Ho appena scoperto, e volentieri condivido con voi, una delle figure più singolari della street art italiana contemporanea. La sua ricerca si distingue subito per un elemento raro nel panorama urbano: il recupero dell’affresco, tecnica antica e profondamente legata alla storia dell'arte italiana, che l’artista trasforma in linguaggio attuale e più vicino alla street art.
Originario della Sardegna, attivo tra l’isola e Milano, Manu Invisible ha costruito nel tempo un’identità riconoscibile anche grazie alla maschera che indossa, scelta che richiama l’anonimato di molti street artist ma che nel suo caso assume un valore ulteriore: lasciare che siano le opere a parlare, più del volto di chi le crea. In questo non è particolarmente originale, ma per un'arte spesso clandestina questo tipo di espediente non è solo un vezzo.
Il tratto più originale della sua poetica è proprio l’uso dell’affresco. Manu Invisible ha spiegato di aver recuperato questa tecnica studiandola nella tradizione degli artigiani toscani, attirato anche dalla possibilità di usare materiali naturali e durevoli. In un’epoca dominata dalla velocità, dalla riproducibilità e dalla cultura dell’effimero, la sua scelta va in controtendenza: l’affresco comporta lentezza, precisione e una relazione diretta con la parete.
Un esempio significativo è il progetto realizzato con la Lipu contro il bracconaggio, in cui il murale diventa strumento di sensibilizzazione e partecipazione collettiva. Anche in questo caso, la tecnica non è un dettaglio ma parte del messaggio: l’affresco, per sua natura, unisce bellezza, resistenza e memoria, rendendo il contenuto ancora più forte e duraturo.
In un mondo in cui l’innovazione viene spesso confusa con la rottura totale col passato, Manu Invisible dimostra che si può essere contemporanei anche riscoprendo il valore della memoria, della manualità e della materia. Il risultato è un linguaggio poetico e riconoscibile, capace di unire strada e bottega, ribellione e mestiere, visione urbana e tradizione italiana. Ed è forse proprio questa tensione a rendere Manu Invisible un artista così interessante.
L’arte di strada non è più solo bombolette e muri dipinti. Negli ultimi anni alcuni artisti hanno trasformato il concetto stesso di “opera urbana”, usando materiali inaspettati e un rapporto nuovo con lo spazio pubblico. Due casi emblematici sono lo spagnolo Spidertag e il francese Clet Abraham, che lavorano con tecniche molto diverse ma con una stessa idea di fondo: rendere la città parte attiva del messaggio artistico.
Javier Lledó, in arte Spidertag, è uno degli street artist più originali della scena contemporanea. Nato in Spagna, ha iniziato a sperimentare con fili e lana per creare disegni su muri e facciate, ma dal 2011 ha trovato la sua firma riconoscibile: i murales al neon.
Spidertag chiama queste opere Interactive Neon Murals (INM#) e le realizza con cavi al neon flessibili, fissati direttamente sulle superfici urbane. Il risultato sono composizioni luminose che di giorno appaiono come linee colorate e di sera si accendono, trasformando l’architettura in una sorta di “schermo” a cielo aperto.
Il suo linguaggio visivo è definito dall’artista stesso come un “primitivismo futuristico”: unisce segni elementari, ispirati a grafie antiche e simboli primordiali, a geometrie semplici e ripetitive, tipiche dell’estetica digitale.
In questo modo, i suoi lavori sembrano allo stesso tempo arcaici e tecnologici, come se volessero collegare un immaginario ancestrale con il presente iperconnesso. Una delle caratteristiche più interessanti della sua ricerca è l’uso di codici QR integrati nelle opere. Non si tratta di semplici link promozionali, ma di elementi che fanno parte della composizione: inquadrando il codice con il telefono, lo spettatore accede a contenuti che completano o trasformano il significato del murale.
In questo senso, i suoi “murales interattivi” superano la staticità tradizionale della street art, invitando il pubblico a un’esperienza attiva e personale.
Se Spidertag lavora con la luce, il francese Clet Abraham sceglie un materiale più “quotidiano”: i segnali stradali. Attivo soprattutto in Europa e molto presente in Italia, Clet non dipinge muri, ma interviene sull’arredo urbano applicando adesivi (sticker art) su cartelli e simboli ufficiali.
La sua tecnica è apparentemente semplice, ma concettualmente potente: modifica il significato dei segnali senza danneggiarli in modo irreversibile. Una freccia, un divieto, un simbolo di parcheggio diventano, grazie a piccoli aggiustamenti grafici, messaggi ironici, critici o poetici.
