Pierluigi Dadrim Peruffo

Svolgo la professione di counselor filosofico. Aiuto le persone a conoscersi e vivere liberamente divulgando il sapere e le pratiche della filosofia mistica. Pubblico tre rubriche settimanali sui miei canali social, tengo incontri personali di counseling filosofico e conferenze. Nel 2018, ho pubblicato il libro: "Il virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne." Per incontri di counseling filosofico individuali o di coppia (in studio oppure online), conferenze, incontri nelle scuole con classi, team insegnanti e studenti, o per qualsiasi altra informazione potete contattarmi via mail all'indirizzo: dadrimblog@gmail.com Per biografia e CV visita il mio sito: www.dadrim.org


Pierluigi Dadrim Peruffo

Ormai, dopo i miei ultimi articoli e video che potrei scherzosamente definire “senza mamma e papà”, in modo martellante continuo a ricevere commenti e mail di disappunto e di delusione, per non parlare delle chiusure degli abbonamenti, il tutto accompagnato da etichettine sempre nuove e sempre uguali allo stesso tempo. L’ultima, in ordine di apparizione, è stata: “Sei un rosso senza speranza!”.

Rosso, cioè comunista (a parte il fatto che qualcuno mi deve spiegare cosa significhi oggi comunista), quindi una scorciatoia linguistica che riduce, semplifica e infine mortifica il tentativo di aprire la coscienza e di andare oltre l’ordine degradante del discorso imposto. A giorni alterni mi vengono appuntate addosso varie spillette: “fassista”, comunista, retrogrado, progressista, maschilista, femminista.

In base al posizionamento di chi ascolta quel che dico, finisco così un po’ più a destra o a sinistra, un po’ sopra o sotto, nel tentativo costante di contenere, dentro una mappa bidimensionale o dentro una tifoseria ideologica, un movimento di coscienza che in realtà cerca di andare oltre i confini che il sistema vorrebbe imporci come appartenenza o come opposizione, due polarità che non sono altro che le facce della medesima medaglia.

Con la pandemia avevo persino sperato che, con tutto quel vaccinare, fossimo stati almeno vaccinati dalle etichette, considerando il male colossale che hanno prodotto nelle relazioni, nel tessuto sociale e nella capacità stessa di ascoltarci. La realtà è stata opposta, porca paletta eolica, poiché il pensiero dicotomico ne è uscito ulteriormente rafforzato.

Al di là di queste categorie logore, continuamente riproposte all’interno di un pensiero binario e divisivo, funzionale a frammentare le persone e a speculare sopra le nostre teste, con i nostri soldi e con le nostre vite, esiste però una realtà più silenziosa, più vasta e più soleggiata. È la realtà di un pensiero incondizionato che osserva, condivide, riflette, ritorna a confrontarsi, con affetto e con l’intenzione autentica di scorgere il vero e il bene insieme, con amore.

Guardate la luna e non il dito, argomentate partendo dall’ipotesi che ci si voglia incontrare, che forse non ci si sia capiti, e resistete alla tentazione di lanciare etichette come frecce contro un nemico immaginario.
Vabbè, io continuo “senza mamma e papà”, non perché orfano, ma perché uscito di casa da un po’. Se vi riconoscete, continuiamo a passeggiare amorevolmente e simpaticamente assieme verso il sole.

