Pierluigi Dadrim Peruffo

Svolgo la professione di counselor filosofico. Aiuto le persone a conoscersi e vivere liberamente divulgando il sapere e le pratiche della filosofia mistica. Pubblico tre rubriche settimanali sui miei canali social, tengo incontri personali di counseling filosofico e conferenze. Nel 2018, ho pubblicato il libro: "Il virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne." Per incontri di counseling filosofico individuali o di coppia (in studio oppure online), conferenze, incontri nelle scuole con classi, team insegnanti e studenti, o per qualsiasi altra informazione potete contattarmi via mail all'indirizzo: dadrimblog@gmail.com Per biografia e CV visita il mio sito: www.dadrim.org


Pierluigi Dadrim Peruffo

I qualia, nella filosofia della mente, indicano gli aspetti soggettivi dell’esperienza cosciente, cioè il modo in cui qualcosa viene vissuto dall’interno. Il termine deriva dal latino quale (“di quale natura”, “com’è”) e indica appunto le qualità vissute dell’esperienza soggettiva. Non descrive il fenomeno fisico in sé, ma il modo in cui esso appare alla coscienza. Ad esempio il rosso non come lunghezza d’onda, ma come “rossità” percepita, oppure il dolore non come impulso nervoso, ma come sofferenza sentita.

Il problema nasce perché la scienza, all’interno del paradigma empirico-biologico ancora oggi piuttosto dominante, può descrivere con enorme precisione i processi cerebrali associati a un’esperienza, ma non riesce a spiegare perché tali processi siano accompagnati da un vissuto soggettivo, se non definendolo spesso un semplice epifenomeno biologico. In altre parole, non spiega perché l’attività elettrochimica del cervello produca un’esperienza interiore. Rimane pertanto aperta la domanda sul perché non siamo semplicemente macchine biologiche prive di esperienza cosciente (sic!).

Secondo alcune prospettive critiche, alle quali personalmente mi sento vicino, questo limite deriverebbe dal fatto che una certa impostazione scientifica osserva i fenomeni oggettivabili, ma tende a non interrogarsi sulla natura dell’osservatore stesso, poiché esso non appare strumentalmente e oggettivamente osservabile.

Così si entra in un paradosso incredibile, dove la consapevolezza può osservare contenuti, stati mentali, percezioni e pensieri, comprendere e rendere tutto significante, ma, non essendo riducibile a un semplice oggetto fra gli oggetti dell’esperienza, tantomeno a qualcosa di interamente verificabile in termini strumentali, viene definita un derivato, uno scarto di processi meccanici biochimici.

Qui emerge quello che filosofi come David Chalmers hanno chiamato “hard problem of consciousness”, il problema difficile della coscienza. Possiamo spiegare come il cervello elabori informazioni, riconosca colori o reagisca agli stimoli, ma non comprendiamo perché tutto questo sia accompagnato da un sentire soggettivo. Alcuni studiosi liquidano la questione interpretandola, come accennato poc’anzi, come il risultato di una molteplicità di interazioni puramente biochimiche che, almeno per ora, non sarebbero catalogabili in modo esaustivo a causa della loro enorme complessità e dell’immensa rete di segnali interconnessi. Da tale complessità emergerebbe ciò che noi chiamiamo coscienza, credendo illusoriamente che essa sia qualcosa di separato dal mero dato biologico.

Ed è proprio qui che il discorso, a mio avviso, entra, se siamo seri fino in fondo, nel campo della metafisica e della psicologia del trascendente o transpersonale, lasciandosi alle spalle tanto le tesi di Chalmers quanto le ipotesi di una complessità irriducibile di natura biochimica, non per negazione di questi livelli di analisi, ma per uno spostamento del piano di osservazione. Quando si osserva profondamente l’esperienza, emerge infatti una questione ancora più delicata e dirimente: chi è colui che “possiede” i qualia e ogni forma di esperienza cosciente e non cosciente?

“Io”, risponderebbe la maggior parte di noi. Ed ecco allora la domanda che porta l’indagine a un livello ancora più nucleare: che cos’è questo io? Possiamo farne esperienza diretta? Oppure l’io è soltanto un processo mentale costruito dalla memoria, dal linguaggio e dall’identificazione psicologica? Esiste davvero un soggetto separato che sperimenta, oppure l’idea stessa di un centro osservatore è un contenuto della coscienza?

