probante di poter tornare a indagarla.
Drammatica svolta nel caso del cantante D4vd. La famiglia di Celeste Rivas Hernandez, la 14enne uccisa e fatta a pezzi a Los Angeles, ha chiesto ufficialmente la pena di morte. Il giudice ha stabilito che l'artista 21enne andrà a processo per omicidio e abuso su minore. I resti della vittima erano stati trovati nella sua Tesla.
LA 14ENNE PER CUI DAVD È ACCUSATO DI OMICIDIO ERA INCINTA E AVEVA ABORTITO: SVELATI I MESSAGGI AL PROCESSO
Un corto circuito spaventoso tra la realtà e il pezzo che lo ha reso famoso, "Romantic Homicide". Una vicenda terribile.
Questa sera a Ignoto X, Carmelo Schininà ha parlato di nuovi sviluppi sul caso Garlasco: almeno tre nuove consulenze tecniche per la difesa di Alberto Stasi e ulteriori elementi che potrebbero entrare nel fascicolo della Procura di Pavia.
Un quadro ancora in evoluzione, che potrebbe aprire nuovi scenari nell’inchiesta.
Per me il punto è proprio questo: si è superato il confine tra il legittimo esercizio del diritto di critica e la costruzione di una narrazione in cui tutto deve tornare per forza.
Se la Procura di Pavia riapre un’indagine, allora deve esserci qualcuno che l’ha spinta a farlo. Se Le Iene hanno portato all’attenzione determinati elementi, allora necessariamente devono aver “manipolato” qualcuno. Se quegli elementi possono essere usati dalla difesa di Stasi per chiedere una revisione, allora tutto sarebbe stato fatto per favorirlo. Pezzo dopo pezzo si arriva alla conclusione che tutti siano complici: procura, magistrati, giornalisti, investigatori, consulenti, programmi televisivi. Tutti dentro lo stesso presunto disegno.
Siamo seri? A questo punto la domanda è inevitabile: dove sono le prove di questo gigantesco meccanismo di manipolazione? Non basta mettere in fila coincidenze, rapporti professionali, decisioni investigative e posizioni diverse per trasformarli automaticamente in un complotto.
Secondo questa ricostruzione una procura si sarebbe prestata al piano, per esempio con l’ispezione del canale di Tromello, e quindi sarebbe stata manipolata: un’assurda deduzione. Non basta che Le Iene, nella persona di Alessandro De Giuseppe, abbiano insistito su certi aspetti per trasformare il loro lavoro nella causa della riapertura. Soprattutto non basta che una nuova attività investigativa possa, eventualmente, essere utile alla difesa di Stasi per dedurne che sia stata fatta apposta per lui.
Questa non è più critica. È una narrazione che rischia di diventare autoreferenziale: se qualcuno conferma la teoria è una prova; se qualcuno la smentisce, è perché fa parte del sistema. Comodissimo, così non esiste più nemmeno la possibilità di essere smentiti.
Sì, condivido quello che scrive Grimaldi.
Il problema non è soltanto capire perché si sia riaperta un’indagine. È anche capire con quale leggerezza si possano lanciare accuse pesantissime contro persone e istituzioni senza portare, a sostegno, prove altrettanto pesanti.
Dire che una procura è stata manipolata non è un’opinione qualsiasi. Dire che giornalisti, magistrati o altri soggetti abbiano agito per favorire una revisione di Stasi significa attribuire loro un preciso disegno e una precisa responsabilità. Una cosa del genere non si dimostra con una teoria, ma con i fatti.
Altrimenti si corre il rischio di una situazione surreale: nel tentativo di denunciare una presunta manipolazione delle indagini si finisce per costruire una nuova manipolazione narrativa intorno alle indagini stesse. E questo, francamente, non aiuta nessuno a trovare la verità. Nemmeno la verità che qualcuno dice di voler difendere.
Io, almeno, vorrei tornare a una regola più semplice: prove, documenti, fatti. Il resto è soltanto narrazione tossica. Sì, voglio indignarmi, perché questo appare come il desiderio malsano di chi avrebbe voluto tenere in carcere un innocente per coprire un sistema corrotto negli intenti, fatto di incompetenza, sufficienza e chissà quanto altro.