#PensieroCritico
#OltreLeEtichette
#Coscienza
#Dialogo
#Polarizzazione

1 day ago (edited) | [YT] | 334

Pierluigi Dadrim Peruffo

Vedo che non sono poche le persone che credono che Trump sia impegnato in una sorta di missione per conto di Dio, come Jake ed Elwood nel film Blues Brothers. Dopo il mio video ironico e provocatorio sulla Machado che simbolicamente investe Trump del premio Nobel per la pace, ho ricevuto alcune osservazioni che vedo ripetersi un po’ ovunque, anche sui nostri media: sostanzialmente quel che facevo altrettanto ironicamente notare con un altro video di pochi giorni fa dal titolo “La badante mi ha detto”.
Infatti, da quando Trump ha rapito Maduro, pare che tutti abbiano d’un tratto almeno un amico, un parente o una badante venezuelana che testimonia l’orrore del regime. Strano che nessuno avesse una badante del Donbass prima dell’operazione militare speciale russa.
Ad ogni modo, i problemi di comprensione più elementari si stanno diffondendo a macchia d’olio. Vale quindi la pena, come ormai rito, fare alcune precisazioni per tentare di ripristinare il minimo buon senso.
Non ho mai detto che i governi “sono tutti uguali”, né che non esistano differenze storiche. Ho ad esempio detto, in un commento, che sono contro tutti nel senso che non mi schiero con nessun potere armato, che non sacralizzo alcuna guerra e che sono contro tutte le forme di aggressione oggi in atto.
Se facciamo l’esempio del nazismo (come mi è stato fatto, dicendo che se le persone durante quel periodo fossero state contro tutti oggi ci sarebbero ancora i campi di concentramento), vale la pena ricordare le molte persone che vi si opposero senza essere né comuniste né filo-statunitensi, ma semplicemente umane.
Se questa posizione viene letta come complicità alle varie malefatte del nostro tempo, a mio avviso siamo di fronte a un errore ermeneutico fondato sulla binarietà del pensiero contemporaneo, secondo cui o si è con qualcuno o contro qualcuno, come se alternative ulteriori non esistessero, quando nei fatti ve ne sono sempre infinite.
Essere critici verso un potere o un sistema, inoltre, non esclude la possibilità di riconoscerne o sostenerne singole azioni in specifici momenti drammatici della storia, senza per questo trasformarlo in un riferimento morale assoluto.
Il punto più rilevante, per me, non è scegliere tra poteri armati contrapposti, ma interrogare la logica che li produce. Ogni volta che la storia viene usata per giustificare nuove guerre, il pensiero critico viene sospeso e la violenza torna a essere legittimata. A me interessa questo.
Inoltre, se iniziamo a dare premi Nobel per la pace a chi conduce o sostiene guerre, diventa difficile capire a chi andranno domani le medaglie al valore per le azioni militari. È questa l’assurdità che facevo notare nel breve video, anche se pare non immediatamente comprensibile. Non ho valutato il governo Maduro, ma il senso stesso del termine pace, che sembra essersi evidentemente dissolto da quando la propaganda mediatica ha iniziato a cambiare le etichette ai fatti. Curioso vedere come le persone mangino carne putrefatta se sopra al piatto viene messa l’etichetta “specialità fiorentina”. Non lo trovate curioso?
Usare poi ancora una volta il nazismo come paragone automatico per obbligare gli altri a schierarsi è una scorciatoia dialettica di tipo sofista, logora, non un’analisi storica accurata. Rifiutare la logica della guerra non significa negare le differenze tra i regimi, ma non concedere a nessun potere il diritto di giustificare la violenza come soluzione dei conflitti e, soprattutto, di farci aderire. Sembra essersi completamente persa l’idea che da un contenzioso si possa uscire senza violenza, ed è stato proprio questo, storicamente, il passaggio che ha legittimato a livello di massa le guerre più atroci.
Ad maiora semper, Frati.

