Svolgo la professione di counselor filosofico. Aiuto le persone a conoscersi e vivere liberamente divulgando il sapere e le pratiche della filosofia mistica. Pubblico tre rubriche settimanali sui miei canali social, tengo incontri personali di counseling filosofico e conferenze. Nel 2018, ho pubblicato il libro: "Il virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne." Per incontri di counseling filosofico individuali o di coppia (in studio oppure online), conferenze, incontri nelle scuole con classi, team insegnanti e studenti, o per qualsiasi altra informazione potete contattarmi via mail all'indirizzo: dadrimblog@gmail.com Per biografia e CV visita il mio sito: www.dadrim.org
Pierluigi Dadrim Peruffo
Video che diventano virali, con Putin, Trump, Netanyahu e altri protagonisti della scena politica mondiale impegnati in gag, battute e siparietti comici. E intanto, dietro tutto questo, ci sono centinaia di migliaia di morti, il dolore, la devastazione e la disperazione di interi popoli, di uomini, donne e bambini innocenti.
Qualcosa non torna. Qualcosa di profondamente inquietante emerge da questi video, dai commenti degli utenti, dalle risate e dalla leggerezza con cui viene trasformato in intrattenimento ciò che dovrebbe scuotere le nostre coscienze.
È la terribile banalizzazione del male che stiamo vivendo e che, giorno dopo giorno, assorbiamo fino a considerarlo normale. E forse è proprio questa banalizzazione a essere, contemporaneamente, causa ed effetto di ciò che accade: una coscienza sempre più assuefatta alla violenza finisce per alimentare quella stessa violenza a cui si è assuefatta.
Un effetto che diventa causa, e una causa che produce nuovi effetti, in un circolo vizioso nel quale rischiamo di perdere perfino la capacità di riconoscere l'orrore per ciò che è.
Per questo credo sia importante aiutare le persone a riconoscere questo meccanismo, a diventarne consapevoli e a smettere di alimentarlo, anche inconsapevolmente. Perché il male si banalizza anche attraverso le nostre risate, le nostre parole, i nostri commenti, le nostre condivisioni.
La sofferenza umana, la violenza e l'orrore richiedono attenzione, sensibilità e un profondo senso di responsabilità. Dovremmo imparare a maneggiarli con la stessa cautela con cui maneggeremmo del plutonio, perché ciò che trattiamo con leggerezza non diventa innocuo: può contaminare la nostra coscienza, alterare la nostra sensibilità e renderci sempre più indifferenti. Se vogliamo veramente alleggerire le nostre coscienze, dobbiamo saper portare luce e amore là dove ci sono tenebra e pianto.
E forse è proprio da qui che possiamo cominciare a cambiare qualcosa: dal modo in cui guardiamo, parliamo e partecipiamo a ciò che accade, perché smettere di alimentare la banalizzazione del male è già un modo concreto per non esserne complici.
(Questo post è una riflessione a integrazione del video precedente.)
#Consapevolezza #Responsabilità #BanalizzazioneDelMale #Coscienza
9 hours ago |[YT] | 78
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Pierluigi Dadrim Peruffo
In questa puntata ci è sembrato il caso di affrontare la questione spinosa di come la sessualità venga vissuta in occidente, un occidente che svilisce, mercificando questa potente via verso l'evoluzione umana, in modo barbaro...
https://youtu.be/c_IFxBv5K_0?is=_HbsK...
2 weeks ago |[YT] | 6
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Come possiamo diventare guide affidabili dei bambini che ci 'scelgono' se prima non diventiamo genitori noi stessi? Parte da questa domanda la chiacchierata di oggi con Pierluigi Peruffo, co-conduttore della nostra rubrica promossa dalla Libera Università di Nuova Pedagogia...
https://youtu.be/mqQQ2LPjQ88?is=eb5dl...
1 month ago |[YT] | 7
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Venerdì 2 ottobre sarò a Rovigo, ospite del 24° Convegno di Salute Psicosomatica “Ragione e sentimento”.
Il mio intervento sarà dedicato a “La presenza vigile e incondizionata”, tema centrale del mio lavoro e della mia ricerca.
La serata, dalle 17:00 alle 19:00, vedrà alternarsi quattro relatori, ciascuno con un intervento di circa mezz’ora.
📅 Venerdì 2 ottobre 2026
🕔 Dalle ore 17:00 alle 19:00
📍 Sala degli Arazzi – Palazzo Roncale
Piazza Vittorio Emanuele II, Rovigo
Ingresso libero – incontro aperto al pubblico.
Sarà un piacere incontrarvi e condividere insieme questo spazio di ricerca e riflessione.
1 month ago |[YT] | 63
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Con tutte le campagne di terrore che viviamo tramite i media è di sicuro uno dei pensieri più ricorrenti del momento... ci è sembrato giusto parlarne insieme visto che qualche modo per uscire da questo loop c'è...
https://youtu.be/D4V09xzjbbM?is=hfENS...
1 month ago (edited) |[YT] | 7
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Uno spunto nato da un commento al mio ultimo post sulla meraviglia che esprimono i bambini con le loro infinite domande.