Un segnale di “divieto di accesso” può trasformarsi in un invito a fermarsi e riflettere; un’indicazione direzionale può suggerire un percorso interiore invece che fisico. Clet non si limita alle sticker: realizza anche installazioni urbane e piccole sculture, sempre con l’idea di dialogare con il linguaggio della città.
Il suo lavoro mostra come l’ambiente urbano sia già un testo pieno di simboli, norme e divieti, e come l’artista possa “riscriverlo” dall’interno, sovvertendone il senso senza cancellarlo.
Spidertag e Clet Abraham rappresentano due direzioni diverse ma complementari dell’arte di strada contemporanea. Il primo usa la luce e la tecnologia per creare opere che cambiano con il tempo e con l’interazione del pubblico; il secondo usa il linguaggio già presente nella città per rivelarne le contraddizioni e le possibilità di senso. Entrambi dimostrano che l’arte urbana non ha bisogno di grandi muri per esistere: basta un cavo al neon o un adesivo su un segnale per trasformare uno spazio comune in un luogo di riflessione, sorpresa e dialogo.
Nell'ultima diretta SU @AudioNarrativa abbiamo esplorato un lato affascinante e meno noto del premio Nobel siciliano: il suo profondo legame con il mondo della pittura. Partendo dall'analisi del saggio di Francesca Tomassini, presentato al 20° congresso degli Italianisti, abbiamo approfondito come la sensibilità visiva di Pirandello non sia stata solo un hobby personale, ma una componente essenziale della sua evoluzione intellettuale.
Al centro della discussione c'è lo stretto sodalizio con Ugo Fleres, figura chiave che fece da mentore al giovane Luigi, introducendolo ai segreti della critica d'arte. Abbiamo confrontato le loro analisi su opere come "I Centauri" di Coleman e "Il nonno" di Gaetano Esposito, scoprendo una sorprendente sintonia di vedute. Pirandello, "a bottega" da Fleres, ha imparato a guardare l'opera d'arte non solo come esercizio estetico, ma come espressione di "ingenua sincerità".
Questo concetto ci ha portato a riscoprire l'esperienza della rivista Ariel e la nascita del Sincerismo. In un'epoca dominata dal dannunzianesimo e dagli orpelli retorici, Pirandello e il suo gruppo proponevano un ritorno alla schiettezza, privilegiando opere magari meno "magistrali" ma più autentiche e capaci di comunicare il carattere profondo della realtà. È un laboratorio teorico fondamentale: senza queste riflessioni sulla pittura e sulla "roba vera", probabilmente non avremmo avuto la stessa profondità visiva e psicologica nelle sue novelle e nei suoi drammi.
Se vi siete persi la diretta o volete approfondire come l'occhio del pittore abbia influenzato la mano dello scrittore, vi invito a recuperare il video. Troverete anche riflessioni su come questa estetica guidi oggi le scelte narrative e le "inquadrature" dei racconti che leggiamo insieme sul canale.
Qualche anticipazione dal nuovo libro sull'arte della memoria, cui sto lavorando e che uscirà presumibilmente verso la fine di quest'anno. La memoria non come 'superpotere' (idea vagamente superstiziosa) ma come fragilità e come responsabilità comune. La memoria come fondamento delle identità personali e collettive, minacciata dalle relazioni abusanti, dalla violenza cognitiva, dalla manipolazione della coscienza; nello stesso tempo l'arte della memoria come un atto resiliente di riappropriazione. Seguimi sul nuovo canale dedicato al tema, o resta sintonizzato per gli aggiornamenti che inoltrerò qui.
Federico Berti
MANU INVISIBLE E L'AFFRESCO DI STRADA
Ho appena scoperto, e volentieri condivido con voi, una delle figure più singolari della street art italiana contemporanea. La sua ricerca si distingue subito per un elemento raro nel panorama urbano: il recupero dell’affresco, tecnica antica e profondamente legata alla storia dell'arte italiana, che l’artista trasforma in linguaggio attuale e più vicino alla street art.
Originario della Sardegna, attivo tra l’isola e Milano, Manu Invisible ha costruito nel tempo un’identità riconoscibile anche grazie alla maschera che indossa, scelta che richiama l’anonimato di molti street artist ma che nel suo caso assume un valore ulteriore: lasciare che siano le opere a parlare, più del volto di chi le crea. In questo non è particolarmente originale, ma per un'arte spesso clandestina questo tipo di espediente non è solo un vezzo.
