Narratore multimediale. Performer, attore, compositore, autore. Esperto in narrazione combinatoria, onirocritica, arte della memoria. Cell. +39 3291017544


Federico Berti

Ho ricevuto un paio di messaggi in varie lingue diverse dall'italiano, che esprimevano delusione per lo stile di lettura. Poi ho capito che YT traduce automaticamente i miei podcast in altre lingue, riproponendoli in vai paesi con voce sintetica. Agghiacciante. Se sei tra queste persone, puoi scegliere di ascoltare, dalla mia voce. Puoi sempre attivare i sottotitoli nella tua lingua.

3 weeks ago (edited) | [YT] | 2

Federico Berti

Car*, per chi si trovasse in Umbria dalle parti di Perugia il 7 Dicembre, nel pomeriggio suono a Mucciafora, questo piccolo e ridente borgo della montagna umbra. Vi aspetto, spero di conoscere dal vivo qualcuno di voi.

2 months ago | [YT] | 2

Federico Berti

Un mio articolo su com la profilazione degli algoritmi stia ponendo problemi allalegittimità democratica, proprio in quegli stati che più si proclamano alfieri della democrazia

2 months ago | [YT] | 1

Federico Berti

Domenica prossima, se qualcuno di voi è in zona MUgello, venga ad ascoltarmi alla mostra mercato del marrone, della pietra serena lavorata e dei prodotti tipici del territorio. Vi aspetto! Peace and Love

3 months ago (edited) | [YT] | 5

Federico Berti

APPUNTAMENTI A #MODENA, #CREMONA

#Modena, stasera Venerdì 22 Agosto h.21:00 circa, portico di via Emilia lato bolognese. Steet concert per Chitarra sola. Musica di Federico Berti e interpretazioni strumentali di grandi autori italiani e internazionali.

#Modena domattina, Sabato 23 Agosto, h. 9:00 circa, mercato coperto dietro Piazza Grande. Musica itinerante, acustica, strumentale, con batteria portativa, chitarra, armonica a bocca, percussioni.

#Crema domani pomeriggio Sabato 23 Agosto, h. 19:00, Festa dell'Unità. Podere di Ombrianello, Crema, con parcheggio in via Milano.

Come sempre, avrò con me le pubblicazioni. Ricordatevi che negli Street Concert c'è lo sconto del 20% sui miei libri, se vi presentate come amici della nube social! Vi aspetto.

5 months ago (edited) | [YT] | 2

Federico Berti

GAVETTONE SULL’#ARTISTADISTRADA

Le postazioni predisposte, costringendo gli #artistidistrada a suonare dove qualcuno ha deciso arbitrariamente che si può fare, e non dove ognuno di loro si sente meglio accolto, espongono artisti e cittadini a un crescente conflitto, che talvolta degenra in violenza. Il caso del gavettone lanciato durante l’8 marzo. Giada Lay, 19 anni, e Miriam Cotza, fanno parte di questa comunità: da mesi suonano in strade come via Lagrange a #Torino. «La cassa che usiamo l’abbiamo comprata con i nostri risparmi, ogni esibizione è un investimento emotivo e finanziario», racconta Giada, che ha appena pubblicato il suo secondo singolo “Egoista”.

Nonostante l’impegno, le due artiste si scontrano con un problema ricorrente: la mancanza di rispetto da parte di alcuni cittadini, culminata nell’episodio di sabato 8 marzo 2025. Verso le ore 18:00, qualcuno ha lanciato loro un gavettone, «Eravamo sorprese – spiega Miriam – perché il pubblico fino a quel momento era stato caloroso. Molti si fermavano, altri ci facevano i complimenti. Poi, all’improvviso, quel gesto». Il gavettone, oltre a rischiare di danneggiare la cassa amplificata, «È stato un atto di vigliaccheria. Chiunque avesse avuto da ridire poteva scendere e parlarci, invece di nascondersi», aggiunge Giada.