Scrive una lettrice: «Solo gli animali sono ETERNA purezza e stupore. I bambini sono i bipedi umanoidi che dopo qualche tempo, ingrandendosi, popolano il pianeta malamente».
Al di là della provocazione, questa affermazione mi sembra interessante perché esprime una visione oggi piuttosto diffusa: una sorta di idealizzazione della natura e del mondo animale contrapposta a una rappresentazione quasi esclusivamente negativa dell’essere umano. Ma siamo sicuri che le cose stiano proprio così?
Gli animali sono «eterna purezza e stupore»? Credo che stiamo esagerando un po’ con il disprezzo per noi stessi e per la natura umana, finendo per mitizzare il regno animale.
Basta osservare ciò che accade in natura, dove predazione, aggressività, territorialità, competizione, lotta per le risorse e per l’accoppiamento appartengono anche agli animali. E non serve parlare di una tigre o di un lupo: basta osservare un cane o un gatto quando entrano in gioco il cibo, il territorio o l’accoppiamento.
La natura è meravigliosa, ma non è «pura» nel senso morale che noi attribuiamo a questa parola. Semmai possiamo parlare di innocenza, perché nell’animale il comportamento non sembra accompagnato da quella valutazione morale e da quella responsabilità consapevole che attribuiamo all’essere umano. Un animale può uccidere, aggredire o competere, ma non per questo lo consideriamo crudele o malvagio. Ovviamente non tutte le specie sono uguali, né lo sono i singoli individui.
Noi stessi, del resto, apparteniamo biologicamente al regno animale e portiamo con noi una lunga eredità di impulsi aggressivi, competitivi e territoriali. Ma forse la parte più degna della storia umana consiste proprio nel faticosissimo tentativo di diventare consapevoli di questi impulsi e di non esserne dominati: di trasformare la violenza in dialogo, la competizione in cooperazione, la forza in diritto, l’impulso in scelta consapevole, naturalmente con tutte le nostre enormi contraddizioni e i nostri continui e palesi fallimenti.
E con questo non voglio certo dire che cooperazione, cura, socialità ed empatia non abbiano radici anche nel mondo animale. Perciò non credo sia sensato né demonizzare l’uomo né idealizzare l’animale. L’animale non è né «puro» né «impuro»: semplicemente è ciò che è. Forse proprio questa sostanziale estraneità alle nostre categorie di giudizio morale è ciò che noi percepiamo come innocenza.
Ma trasformare questa innocenza in una superiorità morale dell’animale e l’essere umano in un bipede che semplicemente «popola malamente il pianeta» mi sembra una rappresentazione fuorviante.
Nell’uomo c’è sicuramente la capacità di una distruttività spaventosa, ma c’è anche qualcosa di altrettanto straordinario, e cioè la possibilità di accorgersene e di non voler più vivere in quel modo.
1 month ago |[YT] | 214
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Perché i bambini attraversano una fase in cui sembrano non stancarsi mai di chiedere «perché?»? E cosa stanno cercando davvero attraverso quella domanda?
Dal mio punto di vista, i bambini, almeno inizialmente, non chiedono «perché?» soltanto per avere una spiegazione. Chiedono per meraviglia, per stupore. A volte le loro domande sono quasi più delle esclamazioni che nascono dall’incontro con qualcosa che appare nuovo, misterioso, sorprendente. Esprimono la gioia dell’ignoto, senza chiedere veramente una definizione, una conoscenza.
Per questo spesso l’adulto risponde e il bambino fa altre diecimila domande: perché sta danzando, si sta espandendo, non sta cercando di limitare ciò che incontra dentro una risposta.
Noi adulti, invece, tendiamo subito a rispondere spiegando, definendo, classificando. In parte è necessario, giacché trasmettiamo conoscenze che permetteranno al bambino di orientarsi nel mondo. Ma spesso interviene anche la nostra antica quanto errata idea che dal mero sapere nozionistico derivi una comprensione profonda e che accumulare conoscenza conferisca sicurezza. Altre volte trasmettiamo anche il desiderio di sapere per il prestigio sociale che ne deriva. O almeno ne derivava: oggi forse nemmeno quello.
Forse la cosa più saggia sarebbe imparare a dare risposte senza uccidere la domanda. Trasmettere ciò che sappiamo senza spegnere la curiosità e, soprattutto, la meraviglia; senza presentare il nostro vissuto e le nostre nozioni come verità, ma come prospettive. Anche perché molte delle risposte con cui crediamo di aver chiuso definitivamente un «perché?» sono soltanto spiegazioni provvisorie, quando non addirittura false.
In fondo il bambino ci ricorda qualcosa che la maggior parte di noi adulti ha dimenticato: conoscere la vita non significa risolverne il mistero, ma divenire noi stessi parte di esso.
1 month ago |[YT] | 175
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Intontiti dalla grancassa dei media, ci viene fatto credere che nulla sia davvero in nostro potere, men che meno decidere il nostro futuro. Guerre, crisi economiche, politica, mercati: tutto sembra dipendere da forze enormi e lontane, davanti alle quali al singolo non resterebbe che adattarsi e subire.