La filosofia e la psicologia analitica si fermano spesso al problema di come sorga l’esperienza soggettiva. Ricercatori come Jiddu Krishnamurti o Nisargadatta Maharaj spingono invece l’indagine oltre, invitandoci a interrogarci sulla natura del soggetto che afferma: “questa è la mia esperienza”.

Detto in altri termini, se attraverso un’immersione profonda nel silenzio si interrompono i processi di etichettatura mentale dell’esperienza e si permane in uno stato di quiete interiore, esiste ancora una reale separazione nel campo della coscienza? E che cosa viene realmente esperito, e da chi?

A tali domande non si può rispondere soltanto pensando, rimanendo confinati nel campo del pensiero o dell’esperimento di laboratorio. Occorre, se lo si vuole davvero, trasformarsi in laboratori viventi e generare in sé i presupposti stessi dell’indagine, attraverso l’interruzione dell’identificazione con il flusso sensoriale e mentale. Impresa tutt’altro che semplice.

Chi afferma di aver attraversato tale stato, o forse sarebbe più corretto dire tale esperire, poiché non si tratterebbe di un fenomeno appartenente alle comuni forme dell’esperienza, che necessitano di definizione, memoria e rievocazione, sostiene che ogni separazione appaia come un semplice movimento sulla superficie della coscienza. Quanto più la mente si focalizza rigidamente su un contenuto particolare dell’esperienza, tanto più nasce l’illusione di essere un’entità separata. Quando invece questa focalizzazione si dissolve, emergerebbe la percezione di un campo di coscienza atemporale e aspaziale, vissuto interiormente come amore non causato ed estinzione di ogni forma di paura.
Di questi aspetti, non a caso, parlo ampiamente in diversi passaggi del mio nuovo libro SANKALPA. La presenza vigile e incondizionata.

Buona serata a tutti e grazie a Marlene che ha "provocato" questa riflessione, spero utile. 🙏

1 day ago | [YT] | 60

Pierluigi Dadrim Peruffo

Carissimi, dopo vent’anni di lavoro educativo sul campo, colloqui e ricerca interiore, nasce SANKALPA, un libro che raccoglie e distilla il senso più profondo di questo lungo percorso umano, filosofico e spirituale.

Attraverso riflessioni, dialoghi, storie, allegorie e racconti sapienziali, queste pagine accompagneranno il lettore in un vero e proprio itinerario d’indagine esistenziale, attraversando le strade della gioia e del dolore, della paura e dell’amore, fino a toccare il mistero della vita e della morte e le due domande fondamentali dell’esistenza: chi o che cosa siamo veramente? E che senso ha questa nostra vita?

SANKALPA
La presenza vigile e incondizionata

Da giugno sarà ordinabile nelle principali librerie d’Italia e sui vari store online.

Chi desiderasse ricevere una o più copie con dedica personale, spedite direttamente da me, può già prenotarle attraverso la sezione “Negozio” del mio sito oppure scrivermi a: dadrimblog@gmail.com

Sarà sufficiente indicare nella mail: “Ho interesse a prenotare n. copie”.

Risponderò personalmente con tutte le informazioni. 🙏

Autore: Pierluigi Dadrim Peruffo
Genere: Saggio filosofico e spirituale
Pagine: 308
Edizione con copertina rigida: 21 euro

© 2026 Tutti i diritti riservati all’Autore.

#SANKALPA #PierluigiDadrimPeruffo #Filosofia

6 days ago | [YT] | 135

Pierluigi Dadrim Peruffo

Ed eccoci a un ennesimo 25 aprile, in cui, come al solito, vedo persone festeggiare la fine di una dittatura caduta ottantuno anni fa, mentre continuano a vivere nell’inquietudine dell’ombra del suo fantasma, come se fosse sempre pronto a tornare.

Contemporaneamente, non esitano a evocare simboli e atmosfere legate al comunismo, dimenticando che anche quella storia è stata segnata da controllo, repressione, morte e da un fallimento teorico, pratico e umano.

Il vero paradosso, che anche quest’anno andrò inutilmente a rimarcare, è che si combattono e si ammiccano spettri del passato mentre si subiscono, spesso senza accorgersene, forme di potere presenti, per certi versi ancora più sottili e pervasive. Ci si pensa liberi all’interno di un sistema che assomiglia sempre più a una plutocrazia che persiste nel presentarsi, ormai in modo quasi imbarazzante, come democrazia, offrendo una fasulla alternanza fra fazioni opposte quanto coincidenti. Come se l’intelligenza umana non fosse in grado di generare una visione più ampia e più matura, capace di trascendere queste categorie politiche logore e infantili.

