Svolgo la professione di counselor filosofico. Aiuto le persone a conoscersi e vivere liberamente divulgando il sapere e le pratiche della filosofia mistica. Pubblico tre rubriche settimanali sui miei canali social, tengo incontri personali di counseling filosofico e conferenze. Nel 2018, ho pubblicato il libro: "Il virus benefico. Aprirsi la strada per la libertà e la verità in un mondo di sopraffazioni e menzogne." Per incontri di counseling filosofico individuali o di coppia (in studio oppure online), conferenze, incontri nelle scuole con classi, team insegnanti e studenti, o per qualsiasi altra informazione potete contattarmi via mail all'indirizzo: dadrimblog@gmail.com Per biografia e CV visita il mio sito: www.dadrim.org
Pierluigi Dadrim Peruffo
Storicamente abbiamo assistito prevalentemente a due impostazioni di fronte a ogni problema: repressione o liberalizzazione totale.
Educazione, amore, sensibilità, consapevolezza e prevenzione non c'entrano nulla con il proibire e nemmeno con il legittimare. Proibire o legittimare sono due facce della stessa medaglia: sono risposte che partono dal medesimo livello, quello della mente. Nel pensiero di Eraclito, il mondo dei contrari è il luogo in cui gli opposti finiscono per coincidere. L'amore e la consapevolezza partono da un altro livello, da un'altra dimensione che, per brevità, possiamo definire del cuore o della coscienza integrata. La risposta sta lì: nelle relazioni, nell'educazione familiare, nella scuola... nel cuore di ognuno di noi.
4 days ago | [YT] | 112
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Pierluigi Dadrim Peruffo
https://youtu.be/Je7jE24QgZI?is=4kPrz...
1 week ago | [YT] | 5
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Qualche giorno fa ho scritto che i media ci stanno distraendo in ogni modo, probabilmente per distogliere il nostro sguardo dalle pericolosissime politiche belligeranti che ci stanno portando seriamente verso il rischio di un conflitto allargato in Europa e per farci dimenticare il massacro quotidiano di innocenti tra Libano e Palestina.
Il video era molto breve, quindi, per necessità di spazio, ho citato solo questi due aspetti. Altrimenti, per elencare in modo esaustivo tutti i conflitti nei quali, proprio in questo istante, stanno morendo persone innocenti, mi servirebbe un'intera giornata, considerando che nel mondo sono attualmente in corso circa 65 conflitti armati.
Lo stesso vale per tutte le altre vicende indegne che si stanno consumando sotto i nostri occhi. Vicende delle quali, peraltro, ho già parlato in vari video di approfondimento. Ed ecco che alcuni mi hanno subito dato dell'odiatore di ebrei. Vabbè, questa è ormai un'accusa così inflazionata, stupida e ridicola da non meritare nemmeno una risposta. Un parere, semmai, lo possono dare le decine di grandi intellettuali ebrei che, da ogni parte del mondo, condannano apertamente le politiche del governo di Tel Aviv.
Sono stato poi accusato di non parlare dei tanti cristiani che vengono uccisi. Deprimente. Che clima culturalmente povero! Gli innocenti in Libano sono anche cristiani!!!! Oltretutto, gli innocenti sono una categoria che trascende razza, religione e ogni altra etichetta. Possiamo certamente dire che le continue destabilizzazioni del Medio Oriente hanno favorito condizioni di conflitto etnico e religioso che hanno finito per coinvolgere anche le comunità cristiane.
Va però ricordato che le guerre scatenate dagli Stati Uniti durante l'amministrazione Bush a partire dal 2003, insieme all'intervento militare in Libia del 2011 guidato da Francia, Regno Unito e altri Paesi della NATO, sono considerate da numerosi storici e analisti geopolitici tra le principali cause dell'instabilità che, negli anni successivi, ha finito per coinvolgere anche le comunità cristiane.
Mi fa comunque uno strano effetto vedere persone che si indignano per i cristiani uccisi, ma non per le operazioni militari promosse da politici che poi vanno a rendere omaggio ai papi in Vaticano o a farsi vedere ai loro funerali. Operazioni che hanno contribuito alla morte di milioni di innocenti: cristiani, musulmani, ebrei, atei, bambini, donne e uomini.