L’episodio non è isolato: secondo Miriam, giorni prima un altro #busker era stato bersagliato nello stesso punto, senza che nessuno intervenisse. «Abbiamo chiamato la polizia, ma ci hanno detto che tutte le auto erano impegnate», precisa Giada. La mancanza di testimoni diretti ha reso impossibile identificare il responsabile. La solidarietà è arrivata dai passanti e dai ‘seguaci’ dei social media, dove la vicenda è diventata virale. «Molti ci hanno incoraggiato a denunciare o a non arrenderci», racconta Miriam. Tuttavia, il sostegno virtuale non basta, la rimozione di alcune postazioni dedicate ai busker dall’app comunale per le prenotazioni ha ulteriormente complicato la situazione, limitando gli spazi legali per esibirsi. L’episodio riflette un malessere più ampio verso gli artisti di strada, spesso percepiti come “disturbatori” anziché come risorsa culturale. Il problema non è nuovo.

Nel 2024, sempre a Torino, un violinista era stato aggredito verbalmente da un negoziante infastidito dalla sua musica. L’aggressione alle due musiciste assume un significato simbolico particolare anche perché avvenuta l’#8marzo. «È paradossale – commenta Giada – in una giornata che dovrebbe celebrare le donne, qualcuno ha scelto di umiliarci pubblicamente». Per reagire all’episodio, Giada e Miriam stanno organizzando un flash mob musicale in via Lagrange, coinvolgendo altri artisti locali. «Vogliamo riprenderci lo spazio pubblico con la musica, senza paura», dichiara Giada.

Alcune associazioni culturali, come Torino Creativa, tornano a proporre la folle idea del "marchio di qualità" per gli artisti di strada, modelli simili esistono a Barcellona e Parigi, dove i busker devono superare un’audizione per esibirsi in zone prestabilite. Inutile, oltre che insensato, poiché il disturbo di uno spettacolo non dipende sempre e solo dall’imperizia dell’artista. Il lancio del gavettone a Giada e Miriam non è solo un atto di #bullismo, ma un sintomo di una società sempre meno incline all’ascolto e al dialogo.

Il consiglio che diamo a tutti gli artisti, è disertare in massa le postazioni e riversarsi là dove si sentono meglio accolti: decentrarsi, esplorare, costruirsi nuove relazioni, possibilmente rinunciando alle amplificazioni se non come un minimo supporto alla voce o a strumenti molto fragili. Dev’essere chiaro ad ogni modo che queste passerelle a luci rosse costituiscono un abuso nei confronti degli artisti e della stessa cittadinanza, privati gli uni e l’altra del loro diritto/dovere a relazionarsi personalmente, per trovare un ‘quadra’ che accontenti tutti. A volte basta veramente poco, non dico un’esagerazione, ma parlarsi, confrontarsi, spostarsi di pochi metri o aspettare dieci minuti prima di reagire in malo modo, può cambiare radicalmente la situazione: se obblighiamo le scimmiette ammaestrate a restarsene in quella gabbietta prenotabile, creiamo a priori le condizioni per una violenza reciproca.

10 months ago | [YT] | 2

Federico Berti

IL #PIANOFORTE ROSA
Angelo Santirocco, un dialogo tra classico e contemporaneo nello spazio urbano. Nelle mattine domenicali del Parco degli Acquedotti a Roma, un suono inatteso rompe il silenzio. È il pianoforte rosa di Angelo Santirocco, trasportato su un furgone verniciato dello stesso colore acceso, che riscrive le regole non scritte dell’#artedistrada. La sua presenza, insieme al pianista venticinquenne col vestito di scena intonato allo strumento e al veicolo che lo trasporta, solleva qualche interrogativo sul significato stesso di performance urbana nel contesto della Àmusica colta contemporanea.


Il movimento culturale e politico dell’arte di strada, sviluppatosi come una forma di #resistenzaculturale negli anni Settanta, ha da sempre privilegiato media effimeri e facilmente riproducibili: spray, adesivi, performance corporee, strumenti per lo più acustici, trasportabili, minimo impatto sul territorio. L’introduzione di uno strumento complesso come il pianoforte – con il suo carico di tradizione accademica e ingombrante fisicità – cambia radicalmente le carte in tavola. Quella di Santirocco è una installazione itinerante che interroga la natura stessa della #streetart
La scelta del Parco degli Acquedotti non è casuale. In questo crocevia tra archeologia e periferia, dove l’acquedotto Felice del Cinquecento dialoga con l’edilizia popolare del dopoguerra, il pianoforte rosa agisce da catalizzatore di temporalità multiple. Le esecuzioni, che spaziano da #Chopin ai #LinkinPark attraverso riarrangiamenti personali di un repertorio per lo più molto noto, creano un cortocircuito temporale: la struttura armonica classica si fonde con ritmiche contemporanee, specchio della stratificazione storica del paesaggio circostante.