Tutto questo si regge anche grazie alla continua rievocazione di nemici utili, che quanto più risultano impalpabili, tanto più si rivelano efficaci. Così, quando la paura sostituisce la comprensione, diventa facile guidare le persone senza che se ne accorgano, trascinandole da un incubo all’altro e convincendole che tutto ciò sia nobile e necessario, perché si è in lotta contro le tenebre.

A tratti sembra di essere dentro la trama di Ricomincio da capo, in cui il protagonista è costretto a rivivere sempre lo stesso giorno, il 2 febbraio. Forse dovremmo iniziare a festeggiare simbolicamente anche quella data, come promemoria della nostra capacità di muoverci perpetuamente in cerchio senza mai comprendere veramente.

Buon 25 aprile/2 febbraio.

Un caro saluto,
Pier

2 weeks ago | [YT] | 142

Pierluigi Dadrim Peruffo

Personalmente ritengo che per comprendere pienamente le nostre esistenze non si debba ragionare restando schiacciati nell’arco temporale di una singola vita, né tantomeno all’interno del tempo psicologico lineare. La coscienza si manifesta attraverso apparizioni che vengono percepite come temporalmente limitate sul piano sensoriale, ma questa non è confinata alla concezione lineare e consequenziale del tempo cronologico. Se si osserva con attenzione, ciò che chiamiamo vita individuale può essere inteso come un movimento della coscienza che prende forma attraverso strutture organiche, esperienze e identificazioni. In questo senso, la vita di una persona che muore ancora aggrappata a un forte desiderio, a una paura irrisolta o a un’immagine di sé non si esaurisce semplicemente in quell’evento, ma lascia dietro di sé un nucleo di desiderio, una spinta irrisolta che continua a muovere la coscienza, generando nuove configurazioni di esperienza. Riprendendo la sempre efficace immagine dell’onda, è come se un’onda, sollevata dal vento, ricadesse nell’oceano trasmettendo la propria energia e contribuendo al sorgere di una nuova onda. Questo movimento può essere ipotizzato sia come dinamica interna e profonda della coscienza, chiaramente esperibile e verificabile unicamente attraverso la conoscenza di sé, sia come traccia esterna socioculturale oggettivamente verificabile, cioè come testimonianza che si trasmette di generazione in generazione. Ciò che determina questo movimento è il desiderio. Il vento, in questa metafora, è il desiderio stesso. Se ci si ferma a osservare, il desiderio imprime una direzione alla coscienza, la mette in moto e la orienta verso forme sempre nuove nel tentativo di realizzarsi. L’esperienza, a sua volta, porta con sé una possibilità di comprensione: attraverso il vivere, il desiderio può essere visto, compreso e progressivamente elevato. Quando questa comprensione si approfondisce, il desiderio si dilata fino a trasformarsi. Non scompare per repressione, ma si apre in qualcosa di qualitativamente diverso e ultimo: il desiderio di libertà e di verità. Ed è in questo passaggio che esso si manifesta nella sua piena realizzazione come amore, non più come mancanza che cerca compimento, ma come espressione di pienezza. Quando il nucleo di coscienza che chiamiamo io, o anima, giunge a questa consapevolezza, cessa il movimento del divenire, cioè il tentativo di diventare qualcuno o qualcosa. In quel momento avviene un ritorno, o forse sarebbe più corretto dire un riconoscimento di ciò che è sempre stato; una fusione con ciò che possiamo chiamare l’Assoluto. L’amore, infatti, non è un desiderio, ma la qualità stessa dell’essere dell’Assoluto. Per questo tutti i mistici, da Meister Eckhart a Rumi, fino alla tradizione cristiana, che possiamo sintetizzare nelle parole “Dio è amore”, hanno indicato non un oggetto da raggiungere, ma una natura da riconoscere, un essere assoluto a cui ricongiungersi e risvegliarsi.