C'è poi da dire che i cristiani, in particolar modo i cattolici, avrebbero un piccolo quanto potente, anzi potentissimo, Stato come loro rappresentante. Forse bisognerebbe mandare qualche messaggino stizzito da quelle parti, anziché sotto le mie condivisioni, dove, oltretutto, credo di aver parlato più io di Cristo che molti pseudo-cristiani. O no?
Infine, siamo davvero così cristiani da sentire il bisogno di specificare che parliamo anche dei cristiani uccisi, quando affermiamo semplicemente che ogni giorno vengono uccisi degli innocenti? La cosa è preoccupante, perché può significare solo una di queste due cose: o i cristiani non rientrano nella categoria degli innocenti, oppure i cristiani sarebbero una categoria di innocenti più importante degli altri innocenti. Tertium non datur.
Alcuni cristiani sembrano avere uno strano concetto di amore incondizionato, di fraternità universale, di un Padre unico di tutta l'umanità e di misericordia. Ma non devono rammaricarsi troppo, perché sono in buona compagnia di tanti altri ipocriti: musulmani, ebrei, induisti, comunisti, democratici, atei illuminati... Tutti, a parole, pieni d'amore e di alti ideali per l'umanità intera; nei fatti, pronti a mordere alla giugulare non appena gli si pesta, anche per sbaglio, un piede.
Dovremmo allora comprendere che questo è un problema connaturato alla coscienza umana quando vive in uno stato di scissione, e non tanto dell'etichetta che ciascuno si appiccica addosso. L'etichetta è una conseguenza, non la causa. Paradossalmente, proprio comprendendo questo possiamo abbandonare l'ossessione per le categorie che ci dividono e iniziare a risanare la frattura essenziale della coscienza.
Un caro abbraccio a tutti, senza distinzioni.
Pier 🙏
2 weeks ago | [YT] | 319
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Nasce una nuova rubrica insieme ad Adele Caprio e al progetto della Nuova Pedagogia.
Uno spazio di dialogo e riflessione dedicato alla consapevolezza, all'educazione, alle relazioni e alla trasformazione personale. In questa prima puntata affrontiamo una domanda semplice e fondamentale: come rendere più leggera la nostra vita in tempi così complessi?
Buona visione.
https://youtu.be/fesZE0dHfA8?is=SOfEZ...
Se desiderate approfondire il lavoro di Adele Caprio, trovate interviste, conferenze, articoli e materiali dedicati alla Nuova Pedagogia sul canale YouTube Nuova Pedagogia (@nuovapedagogia) e sul sito www.nuovapedagogia.it.
2 weeks ago | [YT] | 13
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Sono senza parole!!!! Ho appena letto che a Ceriale una ragazza di 23 anni, Sofia Barberi, ha perso la vita dopo che una Fiat 500 guidata da una neopatentata avrebbe invaso la corsia opposta, centrando lo scooter sul quale viaggiava insieme a un'amica. L'altra giovane, Elena B., è sopravvissuta ma ha subito l'amputazione di un piede e resta ricoverata in prognosi riservata.
A rendere la vicenda già terribile veramente indefinibile è stato un video girato da uno dei passeggeri dell'auto pochi istanti dopo l'impatto. Mentre le due ragazze giacevano a terra, una gravemente ferita e l'altra morente, il giovane riprendeva la scena affermando, tra le risate: «Vi giuro, questa qua è morta...». Poi ha pubblicato il filmato sui social. Fortunatamente il fatto sta suscitando sgomento e orrore in tutta Italia.
Al di là delle responsabilità penali che saranno accertate dalla magistratura, ritengo che questo episodio abbia un livello di gravità e di allarme sociale sconvolgente. Solleva infatti domande terribilmente inquietanti su ciò che sta accadendo alla sensibilità e all'umanità di molte persone. E non soltanto dei giovani. Sarebbe troppo facile cavarsela così. Sarebbe ipocrita.
Sempre più spesso assistiamo a persone che, davanti al dolore reale e terribile dei loro simili, reagiscono come spettatori di un videogioco o di un contenuto social. In alcuni casi osserviamo comportamenti che appaiono palesemente sociopatici, fatti di scherno, umiliazione e perfino compiacimento di fronte alla sofferenza umana.