#NobelPerLaPace
#IpocrisiaOccidentale
#NonMiSchiero
#Trump
#venezuela

3 days ago | [YT] | 249

Pierluigi Dadrim Peruffo

Negli ultimi anni si è diffusa l’idea che l’essere umano sia destinato a superare se stesso, a trascendere i propri limiti biologici e psicologici, fino a diventare qualcosa di simile a un dio. Questa visione è stata resa popolare anche dal libro Homo Deus, scritto dallo storico israeliano Yuval Noah Harari, nel quale il futuro dell’umanità viene immaginato come un percorso di potenziamento tecnologico, cognitivo e, in certa misura, spirituale. Mi è stato chiesto cosa ne pensi e quale relazione veda tra questa prospettiva e ciò che tradizionalmente viene chiamato illuminazione.
Dal mio punto di vista non vi è alcuna illuminazione da sperare, da raggiungere o da proiettare in un futuro ideale per fuggire dal presente, perché ogni tentativo di spostare la liberazione in avanti finisce per rafforzare la stessa struttura mentale da cui si vorrebbe evadere. Allo stesso modo, non vedo alcun homo deus da creare, né attraverso la tecnologia, né attraverso un’evoluzione forzata della coscienza, né mediante nuove forme di potere mascherate da progresso spirituale. Vedo piuttosto un poro homo (come si dice dalle mie parti) da curare, un essere umano fragile, confuso, ferito, che prima di aspirare a trascendersi avrebbe bisogno di essere visto, ascoltato e accolto nella propria vulnerabilità.
L’idea di un uomo che diventa dio, che supera i propri limiti e si emancipa definitivamente dalla propria condizione, mi appare come l’ennesima riedizione della fuga perenne da noi stessi che ci caratterizza in modo trasversale, una spiritualizzazione del desiderio di controllo e di onnipotenza. L’illuminazione, se questo termine ha un senso, non è una conquista futura né un potenziamento dell’io, ma un vedere radicale ciò che è, qui e ora, senza abbellimenti né scorciatoie. Non un salto oltre l’umano, ma un incontro pieno con l’umano così com’è, nel suo dolore, nella sua paura e nella sua domanda di senso, nella sua immensa bellezza oggi tremendamente velata.
Per questo, più che immaginare dèi a venire, sento l’urgenza di invitare tutti noi a tornare a prenderci cura del semplice essere umano che già siamo, di quel “povero uomo” che chiede attenzione e verità, non promesse di grandezza. È forse proprio in questa cura, umile e concreta, che si cela ciò che spesso, con grande superficialità e confusione, chiamiamo illuminazione.

Buona serata a tutti!
Pier

#CoscienzaUmana
#Illuminazione
#SpiritualitàContemporanea
#CrisiDelProgresso
#SensoDellaVita

6 days ago | [YT] | 160

Pierluigi Dadrim Peruffo

Vi confesso, con totale onestà, che molte delle cose che penso su numerosi argomenti scelgo semplicemente di tenerle per me. Arrivo sempre fino a un certo punto del discorso, e non per mancanza di argomenti, ma per una forma di autocensura difensiva e strategica, non tanto per paura del dissenso, che è fisiologico e persino utile, quanto per evitare una censura che so arriverebbe in modo definitivo e attraverso modalità particolarmente lesive, tali da impedirmi qualsiasi possibilità di parola.
Non è una bella situazione, eppure è una condizione che molti non vogliono vedere o, peggio ancora, contribuiscono attivamente ad aggravare e cristallizzare. Molto spesso continuano ad alimentare uno scontro ormai puramente immaginifico e strumentale fra supposte destre e sinistre, quando, a ben vedere, l’unico scontro reale è fra poteri che desiderano l’accentramento delle risorse e del controllo.
Oggi, ad esempio, soprattutto nell’Unione Europea, è sufficiente mettere in discussione l’idea di vivere in una meravigliosa democrazia, anche solo sul piano simbolico, culturale o comunicativo, per scatenare reazioni scomposte e aggressive. Questo, a ben vedere, dimostra per paradosso proprio ciò che si vorrebbe negare, perché una realtà davvero solida non ha bisogno di difendersi con tale furia da ipotetiche critiche. La reazione isterica è quasi sempre il segnale di una fragilità non riconosciuta. E una democrazia che non può essere messa in discussione non è forse, sic et simpliciter, la negazione della democrazia stessa.
Ancora più significativo è osservare come molti semplici cittadini, che da una critica lucida al sistema mediatico e alle dinamiche di potere avrebbero solo da guadagnare in termini di libertà, prosperità, consapevolezza e dignità, reagiscano invece mettendosi spontaneamente a difesa di quello stesso sistema. Questo atteggiamento non nasce da una riflessione autonoma, ma rappresenta uno dei sintomi più evidenti di una coscienza collettiva sottoposta a un lavoro lungo, intenso ed efficace di condizionamento, fino al punto di identificarsi con ciò che la limita.
Se poi non si riconosce che oggi sostenere determinate tesi, o anche solo proporre alcune riflessioni quando si dispone di un pubblico significativo, può diventare pericoloso non solo per la propria carriera, ma talvolta anche per la propria incolumità, allora ci si muove tra la malafede e l’ignoranza della gravità che abita il tempo storico che stiamo attraversando. In entrambi i casi, viene meno la possibilità di una comprensione autentica.
Eppure, nonostante tutto questo, non è questo il tempo della resa né del cinismo. È il tempo di una responsabilità più sottile, accorta e profonda, quella di restare vigili, presenti, interiormente liberi, misurati nella parola e nell’intenzione. Ogni volta che una persona smette di reagire in modo automatico e ricomincia a pensare, sentire e osservare con onestà, qualcosa si incrina nel meccanismo del condizionamento.
L’azione più radicale oggi non è lo scontro frontale, né una negazione ingenua, talvolta innocente ma spesso ignorante, della forza e del funzionamento del sistema, bensì la creazione di spazi di coscienza, di linguaggi nuovi, di relazioni non addomesticate e al tempo stesso profondamente lucide. È il coraggio e l’intelligenza di attraversare la falsità senza farsi inglobare, senza rifugiarsi nelle semplificazioni rassicuranti o in boschi fatati dove, a ben vedere, le fate non ci sono mai state. È la scelta quotidiana di non tradire ciò che si è compreso e realizzato, anche quando questo comporta un prezzo, che talvolta assume la forma paradossale del ritrarsi, del tacere, del fare un passo indietro.
Da qui può nascere una forma diversa di impegno e di esserci, meno rumorosa ma più incisiva, perché intima, fatta di passaggi da cuore a cuore, di casa in casa, di piccoli incontri, capace di generare comunità vive, pensiero critico e una riscoperta del senso del sacro nella vita ordinaria. Un lavoro sotterraneo, come acqua profonda che, accumulando pressione nel tempo, finisce per frantumare anche la roccia più dura. È questo, oggi più che mai, un atto creativo che ciascuno può compiere.
Buona settimana e attenti che Ciccio vi vede!
Un abbraccio,
Pier