Trasportare un pianoforte attraverso #Roma richiede ben altra logistica, rispetto alla valigia del mimo o alla strumentazione portativa del #saltimbanco: ci vuole un furgone attrezzato con pianale idraulico, permessi per l’occupazione di suolo pubblico, assicurazioni contro danni e furti. Santirocco insiste nel definire le sue performance come atti ‘spontanei’ di street art. La verniciatura shocking, più che mera provocazione estetica, funziona come dispositivo di straniamento: sottrae lo strumento all’aura sacrale della sala da concerto, restituendolo alla dimensione del gioco e della sperimentazione.


L’approccio performativo di Santirocco ricorda le ricerche della Camerata Zürich, ensemble che integra musica classica e installazioni visive in spazi non convenzionali. Tuttavia, mentre i concerti istituzionali mantengono una netta separazione tra palco e platea, le esibizioni romane creano un’intimità radicale. Gli spettatori – turisti, abitanti del quartiere, bambini – si dispongono a semicerchio intorno al pianoforte, partecipando a un rito collettivo che trasforma l’ascolto passivo in esperienza condivisa. Il repertorio, studiato per abbattere gerarchie di genere, combina la complessità contrappuntistica di Bach con la semplicità melodica di Einaudi, passando attraverso riletture in chiave minimalista di brani rock.


Questa strategia inclusiva riecheggia le teorie di Nicholas Cook sull’"ecologia musicale", dove la diversità stilistica diventa strumento di coesione sociale. Le improvvisazioni di Santirocco, spesso arricchite dalla distribuzione di poesie autografe, trasformano lo #spaziourbano in un laboratorio di creazione estemporanea, dove ogni partecipante contribuisce all’evento artistico.


L’ascesa di Santirocco coincide con un momento cruciale per le politiche culturali romane. Il Regolamento per l’utilizzo degli spazi pubblici (2023) impone restrizioni severe alle occupazioni temporanee, particolarmente problematiche per strumenti di grandi dimensioni. Mentre i #buskers tradizionali operano in un’area di grigia normativa, il pianoforte rosa costringe le istituzioni a ridefinire i parametri dell’arte urbana. Santirocco naviga abilmente questo contesto normativo complesso. Le collaborazioni con Rai e Mediaset gli garantiscono una visibilità utile a legittimare le performance spontanee. Il paradosso è solo apparente: come dimostra la carriera di #Banksy, l’integrazione nel sistema artistico istituzionale può diventare forma di critica istituzionale.


La querelle tra "arte di strada" e "arte in strada" rivela i limiti di categorie critiche in parte (solo in parte) superate. Il pianoforte rosa sfugge a entrambe le definizioni, proponendo una terza via che sintetizza elementi antitetici: lo strumento acustico, privo di amplificazione, diventa un atto di resistenza contro l’iperconnessione globale. L’itineranza continua trasforma Roma in una partitura urbana, dove ogni location aggiunge nuove battute al racconto musicale. L’interazione col pubblico supera il modello unidirezionale del concerto, incorporando elementi di improvvisazione teatrale e poesia visiva.


Come dimostrano le reazioni del pubblico al Parco degli Acquedotti – dove anziani e bambini, intenditori e passanti casuali condividono la stessa esperienza – più che chiederci se si tratti di arte "di" o "in" strada, dovremmo accettare che il pianoforte rosa stia scrivendo un nuovo capitolo nella storia delle pratiche artistiche urbane, dove ogni distinzione categoriale viene dissolta nel flusso imprevedibile delle note e delle relazioni umane. Quel che conta sono le relazioni intessute dall’artista con il territorio che attraversa. Direbbe Woody Allen, “Basta che funzioni”.