Questo è il segnale di una crescente anestesia emotiva e di una profonda distorsione della coscienza, alimentata da una cultura che trasforma tutto in spettacolo, perfino la morte. Una cultura che sempre più spesso giustifica l'ingiustificabile attraverso narrazioni false e manipolatorie.
Viviamo anni nei quali televisioni e social network ci mostrano quotidianamente massacri di innocenti, violenze e tragedie che vengono discusse, spettacolarizzate, normalizzate e talvolta persino giustificate. La digitalizzazione sta progressivamente sradicando molte persone dall'esperienza diretta della realtà. Sui social diventano virali i video più degradanti, le azioni più stupide, le provocazioni più vergognose. A questo si aggiunge una frammentazione cognitiva ed emotiva sempre più evidente, prodotta dalle nuove tecnologie. Tutto questo è noto, studiato e documentato da anni. Eppure si persevera nella stessa direzione.
Per non parlare dell'avvento dell'intelligenza artificiale che, se non sarà accompagnata da un analogo sviluppo della consapevolezza e della responsabilità umana, rischia di amplificare problemi psicologici, relazionali e sociali già oggi estremamente gravi. Questa sera non ho la forza di chiudere con suggerimenti, inviti o esortazioni.
Ho soltanto la sensazione che stia accadendo qualcosa di profondamente malato e che ancora troppe persone non ne colgano la portata.
Chiudo questa riflessione con un pensiero di profonda vicinanza e di sincera partecipazione al dolore delle famiglie coinvolte.
3 weeks ago | [YT] | 342
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Pierluigi Dadrim Peruffo
IL PREMIO STREGA, POCO PIÙ DI UNA PUNTATA DI BEAUTIFUL
Confesso che questa vicenda mi sembra l'ennesima manifestazione dell'infantilismo nel quale sta scivolando il nostro povero Occidente.
Secondo quanto riportato dai giornali, Michele Mari, uno degli scrittori italiani contemporanei più noti e finalista al Premio Strega, avrebbe affermato, durante una conversazione privata avvenuta sul van che trasportava alcuni partecipanti al premio, che Michela Murgia, la celebre scrittrice sarda scomparsa nel 2023, era «intransigente e violenta perché era brutta» e che «con i suoi atteggiamenti aggressivi faceva pagare agli altri la sua bruttezza».
Si può ritenere questo giudizio offensivo, superficiale o sbagliato. Si può anche ritenere che colga un aspetto reale della personalità di una persona. Esistono individui che soffrono profondamente per l'idea che hanno del proprio aspetto fisico e che trasformano tale sofferenza in rabbia, aggressività o intransigenza. Personalmente non ho la minima idea se fosse il caso di Michela Murgia. Sappiamo però che Mari, almeno secondo quanto riportato, stava esprimendo confidenzialmente a una collega una sua lettura personale del carattere della nota scrittrice, dunque un'opinione. Forse corretta, forse sbagliata, forse intelligente, forse stupida, ma in ogni caso sempre e comunque un'opinione.
Trovo incredibile come un'opinione privata possa trasformarsi in una questione da sottoporre al giudizio pubblico e addirittura a possibili sanzioni. La parte più incredibile della storia, infatti, non riguarda a mio avviso ciò che Mari avrebbe detto, ma ciò che è accaduto dopo. Secondo le ricostruzioni pubblicate, Teresa Ciabatti, scrittrice, finalista al Premio Strega e grande amica di Michela Murgia, avrebbe ascoltato quelle parole e ne sarebbe rimasta profondamente indignata.
E vabbè, fin qui non ci sarebbe nulla da dire. Uno esprime la propria opinione, l'altra non condivide e ritiene quell'affermazione un'idiozia. Ci sta! Se qualcuno parlasse così di una mia amica che amo e stimo molto, probabilmente gli risponderei che è un ignorante, perché ignora la bellezza e lo spessore della persona di cui sta parlando, che forse ha qualche conflitto irrisolto con sua madre (così per una volta salviamo il padre) che lo porta a vedere bruttezza dove c'è bellezza e intransigenza dove c'è coerenza. E poi mi farei una risata. Fine. Ma evidentemente le cose non si sono fermate lì e questo spirito canzonatorio e leggero non c'era più di tanto. Ah, i letterati!
La cosa curiosa è che, almeno per come viene raccontata la vicenda, non si comprende bene come sia avvenuto questo passaggio. Chi ha deciso che quelle parole dovessero uscire da quel contesto privato per essere consegnate alla stampa e al giudizio pubblico?