#libertàdipensiero
#pensierocritico
#coscienza
#democrazia
#condizionamentomediatico

1 week ago | [YT] | 458

Pierluigi Dadrim Peruffo

Una chiarificazione forse necessaria ma sconfortante. La mia precedente riflessione all’ennesimo articolo che mette come al solito quel giusto pizzico di negatività sulla maternità non nasce dal desiderio di contrapporre un modello di vita a un altro, né tantomeno dall’intenzione di fare l’apologia della famiglia perfetta o di spingere i giovani a sposarsi e fare figli come se fosse un dovere morale. Sarebbe un’operazione identica, nell’essenza, a quella che critico, anche se opposta nella forma.
Il punto, per me, è un altro: il lavoro di condizionamento culturale che da anni cerca di orientare soprattutto le generazioni più giovani verso una certa visione del mondo e verso scelte presentate come naturali, liberanti o inevitabili, quando in realtà sono profondamente intrecciate a interessi economici, precarizzazione sistemica e impoverimento delle possibilità reali di vita.
Io sogno individui liberi, non individui obbedienti a un modello, qualunque esso sia. Individui capaci di ascoltare il proprio cuore, di fidarsi della propria capacità di amare, di costruire relazioni solide e profonde e, soprattutto, di fare scelte autentiche, senza accorgersi solo in vecchiaia di essere stati guidati, orientati o manipolati da una propaganda ben confezionata.
Un altro aspetto che cerco di mettere in luce riguarda il silenziamento sistematico di un malcontento diffuso: quello di tante persone che avrebbero voluto costruirsi una casa, una famiglia, dei figli, senza vivere nell’angoscia quotidiana di arrivare a fine mese, senza dover scegliere tra una spesa essenziale e un imprevisto, senza attendere mesi o addirittura anni per una visita medica o un intervento, come è accaduto personalmente a me. Questo disagio reale viene spesso rimosso o coperto da narrazioni consolatorie che spostano tutto sulle “scelte individuali”, evitando accuratamente di interrogare le responsabilità strutturali.
Per chiudere, ciò che desidero davvero spronare, attraverso molte delle mie riflessioni e delle mie denunce, è la consapevolezza del valore enorme che la chiarezza interiore ha per la felicità delle nostre vite. È la consapevolezza, infatti, che rende le scelte realmente libere.
Poi, per quanto mi riguarda, le persone possono decidere di non avere figli, di chiamare il proprio cane “bambino mio”, di farne cinque e andare a vivere in roulotte (meglio evitare i boschi, che non porta bene), di ritirarsi in una grotta sull’Himalaya, di sposare il proprio criceto, di suicidarsi a trent’anni in una clinica in Svizzera perché è bello e segno di progresso, di andare in guerra per Trump, Putin, l’Ayatollah o il partito cinese. Per me va benissimo tutto.
L’unico dubbio che continuo ad avere riguarda la libertà reale di queste scelte. Quanto sono davvero nostre, e quanto invece il risultato di suggestioni, paure, mode, narrazioni ripetute fino a diventare senso comune?
E poi, se vogliamo dirla fino in fondo, quando una propaganda funziona non è mai solo perché viene imposta, ma perché una parte di noi la accetta, la sceglie, la trova comoda. In questo senso, forse è giusto così. Ciò che comprenderemo più tardi lo pagheremo con quella forma di saggezza che nasce dal rimpianto.
Infine, anche tutta la retorica sulla “salvezza della grande cultura europea”, e delle stesse popolazioni europee, che chiaramente, non facendo figli, verranno sostituite da altre popolazioni e culture, è una forma di mitizzazione e pensiero nostalgico quanto falsato. Se una cultura e diverse popolazioni possono essere quasi spazzate via in soli trent’anni di propaganda, sarebbe forse onesto iniziare a chiedersi quanto solida e grande fosse realmente quella cultura.
Ma, come diceva Rino Gaetano: «Ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, ma il cielo è sempre più blu uh uh, uh uh, uh uh…»