Buona serata a tutti,
Pier

2 weeks ago | [YT] | 77

Pierluigi Dadrim Peruffo

Grazie agli amici di Sovico per la bella giornata e lo spazio di dialogo. 🙏

3 weeks ago | [YT] | 97

Pierluigi Dadrim Peruffo

Trump attacca ancora l’Italia: «Non c’è stata per noi, non ci saremo per lei».
Ecco, magari prima di non esserci più prendetevi anche le vostre basi, i vostri soldati, le vostre armi e riportateveli a casa. Non vorrei mai che non ci foste più mentre, stranamente, esplodono ordigni misteriosi qua e là, perché tra le minacce di Israele e le vostre sappiamo bene che, alla fine, sono sempre strani idioti con un kalashnikov o qualche misteriosa bomba reperita chissà dove, in perfetto stile Capaci e via D’Amelio, a far sprofondare il Paese nel caos e a offrirvi il pretesto per restare qui tra i piedi.
Io sono cresciuto in una città rovinata dalle vostre basi, dai vostri soldati bifolchi che, mentre noi abbiamo blocchi e limitazioni di ogni tipo, girano da una base all’altra con veicoli che si sentono da due isolati di distanza e con cilindrate che partono da 4000.
Sicuramente ci sono anche dei miei concittadini con il cervello grande come un fagiolo, che quando veniva raccontato loro che le vostre basi avrebbero portato prosperità gridavano tutti: schei, schei.
Siamo una città di gente colta e intelligente, e a quanto pare anche di specchiata onestà. Abbiamo visto la nostra principale banca fallire, perdendo il cento per cento del suo valore. Azzerata. Polverizzata.
Ci siamo bevuti acqua piena di PFAS, respiriamo aria satura di smog, perché qui non si mette mano seriamente alla viabilità dal 1945.
Trump, fammi un favore: portati via le tue basi e magari anche un discreto numero di questi alienati, non si sa mai che non ti tornino utili per qualche guerra lampo. Basta che tu gli dica che porterà schei. Oppure forse faccio prima ad andarmene io. Adesso vediamo.
E comunque aspetta un attimo prima di fare qualsiasi cosa, perché ora non capirebbero nulla: il Vicenza Calcio è andato in Serie B. Non ho mai visto così tante bandiere appese alle finestre. Alcuni hanno in fila, e in rigoroso ordine di rilevanza, la bandiera della squadra di calcio, quella europea, quella ucraina, quella di Israele, quella italiana e quella arcobaleno. Uno spettacolo.

3 weeks ago | [YT] | 386

Pierluigi Dadrim Peruffo

Carissimi,
ultimo promemoria, perché mancano ormai pochissimi giorni.
Con grande piacere vi comunico che terrò un incontro in presenza a Sovico (Monza e Brianza) il 18 aprile 2026 alle ore 16.00.

Se desiderate partecipare, vi chiedo gentilmente di inviarmi una mail a info@dadrim.org, specificando il numero di partecipanti.

L’incontro si terrà presso la sala civica della Scuola Elementare Don Milani, in Viale Brianza 16, a Sovico (Monza e Brianza).
Il tema che affronteremo sarà:
Potere e amore. Dalla fragilità dell’io moderno a una coscienza radicata nell’amore.

Interverranno il dottor Roberto Redaelli, presidente dell’associazione culturale-scientifica “Nuova Urania”, e il sottoscritto.

L’evento è gratuito e aperto a tutti.
Per ulteriori informazioni sugli eventi associativi è possibile rivolgersi alla segreteria dell’associazione “Nuova Urania”, con sede in Piazza E. Frette 1, a Sovico (Monza e Brianza), oppure contattare i numeri: 347 1559845, 349 0877679, 335 6380787.

1 month ago | [YT] | 66

Pierluigi Dadrim Peruffo

Pensate che tempo incredibile stiamo vivendo. Là fuori possiamo avere praticamente tutto, trovare tutto, ad eccezione di una cosa. Una cosa non può esserci data dall'esterno, ed è la cosa che ci permette di cercare, vedere, scegliere e prendere ciò di cui abbiamo bisogno. Cosa sarà mai questa cosa?

Quando ero giovane ricordo che ho letteralmente sfondato le palle per anni a tutti coloro che ritenevo potessero indicarmi qualcosa. Se vagamente sentivo che potevano sapere, vedere o aver vissuto qualcosa più di me, ovviamente a me utile, chiedevo, richiedevo, meditavo e ritornavo. Ero disposto a pagare ogni cifra che riuscissi a permettermi, ad attendere, a fare figure di merda, ad essere anche trattato male. Se sentivo che qualcosa mi chiamava in un luogo o verso una persona mi buttavo totalmente.