10 months ago | [YT] | 0

Federico Berti

#STREETART DI PACE


#Roma, 15 marzo 2025. Nel cuore della Capitale, la galleria Rosso20sette arte contemporanea (Via del Sudario 39) inaugura “The (Street) Art of Peace” , una collettiva che trasforma l’attivismo pacifista in un’esperienza visiva e concettuale. Curata da Giorgio Silvestrelli , la mostra riunisce 12 #streetartist internazionali – da Banksy a Shamsia Hassani – per raccontare, attraverso le loro opere opere, la prospettiva del #pacifismo internazionale. L’esposizione, aperta fino al 24 aprile 2025, è anche un invito a riflettere sul ruolo dell’arte come strumento di cambiamento sociale, un’arte che non si lascia ridurre a puro intrattenimento o al solo godimento estetico. Una varietà di artisti/attivisti, come Shepard Fairey (USA), che presenta serigrafie provenienti da una collezione privata già esposte nel 2018 alla stessa galleria. Accanto a lui, Shamsia Hassani dall’#Afghanistan, porta le istanze di libertà delle donne afghane, tema centrale della sua ricerca. L’opera di Banksy dedicata a #Gaza e i simbolici lavori su legno di Faith XLVII (#Sudafrica) dialogano con le tele di Hera of Herakut (#Germania). Non mancano nomi emergenti come Lula Goce (#Spagna) e Dina Saadi (#Siria).

Ogni artista ha contribuito con un testo personale sul concetto di #pace, trasformando la mostra in un dialogo tra immagini e parole. «La pace non è un’utopia, ma un diritto», sottolinea Silvestrelli, invitando i visitatori a un impegno collettivo. Il titolo della mostra è un omaggio (e un ribaltamento) de “L’Arte della Guerra” di Sun Tzu. La parola «Street» sottolinea l’origine urbana delle opere. La galleria si apre così alla città: alcune installazioni si estendono infatti agli spazi pubblici, rafforzando il legame tra arte e comunità . Un esempio è il lavoro di Laika , artista italiana nota per il progetto “Art Is (Not) A Game” (2023), che interagisce con il tessuto urbano romano. La scelta di ospitare questa collettiva non è casuale. La galleria, attiva dal 2018 con mostre di artisti del calibro di Fairey, ha sempre sostenuto la street art come linguaggio politicamente non ‘neutrale’ (pacifismo non vuol dire disimpegno, come taluni pretendono).

Info Utili:
Quando : 15 marzo – 24 aprile 2025
Dove : Rosso20sette, Via del Sudario 39, Roma.
Orari : Martedì-Sabato, 11.00-19.00.
Contatti : info@rosso27.com
Tel. 06 64761113 | www.rosso27.com

10 months ago (edited) | [YT] | 0

Federico Berti

#ARTEDISTRADA E #ATTIVISMO

Protesta rom contro la serata gipsy allo Spazio 211 di Torino: appropriazione culturale e lotta agli stereotipi. La sera del 28 febbraio 2025, è diventato il teatro di un acceso dibattito culturale. Rašid Nikolić, #artistadistrada e attivista rom di 35 anni, ha organizzato una protesta per dissuadere il pubblico dal partecipare alla "serata gipsy" promossa dal locale. Con cartelli e megafono, Nikolić ha denunciato l'evento come un esempio di appropriazione culturale commerciale, definendolo «un parco a tema rom costruito su cliché e finzioni». La contestazione, supportata anche dall'Unione delle Comunità Romanès in Italia (#UCRI), segna l'ultimo capitolo di una battaglia decennale contro la rappresentazione distorta della cultura romanì.

L’ANTIZIGANISMO STRISCIANTE

Secondo Nikolić, la serata prevedeva ingressi gratuiti per chi indossava pellicce e l'utilizzo di una cartomante con «finto accento romanì». Elementi che, per l'attivista, riducono una cultura millenaria a caricatura folcloristica: «Non c'è nulla di autentico in questi eventi. Sfruttano l'immagine del "nomade misterioso" per vendere cocktail e intrattenimento low-cost». Una critica che trova riscontro nelle parole di Aleksandar Jovanović, presidente UCRI: «L' #antiziganismo si combatte abolendo gli zoo umani, non ricreandoli nei locali». La polemica si inserisce in un solco storico profondo. Come ricorda Nikolić, l'Italia è l'unico Paese europeo ad aver istituito campi nomadi permanenti per #rom, definiti dall'artista «campi di concentramento su base etnica». Questa segregazione ha creato un terreno fertile per stereotipi secolari, dal "nomadismo innato" al presunto rifiuto del lavoro. La serata #gipsy, secondo i contestatori, perpetua proprio quei cliché che giustificarono le politiche di ghettizzazione.