P.S. Ricordatevi che ciò che pubblico è in risposta a tutti i commenti pubblicati sui miei spazi e alle mail che ricevo.

1 week ago | [YT] | 98

Pierluigi Dadrim Peruffo

Essere madre incide sulle aspettative di vita? E, se lo fa, in che modo? A queste domande prova a rispondere un gruppo di ricercatori dell’Università di Helsinki insieme al Minerva Foundation Institute for Medical Research. A ben vedere, si tratta forse di uno degli studi più sensati che si potessero condurre in un’Unione Europea segnata da un crollo delle nascite ormai epocale, e certamente di uno degli articoli più pertinenti da pubblicare in Italia, che insieme alla Spagna occupa l’ultimo posto in Europa per natalità.
Colpisce però, forse ancora di più, il contesto in cui questo tipo di ricerche finisce per circolare, sommerso da un flusso martellante di articoli, slogan e “influencerini” che, senza aver ancora smesso di succhiarsi il pollice, dispensano certezze su tutti i presunti svantaggi del mettere su famiglia e sulle meraviglie della vita da single, del sesso promesso fino a ottant’anni, dell’eterna adolescenza elevata a stile di pensiero.
Se davvero fare figli “fa invecchiare”, allora sarebbe altrettanto onesto, e soprattutto urgente, studiare che cosa produce vivere con gli stipendi più bassi d’Europa, con una sanità pubblica che si sta sgretolando, con pensioni insufficienti a garantire una vecchiaia dignitosa e, in prospettiva, con nessun figlio a cui chiedere aiuto dopo i settant’anni, ammesso di arrivarci. Nessuno che ti porti un pacco di pannoloni, nessuno che bussi alla porta per sapere se sei ancora vivo o già morto.
Poi, con tutta la serietà possibile, ditemi che questo non è un progetto.