Cronache di Nero Inchiostro
1 day ago | [YT] | 11
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Cronache di Nero Inchiostro
#Garlasco
Mai una frase fu più pertinente a quanto si commenta ora:
“In ambito giudiziario, prima di diffondere le notizie si ascolti anche l’altra parte. Non serve indugiare su congetture premature davanti a una notizia di stampa, poiché la cosa parla da sé: saranno i fatti stessi a dimostrare la realtà. Attendiamo con fiducia, sapendo che la verità è figlia del tempo.”
1 day ago | [YT] | 43
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Cronache di Nero Inchiostro
Solo oggi recupero le informazioni di ieri della puntata di #Mattino5 su #Garlasco e #GiovanniFerri.
Molte cose non tornano. Ferri aveva ottantotto anni quando fu trovato morto in una stretta intercapedine di via Mulino, il 22 novembre 2010. La morte fu classificata come suicidio. Sedici anni dopo la moglie chiede di indagare per omicidio volontario contro ignoti. Ieri Mattino 5 ha mostrato il reperto di un coltello di 20,5 centimetri, lama seghettata, sporca di sangue. In calce la data 27 luglio 2011 e la sigla del luogotenente #FrancescoMarchetto. Intervistato, Marchetto dice: “Dal 28 marzo 2011 ero già a Sesto San Giovanni, non è la mia sigla, la disconosco”. Quattro mesi dopo il trasferimento, chi siglò quel reperto? Non è l’unico nodo. Nei verbali emergono versioni diverse su luogo e tempi dell’ispezione cadaverica, sul trasferimento della salma e sulla dinamica della rimozione del corpo. Date, atti, dettagli. La domanda non è una teoria, è più semplice: perché esiste una sigla che il diretto interessato disconosce? Perché, sedici anni dopo, restano domande così elementari?
2 days ago | [YT] | 135
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Cronache di Nero Inchiostro
3 days ago | [YT] | 33
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Cronache di Nero Inchiostro
RICINA, NUOVE TRACCE NELLA CASA DI PIETRACATELLA. IL MISTERO SI INFITTISCE
Le ultime notizie arrivano dalla Germania. Le analisi effettuate sui reperti sequestrati nell’abitazione della famiglia Di Vita avrebbero individuato nuove tracce di ricina. Un risultato ancora da confermare ufficialmente, che potrebbe offrire agli investigatori elementi importanti per ricostruire quanto accaduto a Pietracatella.
Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara, appena quindici anni, morirono nel dicembre scorso a poche ore di distanza. Quella che inizialmente sembrava una tragica intossicazione alimentare si è trasformata in un’indagine per duplice omicidio.
L’attenzione torna sulla cena del 23 dicembre, ma soprattutto sui 131 reperti prelevati nell’abitazione. Dove è stata trovata esattamente la sostanza? Su quali oggetti? È possibile ricostruirne il percorso fino alle vittime? La presenza della ricina è scientificamente accertata. Resta invece da dimostrare se l’avvelenamento sia stato volontario e, in quel caso, chi ne sia responsabile.
Il punto cruciale è proprio questo: trovare il veleno non significa aver trovato chi lo ha utilizzato.
Servono riscontri, non suggestioni. Perché dietro questa indagine ci sono due morti, una madre e una figlia, e una verità che non può essere affidata alle sole indiscrezioni.
#Pietracatella #Ricina
4 days ago | [YT] | 23
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Cronache di Nero Inchiostro
#ChiaraPetrolini
@mow_mag
Oggi MOW torna sul caso dei neonati di Traversetolo e pone interrogativi pesanti.
La Procura contesta l’assoluzione di Chiara Petrolini per la morte del primo bambino, nato nel maggio 2023, sostenendo che vi sarebbero elementi per ritenere che fosse nato vivo.
Due gravidanze tenute nascoste. Due parti avvenuti in casa. Due corpi sepolti nel giardino della stessa abitazione.
Ora sarà la giustizia a stabilire definitivamente cosa accadde anche al primo bambino.
Una cosa, è certa: giudiziariamente questa storia non è ancora finita.
1 week ago | [YT] | 84
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Cronache di Nero Inchiostro
GARLASCO UNICUM
CHI SONO I MAGISTRATI CHE HANNO RIAPERTO IL CASO?
Quando si parla della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, una domanda resta spesso in secondo piano: chi ha assunto la responsabilità di riaprire un caso così complesso, dopo quasi vent’anni e una condanna definitiva?
I nomi sono quattro: Fabio Napoleone, Stefano Civardi, Valentina De Stefano e Giuliana Rizza.