THE GIPSY MARIONETTE

Nato nel 1989 in Bosnia da famiglia rom, Nikolić ha vissuto sulla pelle le conseguenze del conflitto jugoslavo. La fuga in Germania come rifugiato politico e il successivo trasferimento in Italia – dove la famiglia fu reclusa in un #camponomadi torinese – hanno plasmato la sua doppia identità di vittima e narratore. «Nel campo facevamo la fila per l'acqua potabile. La neve entrava dalle fessure delle roulotte», ricorda in un'intervista a Torino Today. La svolta arriva nel 2012 con “The Gipsy Marionettist”, spettacolo che unisce #teatrodifigura e tradizione romanì. Le #marionette, intagliate seguendo l'arte appresa dal nonno, diventano strumenti per svelare i meccanismi dello stereotipo. Ma è con “Rom VS Tutti” (2020) che Nikolić perfeziona la sua formula: stand-up comedy antropologica dove smonta i pregiudizi più radicati. «Mi chiedono: "Perché rubate i bambini?". Rispondo: "Perché i vostri sono così maleducati?"».

IL PROFESSOR NIKOLIC

Dal 2020, Nikolić ricopre un ruolo storico: è il primo docente rom di Teatro delle marionette all'Accademia Albertina di #BelleArti. Parallelamente, collabora con l'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) in progetti finanziati dallo Stato per «sostituire l'ignoranza con la conoscenza». Un doppio binario che lega arte e politica, come spiega: «Insegnare mi dà legittimità istituzionale. Scendere in piazza mi mantiene radicato nella comunità».

LA PROTESTA ALLO SPAZIO 211

La #protesta allo Spazio 211 non è un caso isolato. Dal 2024, l'UNAR ha stanziato fondi per la Settimana di Azione contro l'Antiziganismo, sostenendo eventi come lo spettacolo “Rom VS Tutti” a Cuneo. Un'iniziativa che contrasta con la serata contestata, evidenziando il divario tra approcci culturali diversi: da un lato la pedagogia sociale, dall'altro l'intrattenimento commerciale. Secondo un report del 2024 del Centro Studi Romanì, il mercato degli eventi a tema "#zingaro" genera in Europa oltre 200 milioni di euro l'anno. Un business che spesso riproduce dinamiche coloniali, come nota la sociologa Laura Corradi: «Si vende un'immagine edulcorata della cultura rom, ignorando sia la storia di oppressione che le attuali lotte per i diritti».

GLOSSARIO DELLE FALSITA

Alternative concrete esistono già. A Genova, durante il Suq Festival, Nikolić ha trasformato il palco in un laboratorio di decostruzione live: il pubblico suggeriva stereotipi da analizzare, creando un "glossario delle falsità". Esperienze che dimostrano come l'intrattenimento possa educare senza banalizzare. La protesta torinese segna un punto di non ritorno. Come sottolinea Nikolić: «Non chiediamo pietà, ma rigore storico. Se volete fare una serata rom, chiamate un musicista #lautari o una poetessa #romanì. Smettetela di recitare la nostra cultura con attori in #blackface culturale». Una sfida che interroga l'intera società: come rappresentare l'alterità senza tradirla? La risposta, forse, sta nel passare dalla #culturalappropriation alla cultural collaboration.

IL RAZZISMO PROFONDO

Avete presente le immagini stereotipate degli ebrei che circolavano al tempo di Hitler, tutti invariabilmente gobbi, brutti, col naso adunco, l’occhio cattivo e le mani rapaci? O gli spettacoli di satira contro i negri nell’America dell’apartheid? Ecco, siamo tornati a quel livello di banalizzazione e distorsione nella rappresentazione di una cultura che fa parte del tessuto sociale italiano. Il #razzismo implicito, inconsapevole, ormai è talmente radicato in profondità dentro di noi che lasciamo accadere queste cose e non diciamo nulla. L’#artedistrada è anche un potente strumento di rieducazione delle folle.

IL POTERE

Capite, ora, perché diamo così tanto fastidio e perché vogliono normalizzarci a tutti i costi? Capite ora perché ci rinchiudono nelle passerelle a luci rosse? Perché il #potere ci vede come un potenziale pericolo. Le armi con cui ci battiamo sono le più potenti: la cultura, l’amore, la fantasia. Le sole armi da cui il potere non può difendersi.