Il tratto più originale della sua poetica è proprio l’uso dell’affresco. Manu Invisible ha spiegato di aver recuperato questa tecnica studiandola nella tradizione degli artigiani toscani, attirato anche dalla possibilità di usare materiali naturali e durevoli. In un’epoca dominata dalla velocità, dalla riproducibilità e dalla cultura dell’effimero, la sua scelta va in controtendenza: l’affresco comporta lentezza, precisione e una relazione diretta con la parete.
Un esempio significativo è il progetto realizzato con la Lipu contro il bracconaggio, in cui il murale diventa strumento di sensibilizzazione e partecipazione collettiva. Anche in questo caso, la tecnica non è un dettaglio ma parte del messaggio: l’affresco, per sua natura, unisce bellezza, resistenza e memoria, rendendo il contenuto ancora più forte e duraturo.
In un mondo in cui l’innovazione viene spesso confusa con la rottura totale col passato, Manu Invisible dimostra che si può essere contemporanei anche riscoprendo il valore della memoria, della manualità e della materia. Il risultato è un linguaggio poetico e riconoscibile, capace di unire strada e bottega, ribellione e mestiere, visione urbana e tradizione italiana. Ed è forse proprio questa tensione a rendere Manu Invisible un artista così interessante.
#streetart #artedistrada #artistidistrada #buskers #streetartist
1 day ago | [YT] | 3
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Federico Berti
DUE STREET ARTIST ATIPICI
L’arte di strada non è più solo bombolette e muri dipinti. Negli ultimi anni alcuni artisti hanno trasformato il concetto stesso di “opera urbana”, usando materiali inaspettati e un rapporto nuovo con lo spazio pubblico. Due casi emblematici sono lo spagnolo Spidertag e il francese Clet Abraham, che lavorano con tecniche molto diverse ma con una stessa idea di fondo: rendere la città parte attiva del messaggio artistico.
Javier Lledó, in arte Spidertag, è uno degli street artist più originali della scena contemporanea. Nato in Spagna, ha iniziato a sperimentare con fili e lana per creare disegni su muri e facciate, ma dal 2011 ha trovato la sua firma riconoscibile: i murales al neon.
Spidertag chiama queste opere Interactive Neon Murals (INM#) e le realizza con cavi al neon flessibili, fissati direttamente sulle superfici urbane. Il risultato sono composizioni luminose che di giorno appaiono come linee colorate e di sera si accendono, trasformando l’architettura in una sorta di “schermo” a cielo aperto.
Il suo linguaggio visivo è definito dall’artista stesso come un “primitivismo futuristico”: unisce segni elementari, ispirati a grafie antiche e simboli primordiali, a geometrie semplici e ripetitive, tipiche dell’estetica digitale.
In questo modo, i suoi lavori sembrano allo stesso tempo arcaici e tecnologici, come se volessero collegare un immaginario ancestrale con il presente iperconnesso. Una delle caratteristiche più interessanti della sua ricerca è l’uso di codici QR integrati nelle opere. Non si tratta di semplici link promozionali, ma di elementi che fanno parte della composizione: inquadrando il codice con il telefono, lo spettatore accede a contenuti che completano o trasformano il significato del murale.
In questo senso, i suoi “murales interattivi” superano la staticità tradizionale della street art, invitando il pubblico a un’esperienza attiva e personale.
Se Spidertag lavora con la luce, il francese Clet Abraham sceglie un materiale più “quotidiano”: i segnali stradali. Attivo soprattutto in Europa e molto presente in Italia, Clet non dipinge muri, ma interviene sull’arredo urbano applicando adesivi (sticker art) su cartelli e simboli ufficiali.
La sua tecnica è apparentemente semplice, ma concettualmente potente: modifica il significato dei segnali senza danneggiarli in modo irreversibile. Una freccia, un divieto, un simbolo di parcheggio diventano, grazie a piccoli aggiustamenti grafici, messaggi ironici, critici o poetici.
Un segnale di “divieto di accesso” può trasformarsi in un invito a fermarsi e riflettere; un’indicazione direzionale può suggerire un percorso interiore invece che fisico.
Clet non si limita alle sticker: realizza anche installazioni urbane e piccole sculture, sempre con l’idea di dialogare con il linguaggio della città.
Il suo lavoro mostra come l’ambiente urbano sia già un testo pieno di simboli, norme e divieti, e come l’artista possa “riscriverlo” dall’interno, sovvertendone il senso senza cancellarlo.
Spidertag e Clet Abraham rappresentano due direzioni diverse ma complementari dell’arte di strada contemporanea. Il primo usa la luce e la tecnologia per creare opere che cambiano con il tempo e con l’interazione del pubblico; il secondo usa il linguaggio già presente nella città per rivelarne le contraddizioni e le possibilità di senso.