Basta con i commenti aleatori su questi magistrati: non sono investigatori improvvisati, ma i magistrati della Procura della Repubblica di Pavia che hanno lavorato e stanno lavorando alla nuova inchiesta.
FABIO NAPOLEONE: Procuratore della Repubblica di Pavia, coordina l’ufficio della nuova inchiesta.
Entrato in magistratura nel 1981, ha oltre quarant’anni di carriera. Ha svolto funzioni giudicanti e requirenti a Milano, si è occupato di criminalità organizzata, corruzione e procedimenti economico-finanziari, ha fatto parte della Direzione Distrettuale Antimafia ed è stato componente togato del CSM. Prima di Pavia è stato Procuratore di Sondrio e sostituto procuratore generale a Milano.
STEFANO CIVARDI: Procuratore aggiunto a Pavia.
Magistrato dal 1996, ha lavorato a lungo alla Procura di Milano su criminalità economica, reati contro la pubblica amministrazione e indagini complesse. Ha esperienza nella Direzione Distrettuale Antimafia. Circa trent’anni di magistratura.
VALENTINA DE STEFANO E GIULIANA RIZZA
Sostitute procuratrici presso il Tribunale di Pavia, nel gruppo impegnato nella nuova indagine.
Il loro ruolo non è marginale: insieme a Civardi hanno seguito direttamente il procedimento e i loro nomi compaiono negli atti.
La nuova indagine non si è riaperta sul nulla né su impulsi da trame opache, come suggeriscono certi ambienti, a bordate insensate, ma su presupposti investigativi concreti. I nuovi approfondimenti sul materiale genetico repertato sulle unghie di Chiara Poggi, poi sviluppati con ulteriori accertamenti scientifici, investigativi e testimoniali.
Successivamente il lavoro della Procura è andato oltre l’atto iniziale della riapertura. Sono stati disposti nuovi accertamenti, consulenze e verifiche. Nel 2026 l’indagine è arrivata alla chiusura e la Procura di Pavia ha trasmesso materiale alla Procura generale di Milano, chiamata a valutazioni autonome sull’eventuale revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi.
Il presupposto della riapertura non era aver già trovato un nuovo colpevole; gli elementi rinvenuti erano ritenuti sufficientemente significativi da meritare nuovi accertamenti.
Quando decide un ufficio guidato da un magistrato con oltre quarant’anni di esperienza, affiancato da colleghi con percorsi consolidati, liquidare tutto con “non hanno niente” significa confondere due questioni diverse.
Una cosa è chiedersi se gli elementi raccolti saranno sufficienti a sostenere la ricostruzione della Procura, altra cosa è sostenere che il caso Garlasco è stato riaperto senza ragione.
Questo, per i detrattori della Procura di Pavia, non corrisponde a ciò che è documentato.
Garlasco non si riapre per curiosità, suggestione o clamore mediatico. Si riapre perché dei magistrati, assumendosene la responsabilità, hanno ritenuto che determinati elementi andassero verificati di nuovo. Potranno essere confermati, ridimensionati o insufficienti, ma insufficiente, non significa inesistente.
Il principio da ricordare è semplice: NON DOBBIAMO CREDERE ALLA PROCURA PER FEDE. DOBBIAMO PERÒ RISPETTARE IL LAVORO CHE HA SVOLTO E ATTENDERE CHE SIANO LE PROVE A PARLARE.
I quattro magistrati che hanno in carico il caso, a mio parere, non hanno già riscritto la storia, ma hanno ritenuto su base concreta e sufficientemente probante di poter tornare a indagarla.
Carlotta Barbi
Cronache di Nero Inchiostro
#Garlasco #Indagine #FabioNapoleone #StefanoCivardi #ValentinaDeStefano #GiulianaRizza #Stasi #Sempio #CronachediNeroInchiostro
2 weeks ago (edited) | [YT] | 501
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Cronache di Nero Inchiostro
Drammatica svolta nel caso del cantante D4vd.
La famiglia di Celeste Rivas Hernandez, la 14enne uccisa e fatta a pezzi a Los Angeles, ha chiesto ufficialmente la pena di morte.
Il giudice ha stabilito che l'artista 21enne andrà a processo per omicidio e abuso su minore. I resti della vittima erano stati trovati nella sua Tesla.