#CrisiDemografica
#Natalità
#FuturoSociale
#PoliticheFamiliari
#ItaliaCheInvecchia

1 week ago | [YT] | 28

Pierluigi Dadrim Peruffo

Per amore del dialogo e della dialettica desidero rispondere a questo messaggio, perché pensare è bello, perché è divertente, perché ogni confronto autentico può diventare uno stimolo all’indagine e all’osservazione. Come si vede dalla foto, il commento mi è stato scritto sotto un mio video nel quale affermavo che, nelle cose del mondo, la verità non è mai un dato definitivo, ma una tensione sempre rinnovata, un movimento, una ricerca, e non un possesso. A questa condivisione mi è stato scritto: «la verità non esiste». La mia risposta è stata la seguente.
Gentile Marco, credi davvero che questa affermazione sia vera? Se la ritieni tale, allora la confuti tu stesso, perché stai affermando come vera una proposizione che nega l’esistenza della verità. Se invece non la ritieni vera, stai implicitamente riconoscendo che una qualche verità esiste. In entrambi i casi, l’idea di verità viene confermata proprio dall’atto stesso di formularne la negazione.
Una posizione più onesta potrebbe essere semmai questa: non so se la verità esista. Tale affermazione non pretende di stabilire un assoluto e riconosce un limite reale della conoscenza. Tuttavia, anche questa posizione contiene una verità minimale, ovvero che, allo stato attuale, la verità è che non so se esista una verità. Quando si tira in ballo la verità, non se ne esce così facilmente.
A questo si aggiunge un nodo decisivo, spesso ignorato, ovvero la mancata chiarificazione del concetto stesso di cui si parla. Di quale verità stiamo discutendo? Di una verità relativa, contingente, fattuale? In questo caso affermazioni come «oggi c’è il sole» possono essere soltanto vere o false, indipendentemente dalle opinioni personali. Oppure si intende una verità assoluta, ultima, metafisica? In tal caso si apre un campo vastissimo di indagine filosofica, spirituale ed epistemologica, che non può essere liquidato con uno slogan.
Per queste ragioni, l’affermazione «la verità non esiste» mostra la sua natura essenzialmente sofistica. Non chiarisce, non approfondisce, non apre una reale ricerca, ma resta sospesa in una negazione che, nel momento stesso in cui viene pronunciata, si svuota di significato e si rende inconcludente.
Questo è, almeno, il mio modo di vedere la questione, nello spirito di una riflessione condivisa e di un dialogo aperto.
Un caro saluto.

1 week ago | [YT] | 70

Pierluigi Dadrim Peruffo

Solo per maggiore chiarezza, e con l’intento di rispondere serenamente ad alcuni messaggi e mail ricevuti, mi permetto di riprendere alcuni punti che forse in precedenza non sono stati compresi fino in fondo.
Parto da ciò che riguarda il mio sito.
Nome, mail e password sono richiesti per l’iscrizione alla newsletter del mio sito, come avviene normalmente per qualsiasi newsletter. Il sito, in ogni caso, è interamente consultabile anche senza alcuna iscrizione, ed è gratuito, così come gratuita è la newsletter.
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La mail è ovviamente necessaria se si desidera ricevere la newsletter, mentre il nome può essere liberamente scelto, anche di pura fantasia. Nei commenti, infatti, appare solo il nome con cui ci si è registrati, che può essere qualunque, anche “Ciccio Banana”.
Per quanto riguarda il gruppo Telegram collegato al mio canale Telegram, ho chiesto di inviare la richiesta di iscrizione via mail perché il gruppo è da tempo esposto a un forte flusso di spam e non mi è possibile confermare automaticamente tutte le richieste senza il rischio di compromettere la qualità dello spazio. Questa scelta ha come unico scopo quello di tutelare gli iscritti.
Tutti i dati inseriti nel mio sito sono visibili esclusivamente al sottoscritto, trattandosi di uno spazio personale, interamente gestito da me.
Naturalmente, chi per qualsiasi motivo non se la sente di fornire la propria mail è liberissimo di non iscriversi al sito e di continuare a seguire le mie pubblicazioni su Facebook, YouTube o sul canale Telegram.
La newsletter del sito, la possibilità di inserire commenti e l’accesso al gruppo Telegram sono semplicemente servizi aggiuntivi che offro per creare spazi un po’ più raccolti e curati.
Sono servizi gratuiti per gli utenti, anche se per me comportano dei costi, legati all’hosting e alla manutenzione del sito.
Un’ultima precisazione.
A chi mi ha scritto dicendo che sui social non gli è mai stato chiesto nulla per commentare, ricordo con tranquillità che per iscriversi a Facebook non viene richiesta solo una mail, ma anche nome e cognome reali, data di nascita, genere e spesso un numero di telefono, oltre al consenso alla raccolta e all’elaborazione di una grande quantità di dati comportamentali.
Una volta creato l’account, la piattaforma raccoglie e profila automaticamente interazioni, preferenze, relazioni, contenuti pubblicati, messaggi, dati di navigazione e informazioni sul dispositivo e sulla posizione, che costituiscono il cuore del suo modello di business.
Nel mio caso, invece, l’unico dato personale richiesto per l’iscrizione alla newsletter è la mail, che serve esclusivamente per inviarvi ciò per cui vi state registrando, cioè delle mail.
Spero che ora sia tutto più chiaro. Vi ringrazio per l’attenzione.