Questo primo aspetto rimane piuttosto nebuloso negli articoli che ho potuto leggere. Il secondo aspetto riguarda invece Mari stesso.
Se le parole riportate corrispondono effettivamente a quelle pronunciate, come sembrano confermare più testimoni (vi rendete conto che abbiamo anche i testimoni???), appare piuttosto singolare che egli abbia successivamente sostenuto di non avere mai parlato dell'aspetto fisico di Michela Murgia. Una persona può esprimere un giudizio discutibile, severo o persino sbagliato, ma se è adulta dovrebbe essere in grado di assumersene la responsabilità. Per questa ragione la vicenda sembra attraversata da una doppia ipocrisia.
Da una parte vi è qualcuno che porta una conversazione privata sulla pubblica piazza. Dall'altra vi è chi, una volta che quella conversazione è diventata pubblica, sembra prendere le distanze dalle proprie parole, sostenendo di non avere mai espresso quei giudizi. Se i fatti fossero andati come riportato, ci troveremmo di fronte a una situazione piuttosto curiosa: da una parte qualcuno che espone una conversazione privata al giudizio collettivo e dall'altra qualcuno che, invece di rivendicare il proprio giudizio o scusarsene senza tanti drammi, cerca di dissimularlo.
Nel frattempo la discussione si allarga fino a coinvolgere lo stesso Premio Strega, che valuta l'esclusione di Mari. E per cosa? Psicoreato? Non dovremmo allora escludere anche l'ignoto delatore? E a questo punto non dovremmo ritenere l'intero contesto decaduto? Infatti qualcuno ha ipotizzato che fosse tutta una trovata pubblicitaria. Ma vi pare che il Premio Strega abbia bisogno di pubblicità e soprattutto di questa roba?
Mi chiedo che cosa stiamo insegnando ai giovani quando trattiamo in questo modo le divergenze di opinione, per di più sul palcoscenico del più prestigioso premio letterario italiano.
Stiamo forse insegnando che un giudizio personale, per quanto duro o discutibile, debba essere considerato un reato morale? Stiamo insegnando che l'incapacità di tollerare opinioni diverse dalle nostre costituisce una virtù? Stiamo insegnando che il modo corretto di affrontare un dissenso non consiste nel discuterlo o nel confutarlo, ma nel trasformarlo in uno scandalo pubblico?
Personalmente credo che una società matura dovrebbe educare alla capacità di convivere con idee che consideriamo false, discutibili o persino stupide, quando queste costituiscono semplici opinioni personali e non reati o pericoli concreti. Considerando l'impressionante quantità di giudizi superficiali, avventati e spesso insensati che circolano quotidianamente, imparare a non farsene travolgere diventa non soltanto una virtù civile, ma una necessità per preservare la propria salute mentale.
Invece sembra crescere una sensibilità sempre più fragile, isterica, nella quale il semplice fatto che qualcuno esprima un giudizio non condiviso viene vissuto come un'offesa insopportabile. Parallelamente cresce il dire e smentire, l'affermare e il negare, il mostrarsi e il nascondersi. Bella storia!
La conseguenza è che degli adulti, molti dei quali appartengono al mondo della cultura e della letteratura, finiscono per offrire uno spettacolo sorprendentemente infantile. Invece di chiarirsi fra loro, discutere, magari anche in modo aspro ma franco, trascinano tutto in una dimensione pubblica sempre più parossistica, nella quale si cercano colpevoli, si chiedono sanzioni, esclusioni e si alimentano polemiche.
E così il più importante premio letterario italiano rischia di assomigliare più a una mediocre puntata di Beautiful che a una celebrazione della letteratura.
Vabbè, domani è un altro episodio...
3 weeks ago | [YT] | 108
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Ancora oggi non riesco a farmene una ragione.
Ogni volta mi colpisce e mi addolora osservare quanto il sistema massmediatico sembri incapace di immaginare uomini e donne come alleati, come innamorati, come forza e cura reciproca all'interno di un progetto di vita. Anzi, sembra voler alimentare deliberatamente una frattura sempre più profonda e, cosa ancora più sconfortante, continua a trovare consenso anziché un sonoro: vaffanculo!