Entrambi dimostrano che l’arte urbana non ha bisogno di grandi muri per esistere: basta un cavo al neon o un adesivo su un segnale per trasformare uno spazio comune in un luogo di riflessione, sorpresa e dialogo.
2 days ago | [YT] | 3
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Federico Berti
Jack London, L'incubo. Ultimo atto del "Tallone di Ferro". La repressione della Comune di Chicago, le violenze di strada e il lascito del socialismo
https://youtu.be/rmWMs8qIyOs?is=a8wj-...
2 weeks ago | [YT] | 0
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Federico Berti
Cicli di studio e pause:
youtube.com/live/hYm96rQKWDc
3 weeks ago | [YT] | 1
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Federico Berti
Il #ddlcaccia semplificato per i testoni: da #bracconieri a selezionatori!
1 month ago | [YT] | 0
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Federico Berti
Capolavoro assoluto di Virginia Woolf. Audiolibro del racconto
1 month ago | [YT] | 0
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Federico Berti
PIRANDELLO PITTORE E CRITICO D'ARTE?
Nell'ultima diretta SU @AudioNarrativa abbiamo esplorato un lato affascinante e meno noto del premio Nobel siciliano: il suo profondo legame con il mondo della pittura. Partendo dall'analisi del saggio di Francesca Tomassini, presentato al 20° congresso degli Italianisti, abbiamo approfondito come la sensibilità visiva di Pirandello non sia stata solo un hobby personale, ma una componente essenziale della sua evoluzione intellettuale.
Al centro della discussione c'è lo stretto sodalizio con Ugo Fleres, figura chiave che fece da mentore al giovane Luigi, introducendolo ai segreti della critica d'arte. Abbiamo confrontato le loro analisi su opere come "I Centauri" di Coleman e "Il nonno" di Gaetano Esposito, scoprendo una sorprendente sintonia di vedute. Pirandello, "a bottega" da Fleres, ha imparato a guardare l'opera d'arte non solo come esercizio estetico, ma come espressione di "ingenua sincerità".
Questo concetto ci ha portato a riscoprire l'esperienza della rivista Ariel e la nascita del Sincerismo. In un'epoca dominata dal dannunzianesimo e dagli orpelli retorici, Pirandello e il suo gruppo proponevano un ritorno alla schiettezza, privilegiando opere magari meno "magistrali" ma più autentiche e capaci di comunicare il carattere profondo della realtà. È un laboratorio teorico fondamentale: senza queste riflessioni sulla pittura e sulla "roba vera", probabilmente non avremmo avuto la stessa profondità visiva e psicologica nelle sue novelle e nei suoi drammi.
Se vi siete persi la diretta o volete approfondire come l'occhio del pittore abbia influenzato la mano dello scrittore, vi invito a recuperare il video. Troverete anche riflessioni su come questa estetica guidi oggi le scelte narrative e le "inquadrature" dei racconti che leggiamo insieme sul canale.
Buon ascolto e buona visione!
#Pirandello #LuigiPirandello #LetteraturaItaliana #Novecento #PremiNobel #AudioNarrativa #ClassiciItaliani #StoriaDellArte #CriticaDArte #PitturaItaliana #UgoFleres #Estetica #Sincerismo #ArteELetteratura #DivulgazioneCulturale #LibriDaLeggere #Approfondimento #CulturaItaliana #ScrittoriPittori #FedericoBerti
2 months ago | [YT] | 2
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Federico Berti
Luigi Pirandello, Scialle nero
https://youtu.be/Emmc3SQIvV4?is=CsUE-...
2 months ago | [YT] | 0
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Federico Berti
Buon #25aprile!
3 months ago | [YT] | 2
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Federico Berti
MEMORIA PROFONDA.
Qualche anticipazione dal nuovo libro sull'arte della memoria, cui sto lavorando e che uscirà presumibilmente verso la fine di quest'anno. La memoria non come 'superpotere' (idea vagamente superstiziosa) ma come fragilità e come responsabilità comune. La memoria come fondamento delle identità personali e collettive, minacciata dalle relazioni abusanti, dalla violenza cognitiva, dalla manipolazione della coscienza; nello stesso tempo l'arte della memoria come un atto resiliente di riappropriazione. Seguimi sul nuovo canale dedicato al tema, o resta sintonizzato per gli aggiornamenti che inoltrerò qui.
#memoria #arte della memoria #mnemotecnica #tecnichedimemoria #palazzodellamemoria #manipolazione #media
4 months ago (edited) | [YT] | 2
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