Ovviamente questo implicava che non avessi un secondo da perdere in luoghi o con persone che non ritenevo potessero aiutarmi o da cui poter imparare, ed altrettanto non sprecavo le opportunità che mi venivano date, anzi, mi sentivo immensamente grato a chi mi dedicava il suo tempo, perché se la mia ricerca era preziosa, come poteva non esserlo ancora di più il tempo di chi la alimentava?

È l'urgenza di vita, la sete di verità, la consapevolezza dell'istante che non ti verrà mai restituito che accende la coscienza, le domande, i dialoghi, i libri, le persone, le situazioni che trovi, le parole che pronunci, le domande che poni. Ricordo che un tempo ero pieno di domande urgenti, a volte persino disperate, ed ero disperato nel bisogno di ottenere risposte.

Sapete ciò che maggiormente ha placato questa mia disperazione? La disperazione stessa, l'intensità della domanda. L'intensità e l'onestà ti fanno trovare le cose e le persone, e poi ti fanno andare oltre, dove trovi te stesso, perché nessuna cosa o persona appagherà mai l'intensità del tuo cercare quando è totale. Solo tu puoi farlo quando vieni portato oltre la necessità stessa di domandare e ricercare.

A un certo punto senti che devi solo lasciar andare tutto, permettere al fondale del tuo fiume interiore di sedimentare dopo aver tanto smosso e intorpidito le acque. Ma per arrivare a questo prima devi bruciare d'amore per la verità, per la tua stessa vita che sai essere anche morte e mistero. Se non cogli questo i libri sono milioni, ma quale scegliere se non stai nemmeno scrivendo e leggendo il tuo libro interiore?

Un abbraccio,
Pier

#dialogofilosofico
#ricercainteriore
#consapevolezza
#setediverità
#coscienza
#dadrim

1 month ago | [YT] | 382

Pierluigi Dadrim Peruffo

Carissimi,
vi ripropongo questa comunicazione perché nella mail precedente era presente un errore, proprio nella parte più importante.

Con grande piacere vi comunico che terrò un incontro in presenza a Sovico (Monza e Brianza) il 18 aprile 2026 alle ore 16.00.

Se desiderate partecipare, vi chiedo gentilmente di inviarmi una mail a info@dadrim.org, specificando il numero di partecipanti.

L’incontro si terrà presso la sala civica della Scuola Elementare Don Milani, in Viale Brianza 16, a Sovico (Monza e Brianza).
Il tema che affronteremo sarà:
Potere e amore. Dalla fragilità dell’io moderno a una coscienza radicata nell’amore.

Interverranno il dottor Roberto Redaelli, presidente dell’associazione culturale-scientifica “Nuova Urania”, e il sottoscritto.

L’evento è gratuito e aperto a tutti.
Per ulteriori informazioni sugli eventi associativi è possibile rivolgersi alla segreteria dell’associazione “Nuova Urania”, con sede in Piazza E. Frette 1, a Sovico (Monza e Brianza), oppure contattare i numeri: 347 1559845, 349 0877679, 335 6380787.

1 month ago | [YT] | 35

Pierluigi Dadrim Peruffo

I dolorosi fatti che continuano a susseguirsi ci spingono facilmente nella preoccupazione per il futuro, alimentando una mente che per natura tende ad anticipare e proteggere. Quando questa funzione prende il sopravvento sotto la pressione delle difficoltà, il pensiero smette di essere utile e diventa fonte di paura e disorientamento. Il nostro compito è pertanto quello di riportarci, ogni volta che ce ne ricordiamo, nel presente, l’unico tempo e luogo in cui comprensione e azione possono generare una vita piena e reale. La soglia della presenza è il silenzio, l’ascolto e la contemplazione del bello e del bene. La soglia dell’alienazione è il rimuginare, l’intrattenimento e l’animosità. Va poi detto che il futuro nasce proprio da ciò che viviamo ora. Se ci perdiamo in un cupo domani immaginato, il presente si svuota e il futuro, conseguentemente e beffardamente, diviene esattamente ciò che temevamo.


#consapevolezza
#presenza
#risvegliospirituale
#crescitaInteriore
#dadrim

1 month ago | [YT] | 136