Ovunque guardo trovo istigazione alla competizione, alla diffidenza, al risentimento e allo scherno reciproco. Poi ci stupiamo della crisi delle relazioni, della solitudine crescente e della sfiducia nel futuro.
Poco fa ho visto un post che riportava le parole di una nota comica, pubblicato da una pagina con 2,4 milioni di iscritti, dove si spiegava come gli uomini siano sostanzialmente degli inferiori. È una battuta, dirà qualcuno. Sapete come si dice: lo scherzo è bello finché dura poco.
Qui siamo invece al lavaggio del cervello, soprattutto dei più giovani. La cosa è resa ancora più ipocrita dal fatto che tutto venga mascherato da satira, messaggio educativo, pubblicità progresso e balle varie.
Per qualche minuto ho pensato di condividere quel post e commentarlo. Poi mi sono reso conto che sarebbe stato un po' come quando qualcuno getta del fango in una fontana: puoi passare ore a mostrare il fango ai visitatori oppure puoi continuare a far scorrere acqua pulita. A volte la seconda scelta è più saggia e più potente.
Ad ogni modo, Dio che tempi miserabili ci stai facendo attraversare. È una prova veramente impegnativa!
Ragazzi, acqua fresca a cascate, acqua fresca come fossimo il Mare del Nord in tempesta!
E se posso dirvi una cosa, sarò stato terribilmente fortunato, ma ho incontrato donne meravigliose con cui sono cresciuto e dalle quali continuo a imparare, con tutte le fatiche e le incomprensioni del caso, senza però perdere il desiderio di capirsi, di incontrarsi e di superare insieme le difficoltà.
Quindi, Dio, grazie. Perché se è vero che mi hai fatto nascere in un tempo in cui i nani sembrano giganti, è anche vero che di giganti, anzi di gigantesse, me ne hai fatte incontrare tante.
Forse è anche vero che bisogna saperle vedere e trovare il coraggio di abitare insieme le stesse altezze.
3 weeks ago | [YT] | 147
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Vorrei brevemente rispondere a chi mi ha scritto che la filosofia serve solo a generare ideologie malate. Dal mio punto di vista l'ideologia, intesa come una struttura di pensiero che deforma l'oggettività dei fatti a favore di proiezioni soggettive più o meno sofisticate, è il frutto di una filosofia errata, non della filosofia, così come una cura sbagliata può causare la morte di un paziente senza che per questo si attribuisca alla medicina la responsabilità di quella morte.
La storia della filosofia, che per molti aspetti è una delle matrici della storia umana, è certamente colma di filosofie fallaci e talvolta persino velenose. Tuttavia, questo vale per ogni campo del sapere. In quale disciplina non sono stati commessi innumerevoli errori prima di giungere a una scoperta significativa o a una più profonda comprensione della realtà?
Un pensiero onesto e rigoroso tende verso la verità, la libertà e l'amore; non degenera nell'ideologia. Quest'ultima nasce quando la ricerca della verità cede il posto alla difesa di un'identità spuria, alimentata da paralogismi, sofismi e razionalizzazioni che hanno lo scopo di confermare ciò che si desidera credere piuttosto che comprendere ciò che è.
La filosofia autentica non nasce dal bisogno di avere ragione, ma dalla disponibilità a mettere continuamente in discussione ciò che si crede di sapere. Quando questa disponibilità viene meno nasce l'ideologia; quando rimane viva può nascere la comprensione.
Buona giornata a tutti,
Pier 🙏
3 weeks ago | [YT] | 367
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Pierluigi Dadrim Peruffo
Mi capita spesso di sentire persone che parlano della distanza fra ciò che pensano, ciò che dicono e ciò che fanno. Altre volte qualcuno osserva come sia possibile comprendere una verità e continuare tuttavia a comportarsi in modo incoerente rispetto a essa. Dietro queste domande si nasconde una distinzione che considero fondamentale: quella fra capire e comprendere.
Capire è spesso un processo mentale che può rimanere superficiale. Comprendere, invece, è qualcosa di molto più profondo. Quando una cosa viene realmente compresa, diventa parte integrante del nostro essere. Non è più soltanto un pensiero o una teoria, ma una consapevolezza viva che tende naturalmente a esprimersi nelle nostre azioni.