10 months ago | [YT] | 1

Federico Berti

GUERRA APERTA AL #BUSKING

Gli #artistidistrada nel centro storico di Roma, per tutto il Giubileo non potranno esibirsi in via del Corso, Largo Goldoni, nel Tridente e lungo via dei Fori Imperiali, una soluzione ‘transitoria’ per contenere i conflitti tra artisti e residenti. Quali conflitti, di grazia? Parliamone. I dati forniti dalla stessa amministrazione rivelano che solo una minima percentuale (18%) delle segnalazioni per disturbo della quiete interessa davvero l’ #artedistrada, pare che la maggior parte dei reclami riguardi l’inquinamento acustico generato dai locali notturni. Risulta al contrario una raccolta di 5000 firme tra i residenti per riaverli, gli artisti di strada a Roma.

MAPPATURA, PRENOTAZIONI, PROVINI

Il dibattito interno alle istituzioni sembra fermo al Giurassico, non hanno ancora ben chiara una definizione di ‘artista di strada’, parlano ancora di mappare delle aree utilizzabili o addirittura di verificare la qualità artistica dei #buskers capitolini, cose che non vorremmo più sentire nemmeno alla lontana perché lo abbiamo visto a Milano, Trieste, Torino, Genova, Bologna: le passerelle a luci rosse dei bravi-bambini-in-fila-per-due non risolvono il problema, si limitano a spostarlo, aggravando la situazione con forme di caporalato implicito. I comitati di quartiere stanno insistendo sull’ormai palesemente obsoleta e inapplicabile quantificazione dell’impatto acustico attraverso la misurazione dei suoni in #decibel, del tutto inadeguata alle circostanze dato che il motore acceso di un camion (ormai lo sanno anche i bambini) costituisce fonte di #inquinamento sonoro e se c’è una cosa che non manca a Roma, sono i motori accesi. Anzi, l’arte di strada qualche volta te li fa scordare, i suoni orrendi del traffico urbano.

QUALE PROTESTA?

Sono tutti indici del fatto che la cittadinanza contesta sulla base di argomentazioni irrilevanti, non è informata sul caso e non ha soluzioni a un conflitto che sembra a questo punto creato più da una minoranza di cittadini, che dai #saltimbanchi romani. E’ vero che l’alta concentrazione nelle aree di maggior interesse turistico dequalifica gli artisti, ma la soluzione non è certo bandirli tutti, né imporre le turnazioni a passerella: la soluzione è piuttosto favorire la formazione educando i più giovani al decentramento, alla ricerca di nuove piazze, alla costruzione di reti su tutto il territorio cittadino, invitando magari gli stessi buskers della vecchia guardia a formare i nuovi, oppure aprendo un dialogo diretto fra #artistidistrada e cittadinanza, creando forme di autogestione virtuosa, come ad esempio quella dei compagni e le compagne genovesi, adottata per anni con successo prima che la nuova giunta di estrema destra imponesse loro la prostituzione in passerella.

TORNARE AL REGISTRO AMBULANTI?

I consiglieri romani guardano invece al modello fiorentino e bolognese, quello del professionismo spinto e addomesticato, tornando addirittura indietro di cent’anni al registro degli ambulanti, roba da regi decreti fascisti. Qualcuno minimizza il problema sostenendo che lo Stato non guadagni nulla dagli artisti di strada: al contrario, è un giro da 15 milioni di euro l’anno, calcolando sia le mance dirette sia l’aumento di permanenza dei turisti; particolarmente significativo l’impatto nelle zone periferiche del centro, dove i performer attirano flussi verso esercizi commerciali meno frequentati.

ESEMPI VIRTUOSI

Se la giunta capitolina vuole prendere a esempio un regolamento semplice e davvero virtuoso, guardi piuttosto al modello riminese: un’ora, poi spostarsi un paio di isolati. Un massimo di due sessioni al mese dello stesso artista nello stesso quartiere, non recare intralcio o disturbo. Semplice, chiaro, diretto. Si prenda esempio dai compagni di Genova, il cambio si calcola al tocco dell’ora così chiunque, artista o cittadino, può farsi un’idea di quanto durerà una data esibizione semplicemente guardando l’orologio. Tutto autogestito, chi sbaglia paga. Non si accettano però le segnalazioni anonime, chi protesta per l’#artedistrada deve metterci la faccia con le istituzioni, in modo che alla fine dell’anno si possano calcolare quante siano fisicamente le persone che hanno portato avanti la crociata contro l’arte urbana, confrontandole con quelle associazioni di cittadini che invece stanno raccogliendo firme per riaverli gli artisti di strada, a Roma.

11 months ago | [YT] | 0