LA 14ENNE PER CUI DAVD È ACCUSATO DI OMICIDIO ERA INCINTA E AVEVA ABORTITO:
SVELATI I MESSAGGI AL PROCESSO
Un corto circuito spaventoso tra la realtà e il pezzo che lo ha reso famoso, "Romantic Homicide". Una vicenda terribile.
#D4vd #CelesteRivasHernandez #Cronaca
2 weeks ago | [YT] | 23
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Cronache di Nero Inchiostro
🔴 GARLASCO, SCHININÀ: NUOVI ELEMENTI
Questa sera a Ignoto X, Carmelo Schininà ha parlato di nuovi sviluppi sul caso Garlasco: almeno tre nuove consulenze tecniche per la difesa di Alberto Stasi e ulteriori elementi che potrebbero entrare nel fascicolo della Procura di Pavia.
Un quadro ancora in evoluzione, che potrebbe aprire nuovi scenari nell’inchiesta.
Il caso Garlasco torna a muoversi.
#Garlasco #ChiaraPoggi #AlbertoStasi #AndreaSempio #CarmeloSchininà #IgnotoX #Cronaca
2 weeks ago | [YT] | 202
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Cronache di Nero Inchiostro
Per me il punto è proprio questo: si è superato il confine tra il legittimo esercizio del diritto di critica e la costruzione di una narrazione in cui tutto deve tornare per forza.
Se la Procura di Pavia riapre un’indagine, allora deve esserci qualcuno che l’ha spinta a farlo. Se Le Iene hanno portato all’attenzione determinati elementi, allora necessariamente devono aver “manipolato” qualcuno. Se quegli elementi possono essere usati dalla difesa di Stasi per chiedere una revisione, allora tutto sarebbe stato fatto per favorirlo. Pezzo dopo pezzo si arriva alla conclusione che tutti siano complici: procura, magistrati, giornalisti, investigatori, consulenti, programmi televisivi. Tutti dentro lo stesso presunto disegno.
Siamo seri? A questo punto la domanda è inevitabile: dove sono le prove di questo gigantesco meccanismo di manipolazione? Non basta mettere in fila coincidenze, rapporti professionali, decisioni investigative e posizioni diverse per trasformarli automaticamente in un complotto.
Secondo questa ricostruzione una procura si sarebbe prestata al piano, per esempio con l’ispezione del canale di Tromello, e quindi sarebbe stata manipolata: un’assurda deduzione. Non basta che Le Iene, nella persona di Alessandro De Giuseppe, abbiano insistito su certi aspetti per trasformare il loro lavoro nella causa della riapertura. Soprattutto non basta che una nuova attività investigativa possa, eventualmente, essere utile alla difesa di Stasi per dedurne che sia stata fatta apposta per lui.
Questa non è più critica. È una narrazione che rischia di diventare autoreferenziale: se qualcuno conferma la teoria è una prova; se qualcuno la smentisce, è perché fa parte del sistema. Comodissimo, così non esiste più nemmeno la possibilità di essere smentiti.
Sì, condivido quello che scrive Grimaldi.
Il problema non è soltanto capire perché si sia riaperta un’indagine. È anche capire con quale leggerezza si possano lanciare accuse pesantissime contro persone e istituzioni senza portare, a sostegno, prove altrettanto pesanti.
Dire che una procura è stata manipolata non è un’opinione qualsiasi. Dire che giornalisti, magistrati o altri soggetti abbiano agito per favorire una revisione di Stasi significa attribuire loro un preciso disegno e una precisa responsabilità. Una cosa del genere non si dimostra con una teoria, ma con i fatti.
Altrimenti si corre il rischio di una situazione surreale: nel tentativo di denunciare una presunta manipolazione delle indagini si finisce per costruire una nuova manipolazione narrativa intorno alle indagini stesse. E questo, francamente, non aiuta nessuno a trovare la verità. Nemmeno la verità che qualcuno dice di voler difendere.
Io, almeno, vorrei tornare a una regola più semplice: prove, documenti, fatti. Il resto è soltanto narrazione tossica.
Sì, voglio indignarmi, perché questo appare come il desiderio malsano di chi avrebbe voluto tenere in carcere un innocente per coprire un sistema corrotto negli intenti, fatto di incompetenza, sufficienza e chissà quanto altro.
#Garlasco #Cronachedineroinchiostro #Stasi #LeIene #ProcuradiPavia #Sempio
@LuigiGrimaldi
2 weeks ago | [YT] | 942
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