A volte il capire ha semplicemente bisogno di tempo per sedimentare e maturare dentro di noi. Non tutto ciò che intuiamo può trasformarsi immediatamente in esperienza vissuta. Altre volte, invece, il capire rimane un esercizio puramente intellettuale. La differenza dipende dall'onestà della ricerca e, in alcuni casi, anche dalle capacità cognitive del soggetto.
Esiste infatti una forma di sapere che non mette realmente in discussione chi siamo. Possiamo accumulare concetti, citazioni e conoscenze senza che nulla cambi nella nostra vita. In questo modo il sapere diventa una sorta di ornamento dell'ego. Al contrario, una comprensione autentica produce inevitabilmente una trasformazione. Non sempre immediata, non sempre evidente, ma reale.
È anche vero che quando riflettiamo sinceramente su concetti che indicano qualcosa di reale, esiste sempre la possibilità che quella realtà scenda in profondità, provocando una crisi interiore e un cambiamento effettivo. Se invece continuiamo a ripetere idee errate o illusioni consolatorie, difficilmente andremo lontano. Talvolta sarà proprio il dolore generato dalle nostre illusioni a costringerci a guardare più a fondo.
Ho spesso l'impressione che la vita ci inviti continuamente verso una comprensione più ampia di noi stessi. La differenza non sta tanto nella meta quanto nel tempo necessario e nel prezzo che siamo disposti a pagare. Quando si inizia a riconoscere la propria natura più autentica, molte esperienze che prima apparivano prive di senso trovano una loro collocazione. Anche gli errori, le ferite e gli smarrimenti vengono visti come parti di un processo più grande.
Come canta Elisa in Luce (Tramonti a nord est):
"In tanto dolore
niente di sbagliato,
niente."
Alla luce di questa distinzione, la discrepanza fra dire e agire appare meno misteriosa. Nelle prime fasi del cammino può essere molto evidente, perché la distanza fra ciò che abbiamo intuito e ciò che siamo realmente è ancora considerevole. In termini semplici, si predica bene e si razzola male. Non necessariamente per ipocrisia, ma perché la comprensione non è ancora diventata essere.
Con il tempo, però, quella distanza tende a ridursi. Cresce una sensazione di armonia interiore e si avverte sempre più chiaramente che ciò che si è, ciò che si dice e ciò che si fa procedono nella stessa direzione.
Un'altra domanda che mi viene posta frequentemente riguarda il rapporto con le persone che percepiamo come false, manipolatrici o poco autentiche. Come conciliare il proprio sentire con ciò che si dice e si fa? Come comportarsi con chi ci appare lontano dai valori che riconosciamo come veri?
A mio avviso, quando si diventa più quieti, presenti e pacificati interiormente, il mondo esterno appare progressivamente più leggero. Le persone che vivono ancora profondamente identificate con i loro condizionamenti vengono percepite come lontane dal proprio centro e, di conseguenza, anche dal nostro.
Questa distanza non genera necessariamente giudizio o disprezzo. Al contrario, può generare chiarezza. Ci permette di dire e fare ciò che sentiamo più in armonia con il nostro essere, senza reagire alle nostre ferite e senza proiettare sugli altri il nostro disagio. Talvolta questo potrà tradursi in gentilezza, altre volte in fermezza. La differenza è che non si agirà più per reazione, ma in sintonia con ciò che in quel momento appare vero, libero e onesto.
Con il passare degli anni ho scoperto che il problema degli altri perde progressivamente importanza. L'attenzione si sposta sempre più sul proprio stato di presenza interiore. Più si è vigili e presenti, più le cose sembrano accadere in modo armonico e senza lasciare strascichi. Più si è identificati con il rumore mentale, più emergono attriti, conflitti e stonature.
Forse è proprio qui che si trova il vero discrimine fra capire e comprendere. Il capire appartiene ancora al pensiero. La comprensione, invece, trasforma il nostro modo di essere nel mondo.
Buona domenica a tutti.
4 weeks ago | [YT] | 212
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Pierluigi Dadrim Peruffo
La colpa, all'inizio, può essere degli altri. La responsabilità, però, è sempre tua rispetto a ciò che scegli di fare in risposta a ciò che gli altri cercano di farti. Se diventi ciò che volevano farti diventare, la colpa non è più soltanto loro: diventa anche tua.
Buona notte.
Pier
1 month ago | [YT] | 136
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