1 week ago | [YT] | 43

Pierluigi Dadrim Peruffo

Carissimi,
vi scrivo per alcune comunicazioni importanti.
Primo punto.
Il gruppo Telegram chiamato “Gruppo Dadrim” (t.me/gruppodadrim), attraverso il quale gli iscritti possono commentare i post del canale Telegram t.me/dadrimofficial, è da mesi sotto un pesante bombardamento di spam. Ricevo quotidianamente centinaia di richieste di iscrizione fasulle, al punto che ormai mi è diventato quasi impossibile distinguere chi desidera davvero partecipare da chi non è reale.
Per questo motivo, se desiderate iscrivervi al gruppo, vi chiedo di mandarmi una mail a dadrimblog@gmail.com, specificando il vostro nome utente Telegram e indicando chiaramente che avete fatto richiesta di essere aggiunti al gruppo.
Secondo punto.
Chi si è registrato al mio sito per inserire commenti deve effettuare il login utilizzando i dati inseriti in fase di registrazione. Accedendo all’area riservata dal menu in alto, il sistema vi chiederà username e password. Vi ricordo che la username corrisponde all’indirizzo email con cui vi siete iscritti.
Un’ultima cosa importante: quando commentate sul sito, evitate di inserire emoticon, perché il sistema non le riconosce e blocca automaticamente il commento.
Per gli iscritti alla newsletter del sito, vi invito inoltre a controllare sempre la cartella spam del vostro provider, perché spesso le mail finiscono lì.
Più di qualcuno mi ha chiesto informazioni sulla spedizione del libro Il virus benefico. Se per caso non vi ho risposto, perdonatemi, ma nella confusione di questi giorni è facile che abbia saltato qualche messaggio. Qualora foste ancora interessati all’invio del testo, vi chiedo di rinviarmi la richiesta via mail, sempre all’indirizzo dadrimblog@gmail.com.
Grazie per l’attenzione, per la pazienza e per la cura con cui partecipate a questo spazio condiviso.
Un caro abbraccio a tutti.

1 week ago | [YT] | 44

Pierluigi Dadrim Peruffo

Carissimi amici,

vi segnalo questo contributo che ritengo importante condividere, poiché affronta la decisione della Commissione Europea riguardante il colonnello Jacques Baud, di cui vi ho parlato nel mio ultimo video. Una decisione che definire semplicemente discutibile sarebbe riduttivo e che merita attenzione, consapevolezza e una risposta civile.

Vi invito a leggere l’analisi pubblicata su Il Contesto, dove trovate anche l’ultima intervista realizzata da Gabellini a Jacques Baud, rilasciata poche ore fa:

www.ilcontesto.net/jacques-baud-ota-piu-buia-ma-no…

All’interno dello stesso circuito informativo è stata inoltre avviata una petizione, alla quale vi invito a dare uno sguardo e, se lo ritenete coerente con la vostra coscienza, a partecipare:

rightoflaweu.org/index.php?lan=IT&sc=362583602beaf…

Informarsi, leggere le fonti e non voltarsi dall’altra parte di fronte a provvedimenti punitivi e inquietanti rappresenta già una forma di responsabilità e di azione concreta.

Un caro saluto
Pier

1 week ago | [YT] | 79