Noi non siamo affatto d’accordo. Il nostro futuro dipende molto più da noi di quanto siamo stati abituati a credere. E vi spieghiamo perché…
https://youtu.be/gqlDoF9seKg?is=6lI2f...
1 month ago (edited) |[YT] | 10
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Ieri ho visitato l’eremo francescano del Sacro Speco, vicino a Narni, uno dei luoghi in cui Francesco d’Assisi si ritirava nel silenzio e nella preghiera. Prima di andarmene ho acquistato un piccolo Tau di legno legato a un semplice cordino con undici nodi, quello che vedete nell’immagine.
Era custodito in un armadio insieme ad alcuni libri e a pochi semplici oggetti sacri. Accanto, un invito che recitava pressappoco così: lascia il contributo che vuoi e che puoi, piccolo o grande che sia, e prendi ciò che senti ti stia chiamando.
Mi è sembrato perfettamente in armonia con quel luogo. L’eremo, magnificamente custodito, era immerso nel silenzio. In tutto avrò incontrato una mezza dozzina di visitatori, anch’essi silenziosi. Nessun frate. Nessuno a controllare, a vendere, a spiegare. Solo il luogo, il bosco, le pietre, il silenzio.
Il Tau, Τ, era per Francesco un segno particolarmente caro, legato alla conversione, alla salvezza e all’appartenenza a Dio. Il suo significato affonda le radici nella tradizione biblica: Tau è il nome greco della lettera Τ, corrispondente alla Tav ebraica, ultima lettera dell’alfabeto ebraico, che nelle sue forme più antiche poteva essere rappresentata come un segno a croce. Nel libro di Ezechiele, infatti, Dio ordina di porre una Tav sulla fronte di coloro che devono essere preservati. Da questo antico segno biblico nascerà una lunga tradizione simbolica cristiana, nella quale il Tau assumerà anche il significato di salvezza e verrà infine fatto proprio da Francesco.
Anche il cordino ha un significato: i nodi permettono di accompagnare la preghiera con le dita, senza bisogno di contarla mentalmente. Nel mio, dieci nodi sembrano costituire una decina del Rosario, mentre l’undicesimo, separato, accompagna la preghiera che la introduce.
Mi ha colpito la semplicità dell’insieme: un pezzo di legno, una corda e alcuni nodi. Nessun ornamento. Una sobrietà, un quasi nulla che custodisce il significato più profondo del viaggio interiore.
Perché ogni autentico cammino spirituale prima si spoglia delle parole, dei simboli e delle credenze, per poi condurci a quel silenzio in cui l’io stesso cessa di cercare, di diventare, di possedere. Là dove rimane soltanto ciò che realmente è.
Qualcosa che non si può raggiungere, perché è già qui, ma che appare quando finalmente si posa totalmente la polvere del desiderio, compreso l’ultimo e più sottile: quello di raggiungere la verità.
2 months ago |[YT] | 202
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Mi è stato scritto che l’articolo e l’immagine del post precedente sarebbero stati fatti con la stessa IA che l’articolo critica.
Ora, l’articolo è stato scritto dal sottoscritto, con qualche ora di lavoro. E anche qui, dopo questa precisazione, ci sarà sicuramente qualcuno che avrà da ridire, sostenendo che per scrivere quelle quattro boiate bastavano pochi minuti. Pensatela come volete, dormirò ugualmente. Mi sto un po’ alla volta abituando a un mondo in cui, se dici che l’acqua bagna, qualcuno ti risponderà: "Ignorante, non è vero". Oppure: "Stupido, era ovvio".
L’immagine, invece, l’ho scaricata da Internet ed è proprio ciò che mi ha ispirato la riflessione. È probabilmente prodotta dall’IA, sono d’accordo. Ma credo ci sia una bella differenza tra valutare criticamente l’uso, l’impatto e la diffusione di una tecnologia, facendo anche notare l’ipocrisia di una propaganda che finisce per attribuire ai cittadini la responsabilità di ogni male, e sostenere che quella tecnologia debba essere eliminata. Cosa che, peraltro, nel caso dell’IA, a mio modesto avviso, sarebbe oggi praticamente impossibile.
Se poi qualcuno sostiene che l’IA debba essere eliminata, considero questa tesi perfettamente legittima, ma, semplicemente, non c'entra con il nucleo del mio articolo.
Trovo invece sempre più deleterio un atteggiamento ormai diffusissimo: invece di provare a coagulare un pensiero condiviso di fronte alle palesi ingiustizie e contraddizioni del sistema, andiamo a fare le pulci a ogni poveraccio che tenta di offrire uno sguardo un po’ più ampio e, magari, utile alla maggior parte di noi.
Continuiamo pure così; continuiamo a giocare a chi la sa più lunga, a chi è più puro, a chi sgama per primo l’incoerenza dell’altro. Di questo passo, i data center diventeranno davvero l’ultimo dei nostri problemi.
Buona notte a tutti!
2 months ago |[YT] | 425
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